12/11/2011 - Ulver – Parma @ Teatro Regio di Parma - Parma

Pubblicato il 18/11/2011 da

Dopo i brillanti responsi ottenuti dall’ultimo “War Of The Roses” è venuto il momento per gli Ulver di testare il polso in sede live. La data di Parma è soltanto l’ultima di tre esibizioni previste nel nostro paese ma l’affascinante cornice del Teatro Regio rende la tappa praticamente imperdibile, soprattutto per coloro che hanno apprezzato se non addirittura benedetto la svolta ambient-progressiva di Garm e soci.

 


ULVER

Fa un certo effetto vedere un concerto di estrazione metal all’interno di un teatro elegante come il Regio di Parma, l’atmosfera è quanto mai suggestiva, sia per la bellissima architettura della struttura, sia perché si respira un’aria intima e stranamente composta. Il pubblico è comodamente seduto in platea o affacciato ai balconcini della galleria, quando finalmente, alle 21:30 in punto, dopo il terzo squillo della campanellina di richiamo, si spengono le luci ed ha inizio la serata. Ad aprire le danze compare il musicista Stian Westerhus, che si diletta in un prolungato solo di chitarra colmo di effettistica e sperimentazione. Performance interessante non fosse per la mezzora abbondante di durata, che fa sorgere più di uno sbadiglio in sala. Viene dunque accolta ancor più calorosamente l’entrata in scena di Garm e degli Ulver che attaccano subito con un’ottima versione di “February MMX”, splendida opener dell’ultimo “War Of The Roses”. Il palco presenta uno schermo gigantesco sullo sfondo laddove vengono riprodotte immagini a ripetizione perfettamente integrate ai vari contesti musicali, mentre oltre alla classica disposizione degli strumenti, notiamo un imponente bancone a disposizione degli addetti alle basi e al sopraccitato aspetto visuale. La prima parte dell’esibizione viene incentrata sulla pluricitata ultima fatica in studio, dalla quale vengono estratte perle del calibro di “Norwegian Gothic”, “September IV”, “Island” e l’immancabile “England”, durante la quale vengono proiettate pertinenti immagini retrò della caccia alla volpe. La band è in buona forma, supportata da un’acustica pressoché perfetta, il leader Kristoffer Rygg, apparso visibilmente sovrappeso, sforna una prestazione vocale tutto sommato positiva dopo qualche tentennamento iniziale di troppo, mentre quanto al coinvolgimento, gli Ulver si limitano a presentare in maniera molto asciutta le varie canzoni, per non interrompere l’atmosfera mistica, ipnotica e delirante trasmessa attraverso la musica. Nella seconda parte dello spettacolo trovano spazio canzoni più datate tra le quali spiccano le ottime riproposizioni di “Lost In Moments” e “For The Love Of God”, rispettivamente da “Perdition City” e “Blood Inside”. Prima di una meritata pausa c’è spazio anche per la cover dei The Troggs’ a titolo “654321 (I Know What You Want”), invero apparsa piuttosto fuori contesto e non propriamente calibrata. Bastano pochi incitamenti di una platea visibilmente soddisfatta per richiamare sul palco gli Ulver che ci deliziano ancora nel finale con le note misantropiche di “Eos” perfetta chiusura di una serata di quelle che ti rimangono dentro per un bel po’.

 

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