11/11/2011 - Ulver – Roma @ Circolo Degli Artisti - Roma

Pubblicato il 14/11/2011 da

Tornano in Italia i lupi norvegesi, gli Ulver, per una tournèe che tocca la nostra penisola in maniera vasta. È così che Roma per la prima volta può assistere al concerto di un gruppo dalla discografia controversa, che pur avendo compiuto un viaggio che dal black metal degli esordi è terminato con l’elettronica, il pop, l’ambient e chissà cos’altro, ha mantenuto come stella polare il genio creativo. Se infatti il primo album del gruppo, quel “Bergtatt”, è ritenuto dai più una pietra miliare del folk/black metal e “Nattens Madrigal” è black metal marcio e mal registrato come pochi altri album al mondo (e non è stato registrato nella foresta, non crediamo mica alle favole noi, o no?), le ultime rappresentazioni musicali dei nostri spaziano in settori che nulla hanno a che spartire con l’heavy metal. Gli Ulver di oggi suonano ambient, elettronica, amano i campionamenti e amano rappresentare musica oltre la linearità propria dei generi classici. Il loro pubblico, quello che li segue da quando suonavano metal è tuttavia accorso in massa. La Kick Agency e l’Electric Priest hanno portato a Roma questa band geniale e quindi la data palindroma 11/11/11 rimarrà in mente anche per la maiuscola prestazione degli Ulver nella capitale.

ULVER
Le dieci passate da qualche minuto, un leggerissimo ritardo che al momento di iniziare il concerto si allungherà: il basso non emette suono per la platea. Serve qualche minuto per aggiustare il tutto. La folla intanto, non perde tempo, li acclama. Non hanno ancora mosso un dito eppure la gente li ammira stupefatti. Kristoffer Rygg (noto anche come Garm e tanto altro ancora) dialoga sottovoce con la platea. È posizionato sul lato sinistro del palco. Corpulento, braccia tatuate e berretto di lana in testa. Si parte con “February MMX”, traccia d’apertura del loro ultimo album, “War Of The Roses”. I suoni sono dolci, soffusi, e la voce di Rygg si staglia sul tappeto strumentale in tutta la sua profondità. Sembra contenersi il cantante, canta raggomitolato su se stesso, come a proteggersi. Poche le luci sul palco, l’atmosfera è buia perché forse così dev’essere. Lo è ancora di più appena Rygg sussurra le prime parole di “Norwegian Gothic”, sempre tratta dall’ultimo lavoro. Il pubblico assiste immobile, contemplando le note del sestetto. Ancora dall’ultimo album ecco “England”, poesia allo stato puro. Romantica, avvolgente col suo passaggio di pianoforte, il brano strappa applausi sinceri, di profonda ammirazione. Idem per “September IV”, penultimo brano estratto da “War Of The Roses”. I primi campionamenti e i primi vagiti corposi di musica elettronica arrivano con “Lost In Moments” e con la seguente “Porn Piece Or The Scar Of Cold Kisses Piece” da “Perdition City”. A volte i brani sfociano nel frastuono tale è il conglomerato elettronico e di campionamenti proposti. Noi li si preferisce quando è il piano o la tastiera a dominare. Quando le note musicano la poesia degli Ulver, quando fanno da colonna sonora ad ambientazioni monocolore. È la volta quindi di “Island”, ancora da “War Of The Roses” per qualche minuto di malinconia a pochi decibel, lasciando che sia Garm con la sua flebile voce prima, lamento trattenuto poi, a impadronirsi della scena. Dal vecchio EP (1998) “Silencing The Singing” viene proposta “Darling Didn’t We Kill You?”, canzone sinistra, tetra. Gli Ulver lasciano il palco ma tornano immediatamente per il bis. Due le canzoni in programma. Arriva subito “For The Love Of God”, da “Blood Inside”, seguita da una simpatica cover dei The Troggs, band inglese anni ’60 famosa per l’hit “Wild Thing”, precisamente “66 5 4 3 2 1”. Il brano, sorprende il pubblico, che tutto si attendeva meno di rinverdire i fasti degli anni ’60, ma convince con l’aggiunta del tocco magico dei Nostri. Vanno via. La folla chiama il loro ritorno che si materializza presto, giusto il tempo di eseguire “In The Red”, ancora da “Blood Inside”. Un ora e quindici minuti di concerto, pura contemplazione di maestria norvegese. A nulla valgono le invocazioni del pubblico, fra cui qualche esagitato che chiama “Nattens Madrigal”. Le luci si accendono, bisogna sfollare per fare posto alla serata del venerdì sera del locale. La gente accorre al circolo e non sa cosa si è persa.

Setlist:

  • February MMX
  • Norwegian Gothic
  • England
  • September IV
  • Lost in Moments
  • Porn Piece Or The Scar Of Cold Kisses Piece 2
  • Island
  • Darling Didn’t We Kill You?

Encore:

  • For the Love of God
  • 6654321

Encore 2:

  • In The Red
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