07/04/2019 - THE YOUNG GODS @ Legend Club - Milano

Pubblicato il 11/04/2019 da

Report a cura di Simone Vavalà

Una domenica sera grigia e uggiosa è probabilmente il contesto perfetto per gli affascinanti paesaggi sonori dei The Young Gods. La seminale band svizzera arriva più che puntuale (al punto che perdiamo i primi minuti del brano di apertura…) all’appuntamento coi fan milanesi dopo ben dodici anni di assenza dalla nostra città, anche se purtroppo la risposta del pubblico, per quanto calda e soddisfatta, si limita alla presenza di circa 120 persone. Peccato, trattandosi anche della loro unica data italiana, ma poco male per l’esito finale: il trio offre un concerto intenso e suonato alla perfezione, ringrazia in italiano più volte i pochi presenti e ci trascina in quel vortice, insieme industrial e psichedelico, che è da sempre il suo tratto distintivo. In apertura gli I Scream, di cui purtroppo non riusciamo ad ascoltare nemmeno una nota, e come noi pare quasi nessuno; il nuovo corso del Legend Club, all’insegna di un orario di apertura anticipato e un avvio puntuale dei concerti, è infatti oggettivamente encomiabile, ma ha scombinato i piani di molti degli astanti.

Come accennato nell’introduzione, al nostro ingresso al Legend la band svizzera ha già iniziato da qualche minuto ma, paradossalmente, non c’è forse modo migliore di essere gettati nel caleidoscopio musicale dei The Young Gods; l’apertura è infatti affidata a “Entre En Matière”, ossia il brano iniziale del nuovo e recente “Data Mirage Tangram”, che con la sua cadenza da colonna sonora astrale e rarefatta, non priva comunque di momenti percussivi e più incisivi, ci incanta per quasi dieci minuti. Il loro ultimo lavoro costituisce peraltro l’ossatura principale di questa esibizione e i motivi ci pare di cogliere che siano molteplici: da una parte concedere il giusto spazio promozionale a un album giunto a quasi un decennio di distanza dal precedente, poi l’evidente entusiasmo per sonorità in parte nuove, che segnano un’evidente digressione rispetto al loro passato più oscuro e ‘difficile’. Beninteso, i The Young Gods restano dei Maestri indiscussi del sound industriale, eppure l’aggiunta della chitarra live – suonata in perfetta modalità ‘no wave’ in buona parte dei brani -, così come un certo gusto space ed elettronico che emerge con forza maggiore che in passato (specie sulla doppietta “Moon Above” e “About Time”, sospese in un territorio tra trip hop e dance hall), sono elementi portanti di questa performance. Ma aggiungiamo un altro elemento noi, e pensiamo di non sbagliarci: il ritorno di qualche anno fa in formazione del compassato tastierista fondatore, Cesare Rizzi, viene in qualche modo reso ancora più forte con il recente materiale composto insieme, e la sensazione è che anche ciò contribuisca alla magia complessiva. Scriviamo magia, perché alcuni momenti sono quasi sciamanici e, fedeli al loro nome, i tre svizzeri mettono in campo un rituale retto su quattro pilastri: la batteria ossessiva e triggeratissima, le stratificazioni imprevedibili tra campionamenti e tastiere, la voce suadente di Franz Muse, che dal vivo non perde nulla della sua forza espressiva, e infine il gioco delle luci. Semplice, con poche variazioni, ma in grado di porci in controluce i musicisti sempre al momento giusto, tanto nei passaggi più aggressivi (“Tear Up the Red Sky”), quanto in quelli più d’atmosfera, allorché il frontman gioca ad aumentare la componente teatrale, come nella conclusiva “Everythem”. Prima di salutarci, peraltro invitando con molto affetto e modestia il pubblico ad attenderli per autografi e saluti, i Nostri hanno avuto tempo di ripercorrere anche i loro anni più lontani; segnaliamo due estratti di peso come “Gasoline Man” e “Skinflowers” da “T.V. Sky”, sicuramente il loro album più famoso e di successo, che anticipò anche in parte la svolta dell’industrial metal, influendo sulla carriera di non poche band. Il cui nome, in molti casi, abbiamo ormai dimenticato, a differenza di questa Macchina Musicale ancora oggi strepitosa e cangiante.

Setlist:
Entre En Matière
Figure Sans Nom
Tear Up the Red Sky
All My Skin Standing
Moon Above
About Time
Envoyé
You Gave Me a Name

Kissing the Sun
Gasoline Man
Skinflowers
Everythem

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