25/08/2016 - VEKTOR + ALEPH @ Zona Industriale Cologno Al Serio - Cologno Al Serio (BG)

Pubblicato il 01/09/2016 da

Report a cura di Giovanni Mascherpa

Motori e metal vanno spesso d’accordo. A Cologno al Serio va in scena da anni una fortunata Festa Bikers, che raduna fior di motociclisti, presenti sui mezzi più disparati, passando da moto dalla parvenza abbastanza ‘normale’ a veicoli piuttosto pittoreschi e, in alcuni casi, assai vistosi e mastodontici. All’interno della vasta area espositiva e mangereccia trova spazio un palco di buone dimensioni, ben dotato dal punto di vista dell’impianto audio, accogliente quest’anno soprattutto ensemble thrash (saranno della partita nei giorni successivi, tra gli altri, Extrema e Gama Bomb). Il piatto forte dei quattro giorni di concerti in quest’angolo della pianura bergamasca è la calata, la terza nel nostro paese dopo il Rock Hard Festival del 2014 e le tre date nei club del novembre scorso, degli americani Vektor, autori di un album stratosferico come l’ultimo “Terminal Redux”. I consensi si sono sprecati in questi mesi per il terzo capitolo discografico del quartetto originario dell’Arizona, capace non solo di confermare il vertiginoso livello tecnico/compositivo di “Black Future” e di “Outer Isolation”, ma addirittura di superarlo in forza di idee coraggiose e in alcuni casi di forte rottura degli schemi. Un impasto multicolore richiedente grande impegno per l’ascoltatore, motivo per cui la sua reale portata da tanti sarà capita solo fra qualche anno. Lo zoccolo duro dei thrasher di larghe vedute, invece, ha già idealmente acceso centinaia di candele votive all’indirizzo di un ensemble che guarda viso a viso i grandi del passato. Partecipazione discreta, allora, per un evento che ha anche il grosso merito di essere totalmente gratuito – come tutte e quattro le giornate del resto – e di offrire di supporto i bergamaschi Aleph, che con “Thanatos” hanno compiuto l’agognato salto di qualità nel campo del metal estremo più atmosferico e teatrale.

 

Festa Bikers 2016 - locandina


ALEPH

Le ottime impressioni generate dall’ultimo full-length vengono purtroppo solo in parte confermate nell’ambito della Festa Bikers. Gli Aleph, che giocano praticamente in casa, scontano piccole imperfezioni diffuse, mettendo in mostra spunti interessanti senza arrivare a colpire al cuore i presenti. La prima ragione di parziale disappunto la danno suoni solo discreti, carenti nei volumi e piuttosto sporchi, limite forte per una formazione che si nutre di chiaroscuri, passaggi lugubri, macabri ritualismi che rendono onore alla veneranda tradizione del dark sound italiano. Un’altra pecca, su cui il gruppo dovrà lavorare in futuro per non mortificare idee molto interessanti, è la cura delle linee vocali. In questa sede Dave Battaglia è parso molto carente in potenza, cattiveria ed espressività, appiattendo inesorabilmente una miscellanea emotiva meritevole di un’interpretazione sensibilmente più ricca di sfumature. Oppure, in alternativa, necessitante una malignità sfrenata che tutto travolge e distrugge: per ora, non è questo il caso. Non stiamo comunque parlando di una performance dilettantistica o poco professionale, a Cologno al Serio è stata apprezzata soprattutto l’anima nera dei quattro, gli assalti black/thrash sono parsi adeguatamente incisivi e viziosi, mentre le ombrosità doom progressive, proprio per una solidità dell’insieme non ottimale, si sono leggermente perse, nonostante si intuisse una cura compositiva nient’affatto banale. Dettagli che saranno probabilmente migliorati con un’attività live più intensa, in quest’occasione gli Aleph sono stati solamente un piacevole compendio al piatto forte della serata.

VEKTOR

Fate voi. I Vektor hanno suonato per intero “Terminal Redux”, nel suo ordine di tracklist. Hanno annichilito, stupito, sconvolto, lasciando dietro di sé l’idea di aver assistito a una meraviglia con pochi pari. Una magnificenza che non ha avuto bisogno di effetti speciali, pose da star, allestimenti barocchi del palcoscenico. Sono ragazzi umili i Vektor, si preparano la strumentazione da soli, assistiti dagli addetti al palco, fra gli incitamenti di giovani e meno giovani in larga parte indossanti una maglietta della band. Nessuna scenografia ad accompagnarli, neanche un backdrop, solo quattro uomini e i loro strumenti. Le prime file ribollono di entusiasmo e già dall’attacco di “Charging The Void” si capisce che sarà una serata speciale, con una simbiosi pressoché assoluta fra chi è sopra e chi invece davanti allo stage. I volumi sono bassi solo all’inizio, qualche ruvidezza e debolezza chitarristica viene regolata durante il brano di apertura, che anche con un settaggio sonoro non ancora al meglio deflagra nel suo pieno potenziale. L’osmosi fra un pensiero melodico conturbante e ricerca della complicatezza tagliente e sferzante fa splendere una track che da sola prende a calci in faccia un buon 95% della restante scena thrash contemporanea. Accenni di mosh e scene di completo delirio iniziano a diffondersi, in armonia allo sviluppo pirotecnico della musica. A turno, tutti gli strumentisti si ritagliano attimi di assoluto protagonismo, a seconda di dove vanno a parare i pezzi. “Cygnus Terminal”, appena attaccata all’opener, non fa ancora trapelare le intenzioni della band: è quando “LCD (Liquid Crystal Disease)”, richiesta a gran voce, si svela trionfalmente, che si inizia a capire quale meraviglioso e generoso gesto i Vektor stiano compiendo: suonare l’ultimo disco dalla prima all’ultima nota. Le velocità di crociera permangono vertiginose, una sfida alle leggi della fisica, un intrecciarsi e snodarsi degli strumenti in molti punti così fitto da chiedersi se sia possibile elaborare tutto ciò su questa Terra, o si sia stati catapultati in una delle galassie lontane narrate nei testi. DiSanto, in una delle pause, si mostra compiaciuto del fatto di suonare dalle nostre parti in occasione di una festa di motociclisti perché “anche i miei genitori lo sono”. Chin e Nelson subiscono qualche piccolo impedimento tecnico in corso d’opera, ma gli impicci sono risolti in pochi attimi, cosìcche il clima di positivo fanatismo creatosi non va mai scemando. Si esplora, si viaggia, ci si contorce e si va in estasi fra opere d’arte assolute che rispondono ai nomi di “Pteropticon”, “Psychotropia”, “Pillars Of Sand”, strozzandosi la gola quando si ghermisce qualche parola delle lyrics-fiume, osservando a occhi sgranati dove e come si muovano su basso e chitarra le dita dei ragazzi, incapaci di sbagliare, impossibilitati a essere meno che mostruosi. Gli unici impacci li ha il singer nell’avvio di “Collapse”, dosare il pulito con candore non è propriamente cosa sua e all’inizio usa fin troppa pacatezza, per guadagnare in autorevolezza strada facendo. Quisquilie, la canzone non perde di magia, prima di essere presi, triturati, modificati in polvere stellare e gettati lontano da “Recharging The Void”, che spreme tutto il meglio del repertorio dei Vektor, fra sparate durissime, tempi medi articolati, tuffi nel prog colto dei Rush e una sensazione di maestosità che lascia senza parole. Sudati marci, quasi a occhi lucidi per quanto hanno ascoltato, gli astanti reclamerebbero canzoni su canzoni, ebbri della musica dei progressive thrasher statunitensi. C’è tempo per la sola “Hunger For Violence”, suonata di nuovo alla perfezione, colpo di coda a un concerto di spaventosa bellezza. Spremuti di buona parte delle energie in corpo e soddisfatti della reazione del pubblico, i Vektor si presenteranno anche in zona merchandise per un gradito meet&greet. Anche questa disponibilità è simbolo di grandezza.

Setlist:
Charging the Void
Cygnus Terminal
LCD (Liquid Crystal Disease)
Mountains Above the Sun
Ultimate Artificer
Pteropticon
Psychotropia
Pillars of Sand
Collapse
Recharging the Void
Encore:
Hunger For Violence

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