09/11/2017 - W.A.S.P. + RAIN – Trezzo sull’Adda @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Pubblicato il 23/11/2017 da

Report a cura di William Crippa
Fotografie di Alice Pandini

In un periodo musicale come questo, nel quale tutti o quasi sentono il dovere di portare in tour interi album più o meno storici, più o meno importanti e più o meno fondamentali, c’è anche chi un album davvero storico, importante e fondamentale da celebrare ce l’ha davvero, come gli W.A.S.P., con il loro “The Crimson Idol”, che compie venticinque anni; anche se va detto che questo tour già è stato fatto in passato, nel 2007, per l’anniversario numero quindici. Oggi la band è cambiata radicalmente e l’attitudine di Blackie Lawless è stravolta rispetto a quella selvaggia, volgare e disturbante del passato, ma il fascino di uno dei dischi migliori mai usciti è assolutamente intatto, tanto da richiamare un vasto numero di fan per questa occasione, che ci accolgono al nostro arrivo al locale di Trezzo sull’Adda.

 


RAIN

Ad aprire le danze davanti ad un Live già pieno e caldo come non mai sono gli italianissimi Rain, veterani della scena underground, in tour dopo l’uscita lo scorso anno dell’ultimo, graditissimo, “Space Pirates”. La band da subito suona forte e potente ed appare perfetta nell’esecuzione come deve essere una band attiva, seppur con molteplici cambi di formazione, sin dal 1980; qualcosa manca, però, nell’esibizione ed il pubblico rimane quasi impassibile di fronte a Maurizio Malaguti e compagni. Certo, gli applausi non mancano durante i tre quarti d’ora della loro performance, ma l’impressione che siano motivati più da educazione e patriottismo che da altro è concreta. I Rain sono musicalmente fenomenali, vero, ma stasera manca loro quel carisma in più che distingue la grande band dalla band di secondo piano. Peccato, perchè i brani proposti, vecchi e nuovi, sono solidi e piacevoli all’ascolto. Forse i fan degli headliner erano già concentrati sullo show successivo, comunque si tratta di un’occasione sprecata per i bolognesi.


W.A.S.P.

Dopo una giusta attesa arriva anche il momento di portare nuovamente in trionfo “The Crimson Idol”. Il palco, allestito esattamente come per il Golgotha tour precedente, vede la presenza di tre ledwall sullo sfondo, sui quali verrà proiettato il film girato per il quindicesimo anniversario. La band che accompagna Lawless è davvero di prima importanza, forse la migliore mai sfoggiata prima, con, ad accompagnare Doug Blair e Mike Duda a chitarra e basso nientemeno che Aquiles Priester, che partendo dagli Angra 2.0 si è fatto le ossa con gente che risponde al nome di Tony McAlpine e Primal Fear, ed oggigiorno è uno dei turnisti più talentuosi sulla piazza. I brani si inseguono uno dopo l’altro senza interruzioni, esattamente come accade nel disco, intervallati dai soli intermezzi vocali registrati a spezzare una canzone dall’altra, con il gruppo che rimarrà in secondo piano per tutta la durata del set a dare maggiore risalto al forte connubio tra musica e immagini. I fan rimangono in silenzio o quasi per godere al massimo di ogni nota proveniente dagli altoparlanti e le rare concessioni si registrano in occasione del chorus irresistibile di “Chainsaw Charlie (Murders In The New Morgue)” o dello straziante finale di “The Gipsy Meets The Boy”, che crea un momento unico di coesione tra Lawless e la venue nel ripetere il testo come un mantra. Certo, gli ‘aiutini’ ci sono eccome, ci sono da tanto tempo nei concerti della band, e la perfezione oggettiva di quanto si sta ascoltando non fa che farlo notare maggiormente ai fan recenti ed a coloro che vedono Lawless e soci per la prima volta; ma i fan di vecchia data lo sanno, un concerto come questo è come il wrestling, sai che non è reale ma te ne freghi, lo guardi lo stesso e ti ci diverti comunque moltissimo. “I Am One”, “The Idol” e soprattutto “Hold On To My Heart”, forse la ballad più bella mai scritta da Blackie, strappano al pubblico emozioni fortissime, in un crescendo unico, che va a raggiungere il climax nel finale tragico della storia di Jonathan Steel narrato in “The Great Misconceptions Of Me”, che chiude in un boato di applausi la prima parte del concerto. Gli W.A.S.P. tornano sul palco nel ruolo che più compete loro, quella di cialtroni sguaiati, per l’encore, annunciato dal medley preregistrato già ascoltato in passato, aperto dalla clamorosa “L.O.V.E. Machine”, cantata a gran voce dai presenti e bissata da una terremotante “Wild Child”; se “Golgotha”, splendida e maestosa suite, forse abbassa troppo la tensione, ci pensa la caciarona “I Wanna Be Somebody” a chiudere in un boato il concerto ed a mandare a casa felice il foltissimo pubblico. Certo, qualcuno potrebbe giustamente fare notare che il set principale aveva una resa sonora ed una precisione che gli ultimi brani (ad eccezione di “Golgotha”, fin troppo ‘truccata’) non avevano, ma dopotutto nessuno o quasi era presente per farsi domande; bensì, parafrasando gli Europe del tour celebrativo di “The Final Countdown”, per l’intera esperienza di “The Crimson Idol”, e questa esperienza è stata da togliere il fiato.

 

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