01/02/2011 - Thin Lizzy + Supersuckers – Trezzo sull’Adda @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Pubblicato il 05/02/2011 da

Introduzione a cura di Fabio Galli
Report a cura di Fabio Galli e Gennaro ‘Dj Jen’ Dileo
Foto a cura di Emanuela Giurano

Arrivati con largo anticipo alla venue dell’evento rimaniamo un po’ interdetti dalla totale assenza di pubblico: a farci compagnia all’arrivo la solita truppa composta da bagarini carichi di magliette contraffatte e da paninari pronti a soddisfare la fame dei pochi presenti con il classico menù salamella, peperoni e cipolle. Fortunatamente con il passare del tempo e successivamente alla performance degli americani Supersuckers abbiamo constatato una discreta affluenza di pubblico, lontana dal riempire totalmente lo spazio offerto dall’accogliente Live Club di Trezzo, ma comunque soddisfacente vista l’importanza – almeno storica – degli headliner. Inutile stare questionare sull’attuale incarnazione dei Thin Lizzy: chi ha nel cuore la musica della formazione irlandese ben sa che nel 1986, contestualmente con la morte di Phil Lynott, è stata decretata la fine di una delle band più importanti ed influenti della scena hard&heavy. Eccoci quindi pronti a presenziare all’ennesimo tour di celebrazione della grandiosità della formazione di Dublino: riusciranno nomi altisonanti come Ricky Warwick, Marco Mendoza e non ultimo Vivian Campbell a creare la giusta alchimia sul palco per rendere di nuovo grandi i successi pubblicati oltre tre decadi fa? State con noi e lo scoprirete.

PS: questo reportage è dedicato in memoria di Gary Moore – 04/04/1952 – 06/02/2011



SUPERSUCKERS

Sono da poco passate le 20:00 quando gli americani Supersuckers salgono sul palco noncuranti della scarsa affluenza di pubblico: attitudine e sfrontatezza da veri rocker, quella consegnata a piene mani dal combo guidato da un Eddie Spaghetti, carico e pronto per mettere a ferro e fuoco il palco del live club. Inutile prendere sul serio i deliranti proclami di “miglior band r&r del mondo”: titoli come “Bad Bad Bad” e “Rock Your Ass” la dicono lunga sull’attitudine impertinente messa in musica dal quartetto dell’Arizona. Degna di nota la prestazione dietro alle pelli di uno scatenato "Scottzilla" Churilla, protagonista di una prova sanguigna e di un assolo che ha scatenato gli applausi di ammirazione di tutti i presenti. Sebbene lontani dal rock di classe tanto caro ai Thin Lizzy, i Supersuckers con la loro attitudine “in your face” hanno saputo convincere tutti i presenti nella loro pur breve apparizione in quel di Trezzo. Onore ai ragazzi al nostro fianco venuti appositamente per loro e volatilizzati prima dell’entrata in scena dei Thin Lizzy: come si suol dire, “de gustibus”… (Fabio Galli)

 

THIN LIZZY

Il caparbio Scott Gorham ha deciso di portare avanti il progetto Thin Lizzy, nonostante abbia recentemente subìto l’ennesimo stravolgimento della line up. Tommy Aldridge e John Sykes hanno abbandonato la band dopo parecchi anni di militanza, lasciando il posto al batterista Brian Downey, al tastierista Darren Wharton (leader dei Dare, che ha suonato nei full length "Renegade" e "Thunder And Lightning"), al bassista Marco Mendoza, al chitarrista Vivian Campbell e al leader dei The Almighty Ricky Warwick. Quest’ultimo rappresenta l’unica vera e propria incognita, al quale spetta il difficile compito sia di sostituire l’immortale Phil Lynott che il carismatico e talentuoso John Sykes. Appena calano le luci dei riflettori e si accendono i led che compongono il logo posto dietro la batteria, il sestetto entra in scena con lo scatenato rock’n’roll di "Are You Ready?", brano ideale per scaldare i muscoli, ma solo con la successiva "Waiting For An Alibi" possiamo effettivamente testare l’ottimo stato di salute di una band che è risorta  per l’ennesima volta dalle proprie ceneri. L’attitudine sguaiata e irriverente del rocker nordirlandese – una sorta di incrocio tra Bruce Springsteen e Mike Ness – viene parzialmente smussata da uno stato d’animo a tratti malinconico e passionale che emerge nel crescendo epico di "Angel Of Death" ed "Emerald", così come nell’emozionante anthem "Cowboy Song". Warwick riesce in pochi istanti a conquistare anche il pubblico più scettico, grazie alla sua espressiva  voce totalmente devota all’anima di Lynott, senza peraltro lesinare un’oncia di sudore nel contribuire a suonare molte parti di chitarra ritmica. Buona anche la performance di Brian Downey, dotato di uno squisito stile jazz che si pone agli antipodi dal drumming potente e muscolare del suo predecessore, esaltando i brani più raffinati e ‘smooth’ come "Dancing In The Moonlight" e "Cowboy Song". Un Vivian Campbell in stato di grazia ha snocciolato una quantità industriale di riff ed ha eseguito una serie di guitar solo di notevole gusto e spessore tecnico per tutta la durata del concerto. Ovviamente, non possono mancare i grandi classici come "Jailbreak" e "The Boys Are Back In Town", mentre spetta ai bis "Rosalie" e "Black Rose" chiudere uno show intenso che forse lascia un lieve retrogusto amaro per non aver accontentato tutti i presenti, a causa dell’esclusione di alcuni brani immortali, ma data l’elevata quantità di hit composte, Gorham & C. avrebbero dovuto rimanere sul palco per oltre tre ore. Immarcescibili. (Gennaro ‘Dj Jen’ Dileo)   

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