01/04/2014 - Watain + Degial @ Rock & Roll Arena - Romagnano Sesia (NO)

Pubblicato il 07/04/2014 da

Quattro anni. Tanto hanno dovuto aspettare i fan italiani prima di vedere Erik Danielsson e soci nuovamente all’opera sui palchi dello Stivale. Un’attesa lunga e snervante, finalmente ricompensata da due date – una a Romagnano Sesia, l’altra a Firenze – di supporto al portentoso “The Wild Hunt”, disco che se da un lato ha spazientito diversi sostenitori di lunga data per via di un approccio alla materia più “soft” e melodico che in passato, dall’altro ha ribadito una volta per tutte l’incredibile talento dei Nostri, ormai leader indiscussi della scena black metal mondiale. Ad accompagnarli in questa nuova tournée – ribattezzata semplicemente Black Death 2014 – troviamo invece i Degial, giovane realtà death metal che ha già avuto modo di impressionare i cultori dell’underground europeo e perfetta nelle vesti di unico supporter. Un connubio mefistofelico che tra le mura della Rock’n’Roll Arena è stato presto tradotto in una grande serata di musica estrema, contornata da una platea non troppo numerosa (che il passaggio di Gorgoroth e Vital Remains per il Factory di Milano abbia influito?) ma decisamente calda e partecipe, pronta a lasciarsi pervadere dallo spirito diabolico dei propri beneamini…

Watain - flyer tour 2014

DEGIAL
Alla seconda calata italiana nel giro di pochi mesi, i Degial fanno capolino sul palco quando mancano pochi minuti allo scoccare delle 21.30, anticipati dallo sbuffare insistente delle macchine del fumo e da un’intro orrorifica che funge da preambolo a “Transgressions Of Impious”, brano inedito con cui il quartetto decide di dare fuoco alle polveri dello show. Una partenza furiosissima che ripercorre grosso modo il solco tracciato dal materiale dell’EP “Death And Darkness Buries All…” e del full-length “Death’s Striking Winds”, accentuandone però la componente black metal, come dimostrato dalle spaventose ripartenze in blast-beat del batterista E. Forkas e dal riffing in odore di primi Marduk delle chitarre. Al pari di molti altri colleghi, i Nostri non intendono tradire la propria nomea di entità malvagia, aggredendo gli strumenti come in preda ad una possessione demoniaca e riducendo ai minimi termini l’interazione con il pubblico, al quale basta poco per entrare in sintonia con il mood degli scandinavi; già dalle successive “Swarming” e “Serpent’s Tide”, infatti, ecco partire le prime grida di apprezzamento, con il gruppo ormai intento a falciare tutto ciò che gli si para di fronte. Nessuna pausa, nessuna tregua, le tracce si alternano senza soluzione di continuità, incalzate dallo screaming perverso del frontman H. Death – ottima la sua presenza scenica! – e condensate in mezz’ora di performance violentissima, il cui apice è senza dubbio coinciso con l’esecuzione di “Chaos Chant”, di primo acchito velocizzata rispetto alla versione studio. Rapidi quanto una coltellata, gelidi come il vento che spazza la loro terra natia, questi quattro svedesi hanno fatto decisamente breccia nel cuore dei presenti.

Setlist:
Transgressions Of Impious
Swarming
Serpent’s Tide
Chaos Chant
Death’s Striking Wings
Eye Of Burial Tempest
To Darkness
Temple In Whirling Darkness

WATAIN
L’approccio sul palco dei Watain è l’esatto opposto di quello scarno e senza fronzoli dei Degial. Il gruppo di Uppsala – che in sede live ricordiamo vantare la presenza di due turnisti, il chitarrista italiano Set Teitan e il bassista cileno Alvaro Lillo – si presenta infatti circondato da una scenografia maestosa e curatissima, comprendente croci rovesciate, pannelli ricoperti di ossa animali, tridenti e soprattutto un gigantesco stendardo – raffigurante un tempio maledetto – affisso alle spalle della batteria. L’impressione è a tutti gli effetti quella di essere stati catapultati in una bolgia infernale, specie dopo che i suddetti tridenti vengono avvolti dalle fiamme e le note dell’intro “Night Vision” cominciano a fluire dagli amplificatori. Segue “De Profundis”, primo vero brano della setlist, con Erik Danielsson da subito sugli scudi e sempre più a proprio agio nelle vesti di frontman; difficile non essere rapiti dagli sguardi spiritati e dalle movenze magnetiche del Nostro, ma a dire il vero è l’intera formazione a convincere per affiatamento e coesione sul palco, eseguendo le diverse tracce come se fossero tappe di uno spaventoso rituale ultraterreno. Le melodie diaboliche di “Malfeitor” e le ritmiche funeree di “Black Flames March” traghettano la platea verso l’unico salto nel passato concesso dalla band, la quale omaggia lo strepitoso “Casus Luciferi” con due dei suoi episodi più riusciti: “Puzzles Ov Flesh”, dalle lancinanti ripartenze in blast-beat, e l’intramontabile “Devil’s Blood”, consacrata dal lancio di sangue semi-putrefatto sulle prime file. Una doccia nauseabonda che ha costretto molti dei presenti, compreso chi scrive, a congedarsi per un’opportuna sciacquata nei bagni del locale, tornando giusto in tempo per godersi la fine di “Legions Of The Black Light”, l’old-school oriented “Total Funeral” e l’attesissima “The Wild Hunt”, accolta con un vero e proprio boato dal pubblico. Il tempo purtroppo comincia a scarseggiare così, dopo i numeri da sputafuoco di “Outlaw” e le grida agghiaccianti di “Sworn To The Dark”, la serata sfuma definitivamente nelle tenebre, affidando all’epica “The Serpent’s Chalice” il compito di porre il sigillo su una performance inattaccabile e visionaria, semplicemente magica. Che siate blackster tutti d’un pezzo o semplici ascoltatori di musica estrema non ha la benchè minima importanza, i Watain vanno ammirati dal vivo almeno una volta nella vita.

Setlist:
Night Vision
De Profundis
Malfeitor
Black Flames March
Puzzles Ov Flesh
Devil’s Blood
Sleepless Evil
Legions Of The Black Light
Total Funeral
The Wild Hunt
Encore:
Outlaw
Sworn To The Dark
The Serpent’s Chalice

1 commento
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