09/11/2013 - Unbirth + Trifixion + Sickening + Suicidal Causticity + Olocausto + Pain Domination @ Cycle Sound - Calenzano (FI)

Pubblicato il 13/11/2013 da

A cura di Claudio Luciani

I metallari fiorentini non hanno di che lamentarsi, ultimamente, vista la mole di buoni concerti che possono trovare in giro: anche sabato sera ci siamo recati al Cycle Club, locale divenuto ormai un ritrovo obbligato per chiunque frequenti la scena metal fiorentina, con l’intento di assistere al Brutalized Chapels Fest II, una bella scorpacciata di metallo della morte. Per l’occasione sono stati chiamati alcuni validi gruppi che sgomitano nell’underground nazionale, supportati da formazioni locali e corroborati nella presenza dagli italo-albionici Trifixion, mentre i genovesi Nerve non hanno preso parte al festival benché fossero previsti in scaletta. Nonostante quest’intoppo, la serata si rivela di tutto interesse, permettendoci di darvi un riscontro live di gruppi come Suicidal Causticity, Sickening e Unbirth, recensiti positivamente sulle nostre pagine.

 

BRUTALIZED CHAPEL FEST - Flyer - 2013


PAIN DOMINATION

Il primo gruppo ad esibirsi sono i giovani e volenterosi Pain Domination, nuovo ensemble dell’underground estremo fiorentino, che propongono un death metal in bilico tra moderni groove e accezioni più classiche: il risultato verte su pezzi che citano gli Slayer e i Testament, tra riff e soli, integrati in un contesto ritmico che, senza eccedere, si concede qualche breakdown (pure efficace). Tra i vari pezzi eseguiti nella mezz’oretta a loro disposizione, si distingue la conclusiva e autointitolata “Pain Domination”, forte di un assalto sinceramente furente, discretamente strutturato e arricchito da linee melodiche sensate, in linea con la tensione emotiva che ci pare emerga dalla musica di questo gruppo. La cosa che colpisce in positivo è che, nonostante la giovane età, i ragazzi sembrano ben preparati tecnicamente e, a nostro modo di vedere, questo è il primo significativo passo da compiere perché si possa pensare di suonare death metal: ovviamente, l’altro lato della medaglia è che proprio la loro età gioca un ruolo sfavorevole nei confronti dell’espressione personale, ma pensiamo che questo aspetto possa migliorare a seguito di una crescita personale come musicisti.

OLOCAUSTO

Formazione già nota nel circuito fiorentino, propone un grindcore (molto core) deragliante e intenzionato a non dare tregua all’ascoltatore: per quanto l’intento sia lodevole, troviamo che vada ancora calibrato al meglio, perché la band pecca di alcune ingenuità sia compositive che tecniche. Ad esempio la maggior parte delle canzoni termina con una chiusura accelerata, che finisce per corroborare la confusione nascente da un suono non molto definito (non sappiamo se per problemi al mixer o per scelte operate dal gruppo) e da una batteria non perfettamente a tempo sulle parti più spinte; la voce del cantante, inoltre, è troppo effettata quando si tratta di toni bassi e appare decontestualizzata e “caricaturale” (mentre quando si passa al registro in screaming le cose vanno decisamente meglio). Rispetto ad altre volte in cui li abbiamo visti, gli Olocausto ci sono parsi un po’ più efficaci in sede d’intrattenimento, ma siamo ancora dell’idea che abbiano ancora un po’ di strada da fare.

SUICIDAL CAUSTICITY

Probabilmente una delle formazioni più attese: maestri di sevizie auricolari come sempre, seppelliscono gli astanti con l’ormai noto e consolidato muro di suono, organizzato in complesse e cerebrali architetture, talvolta affini agli intrighi ritmici dei Suffocation di “Pierced From Within”. Il concerto si apre con “Electrocuted Pregnancy” e già si sublima con la successiva “Orphan Of Any Human Lineaments” che, particolarmente in questa serata, assume le fattezze della sinfonia death metal perfetta, mentre “Decanting Your Intestine” mantiene alta la tensione e continua a far godere un pubblico assetato di atrocità ben congegnate. Ciò che continua a sorprendere di questa band è il grande rigore formale e tecnico che riesce a mantenere anche dal vivo, sintomo di sincero attaccamento alla causa del death metal, perorata con un songwriting tanto profondo quanto d’impatto. Come se tutto questo non fosse sufficiente già di suo, i Suicidal Causticity pensano bene di mettere ulteriore carne al fuoco (“tanto”, si saranno detti, “il nostro pubblico è cannibale”) e ci presentano un nuovo pezzo, “Estuary Abomination”, che mostra qualche piacevole novità nell’approccio: i tempi sono infatti sparatissimi e alternati con dei netti stop, in una sequenza nervosa di sciabolate in pieno viso che assume un’estetica marziale del tutto in linea col rigore cui si accennava prima. La vessazione del pubblico si protrae con “A Suicidal Causticity”, “Excised And Infibulated” e “Involutional Dynamics Of The Corporeal Mass” e, oltre all’assenza di cali di tensione, ci pare proprio che la band abbia consolidato il controllo della propria materia musicale al punto da riuscire a imprimerle con naturalezza groove, velocità, causticità (perdonate il gioco di parole…) e quant’altro il loro spettro emotivo suggerisca: l’effetto diretto di questo conseguimento è che ascoltare questa band significa ascoltare musica dalle molteplici venature, benché integrate e raccolte sotto l’egida di genere. Non fateveli sfuggire.

Setlist:

Electrocuted Pregnancy
Orphan Of Any Human Lineaments
Decanting Your Intestine
Estuary Abomination
A Suicidal Causticity
Excised And Infibulated
Involutional Dynamics Of The Corporeal Mass

SICKENING

Altra realtà locale, dotata già d’un buon livello d’esperienza (visti i due album pubblicati, “Ignorance Supremacy” del 2008 e “Against The Wall Of Pretence” del 2011) e annoverante membri di altri gruppi locali come Mass Idolatry e Hyaena Rabid. La band propone un death metal brutale e dal taglio molto hardcore, stando quest’asserto per la loro capacità di scrivere pezzi molto diretti, con ritmiche non troppo dissimili da gente come Misery Index. I Sickening vanno diretti al sodo e conducono un assalto frontale di cui l’inviperito cantante, Claudio Miniati, porta il vessillo mentre gli altri ragazzi integrano con efficacia momenti di puro mosh e belle ripartenze: pezzi come “Neurological Disease”, “Mental Collapse” e “Inner Suffocation” si fanno apprezzare per le loro quadrature deraglianti, mentre canzoni come “Against The Wall Of Pretence” e “Clones Of A Stereotype” scandiscono orrori asettici a colpi secchissimi. Grazie alla veemenza con cui vengono suonati, i brani dei Sickening dal vivo acquistano spessore sonoro e talvolta riescono perfino a dare una misura della cifra tecnica del gruppo, quando l’esibizione si incentra sull’esecuzione (a noi parsa impeccabile) di pezzi più strutturati come la cattiva “Blind Obsession”. In generale, quindi, una band che si fa apprezzare grazie alla sua dimensione più fisica, adattissima a confermare quanto di buono si era sentito su disco.

Setlist:

Ignorance Supremacy
Blast Of Madness
Neurological Disease
Inner Suffocation
Against The Wall Of Pretence
Clones Of A Stereotype
Left With No Identity
Mental Collapse
Blind Obsession

TRIFIXION

Unica band dall’estero della serata, i Trifixion vengono da Londra ma sono per metà toscani, grazie alla presenza di Federico Benini (bassista, anche membro degli Unfathomable Ruination) e Nikolas “Gorgo” Bruni (che si e ci concede un bel bis, dal momento che è anche il cantante dei Suicidal Causticity). Tra tutte, la loro proposta musicale è certamente quella più volta alla “genuina infernalità” che ha caratterizzato lavori come quelli dei Deicide (il nome della band non è certo un caso…) e, deducibilmente, gode di una buona dialettica tra ripartenze micidiali e rallentamenti, i quali possono produrre tanto parti armoniche – capaci di valorizzare un’intuizione melodica – quanto frammenti decisamente carichi di groove che, innestati su un impianto compositivo piuttosto tradizionale, costituiscono un mix decisamente esplosivo in sede live; ovviamente non può mancare la cattiveria e pezzi come “In Nomine Patris” sono dei veri e propri crescendo di brutalità, cui il pubblico risponde con gradimento. Dal punto di vista tecnico la band non lascia certo a desiderare e – in questo senso – sembra trarre giovamento dalla presenza del nuovo cantante, che appare completamente integrato e a suo agio: a lui una nota di plauso per aver sostenuto senza grossi cedimenti quasi due ore di urla variamente assortite, come anche ai songwriter per la mole di riff con cui infarciscono senza risparmio le canzoni, tipo “The Last Apocalypse” che, oltre alla giusta e “sindacale” dose di mazzate, si fa notare per qualche inaspettato funambolismo. Il concerto si protrae in un’atmosfera amichevole, arrivando a chiudersi con le radiazioni maligne ritmicamente tirate di “Fucked In The Guttural Vortex”, dopodiché avviene l’ “esaltazione delle sguaiatezze” da presenza scenica esuberante (specie da parte della “falange” italiana), grazie all’esecuzione del tema di “Detroit Rock City” (Kiss).

Setlist:

Bloodshot Porn
Delta 9 Messiah
In Nomine Patris
Showered In Glass In A World Of Shit
The Last Apocalypse
Whore Goddess
Fucked In The Guttural Vortex

UNBIRTH

Dopo averne recensito il buon esordio su lunga distanza, attendevamo gli Unbirth con una bella curiosità: possiamo dire con certezza che le nostre attese non sono state deluse e che la band conferma le qualità ascoltate su “Deracinated Celestial Oligarchy”, proposto quasi per intero (assente la sola “Last Glare Before The End”). Il concerto si apre esattamente come il loro album, ovvero con “Embrace The Permeation Of Plague” e, sin da subito, si ha l’impressione che non saranno fatti prigionieri grazie ad una prestazione veemente, che testimonia come dal vivo la band riesca a spostare in avanti i confini della propria brutalità, per mezzo di scorribande in basse accordature e un’incessante vessazione ritmica. L’intento fondamentale di questa band è dare lustro alla tradizione della scuola classica americana, irrobustita nel suono dall’inevitabile scorrere del tempo, e ci riesce attraverso pezzi lavorati, organizzati da un songwriting di livello e arricchiti da un’adeguata padronanza tecnica, che permette loro di concepire riff veloci e caotici, fulcri di composizioni dinamizzate da accelerazioni improvvise che cambiano drasticamente il clima delle varie canzoni: pezzi come la tecnica e arrembante “Sterile Planet” o la furiosa “Will Of Atlantis” lo confermano, oltre alle finezze nei cambi di tempo in “Entitlement Of Scourge”. Non mancano, inoltre, all’appello pezzi provenienti da pubblicazioni precedenti come “Unfed Thoughts” (dallo split “Aspire To Deviance”, con i Recreant) o “Truth Beyond The Sands Of Dogma” (da “Promo 2011”, pubblicata in miglior versione anche su “Deracinated Celestial Oligarchy”), le quali permettono di comprendere come gli Unbirth curino da sempre le strutture dei pezzi. L’unico neo della serata è rappresentato dal volume delle chitarre, forse troppo basse: ciò è un peccato vista la fedele escuzione delle trame strumentali, tuttavia si riesce a farlo passare in secondo piano anche grazie ad una buona presenza scenica, in particolare del cantante Michele Sassano. Prima della chiusura, affidata alla feroce “Incestuous Warpath”, gli Unbirth ci concedono una chicca, ovvero la cover di “Gorging On Mucus And Bile” dei Pyaemia, dal cult-album “Cerebral Cereal” (2001).

Setlist:

Embrace The Permeation Of Plague
In Absence Of Form
Will Of Atlantis
Entitlement Of Scourge
Truth Beyond The Sands Of Dogma
Crowding At The Edge Of Cosmos
Unfed Thoughts
Sterile Planets
Towards Eternal Silence
Gorging On Mucus And Bile (Pyaemia cover)
Incestous Warpath

2 commenti
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