27/08/2010 - Viadana Open Air @ Arena Di Viadana - Viadana (MN)

Pubblicato il 14/09/2010 da

Live report a cura di Emilio Cortese

Il Viadana Open Air, piccolo evento indipendente giunto quest’anno alla sua quarta edizione, avrebbe meritato sicuramente una considerazione maggiore da parte del pubblico rispetto a quella che ha avuto. Certamente, il forfait a meno di ventiquattr’ore dall’inizio del concerto dato dai Sinister (rimpiazzati poi dai Sadist) non è stato d’aiuto; così come riteniamo che la concomitanza con un altro evento di rilievo come lo Speed Metal Attack Fest a Reggio Emilia – con Bulldozer e Cripple Bastards – non sia stata propriamente una mossa del tutto azzeccata da parte di entrambe le organizzazioni. Tuttavia, il piccolo festival che si svolgeva nella piccola Viadana, placida cittadina sulle sponde del fiume Po, aveva tutte le carte in regola per meritare ed ottenere un successo migliore. La location altri non è che il locale (chiamato Frog) dove la discoteca Tempo Rock apriva la stagione estiva ed è stata anche messa a disposizione una piccola area camping completamente gratuita, sfruttata giusto da una manciata di persone. Purtroppo siamo riusciti a presenziare soltanto alla giornata di sabato, quindi di seguito trovate il resoconto delle performance dei gruppi che hanno infervorato questa serata.

FOMENTO

Quando entriamo al festival lo scenario ci lascia un po’ sconcertati: non ci si aspettava certamente migliaia di persone, ma nel tardo pomeriggio all’interno dell’area concerti si contano all’incirca poco meno di una cinquantina di persone in totale, di cui meno di dieci persone nella prima fila, quando i romani Fomento iniziano la loro performance. Il frontman Marco, al grido di “daje!”, prova a scrollare una parte del pubblico che, inspiegabilmente, preferisce seguire il concerto dal fondo della pista, lasciando davanti ai Fomento praticamente una platea vuota (ad eccezione appunto della prima fila composta da pochissime persone). Il loro thrash metal sporco di hardcore è veramente incisivo, la loro musica è potente, coesa, forse qualcuno tende ancora ad etichettarli erroneamente come metalcore nonostante la loro conclamata avversione verso i ciuffi e le frange. Le provano tutte per cercare di coinvolgere quanto più pubblico possibile: alcuni si avvicinano, ma i più continuano ad osservare da lontano il concerto a braccia conserte, e nemmeno la cover di “Raining Blood” riesce a scaldare più di tanto gli animi. Molto bravi comunque, seri e professionali fino all’ultimo, si meritano tutti i nostri applausi.

 

THE MODERN AGE SLAVERY

Se i Fomento sono stati praticamente ignorati dal pubblico, l’esatto contrario è avvenuto con i reggiani The Modern Age Slavery. La loro musica si discosta da quella della band precedente, in quanto mescola all’hardcore un technical death di buona fattura. A tratti ci verrebbe da paragonarli ad una versione decisamente più sensata e coesa dei Beneath The Massacre, con questi pachidermici cadenzamenti che spezzano le composizioni senza banalizzarle e senza far perder loro il naturale filo logico. Il pubblico stavolta è tutto per loro, il parterre si “riempie” – parliamo comunque di un numero esiguo di persone, dunque le virgolette sono d’obbligo – e la band apprezza e si esalta grazie all’energia che l’audience sprigiona urlando e pogando. Ora non resta che aspettare la loro prossima release per vedere quali sorprese ci riserveranno…dal vivo intanto li promuoviamo.

 

FLESHGOD APOCALYPSE

La giornata di sabato del Viadana Open Air ha visto esibirsi tre band italiane estreme emergenti tra le più promettenti. I perugini Fleshgod Apocalypse, forti del loro ultimo bellissimo EP “Mafia”, stanno per partire in tour in compagnia di gente come Suffocation, The Faceless e Decrepith Birth, e tra le realtà nostrane odierne è sicuramente la più matura…e questo lo si percepisce sin dalle primissime note. Dal vivo infatti i Fleshgod Apocalypse sono una sorta di macchina da guerra, e a cominciare da “In Honour Of Reason” l’assalto frontale del loro suono ci travolge completamente lasciandoci interdetti e a bocca aperta. Si prosegue con “Sophistic Demise” e “Embodied Deception”, vere e proprie perle che riescono a mischiare violenza, velocità e perizia tecnica con un dinamismo strabiliante. E’ il turno poi di “Thru Our Scars”, dove irrompe la voce pulita (con vario margine di miglioramento) del bassista Paolo. Che sia l’inizio di un cambiamento che i nostri hanno intenzione di intraprendere? Per ora non lo sappiamo, di fatto questa direzione ci sembra credibile e percorribile. Si chiude con “Infection Of The White Throne” e “Requiem In SI Minore” uno show sferragliante e apprezzatissimo anche dal pubblico, che li acclama a gran voce.

BLOOD RED THRONE

Dopo una lunghissima attesa e un estenuante sound check, finalmente i norvegesi headliner della giornata di sabato del Viadana Open Air arrivano sul palco. Il frontman Vald si presenta al pubblico urlante già visibilmente ubriaco, con tanto di canottiera sporca di sangue, borchie al braccio e, ovviamente, l’immancabile birra alla mano. Nel corso dello show avremo modo di notare come questo frontman, nonostante il suo elevato tasso alcolico, sia in grado di coinvolgere il pubblico talvolta divertendolo, talvolta canzonandolo e accusandolo di essere dormiente e via farneticando, in un delirio bucolico per la verità piuttosto divertente. Si comincia con “Altered Genesis”, i suoni sono ancora da perfezionare ma la potenza che i nostri riescono a trasmetterci sin dalle prime note è tantissima. Arriva subito il turno di “The Light, The Hate”, unica canzone estratta dalla loro ultima fatica “Souls Of Damnation”, forse non il capitolo più esaltante della loro carriera, ma questa traccia è decisamente una delle migliori. Si torna nuovamente ai tempi di “Altered Genesis” ed ecco arrivare un’accoppiata killer di canzoni: “Incarnadine Mangler” e “Arterial Lust”; ora i Blood Red Throne fanno davvero sul serio e ci abbandoniamo ad uno scapoccio totale, specie quando sentiamo risuonare le note di “The Children Shall Endure”, direttamente dal primo disco, quel “Monument Of Death” il cui titolo la dice lunga. L’apice del concerto viene raggiunto quando i nostri norvegesi decidono di regalare al pubblico ben tre canzoni di fila da “Come Death”: “Rebirth In Blood”, “Taste Of God” e la favolosa “No New Beginning”, che come una colata lavica ci trascinano in questo vortice di riff, supportato alla grande dal nuovo giovanissimo batterista e dall’ipertecnica di un bassista mirabolante. Sempre più ubriaco, ma senza perdere un colpo – evidentemente questa nomea secondo cui i nordici reggono bene l’alcool parrebbe essere confermata – Vald biascica al pubblico in primo luogo che rivuole il cappello di paglia che aveva rubato a un ragazzo delle prime file, poi che è arrivato il turno della bellissima “Smite”, seguita poi da “Unleashing Hell”. Il concerto sta per volgere al termine, mancano due canzoni ma il pubblico ne pretende almeno il doppio. “Deranged Assassin” è letteralmente un massacro sonoro, un macigno di una pesantezza inumana che ci colpisce tra capo e collo e ci tiene la testa china e il capello squassato per tutta la durata della canzone. E’ tempo di saluti e sulle note di “Mephitication” si chiude un concerto che aspettavamo da tanto, tantissimo tempo. I Blood Red Throne ci confermano in pieno tutta la loro valenza anche in sede live con una performance esplosiva e davvero sopra le righe. Peccato per chi si è perso questo spettacolo, magari per pigrizia; vi possiamo garantire che i pochi presenti si sono divertiti, e non poco.

 

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