21/10/2007 - Whitechapel + Ted Maul + Viatrophy + Postmortem Promises + The Argent Dawn @ London Underworld - Londra (Gran Bretagna)

Pubblicato il 25/10/2007 da
A cura di Luca Pessina
 
Prima puntata oltreoceano in carriera per i giovanissimi death metallers Whitechapel, che, sull’onda del buon successo ottenuto dal debut album “The Somatic Defilement”, piombano in Inghilterra per un mini-tour lampo di tre date volto a “testare il terreno” prima di organizzare una serie di concerti più lunga e impegnativa. Metalitalia.com ha seguito la data londinese del tour, che, nonostante abbia avuto luogo di lunedì, ha richiamato al solito Underworld un paio di centinaia di persone… non male per una band esordiente e ancora molto legata all’underground, che è riuscita a organizzare queste date soltanto grazie all’aiuto della Siege Of Amida Records (che ha appunto sede a Londra) e a un po’ di promozione su MySpace. Non a caso, il pubblico non era solo composto da truci death metallers con maglia dei Cattle Decapitation, ma vedeva la presenza anche di un buon numero di adolescenti frangiati “made in MySpace” e di aspiranti suicide girls, ultimamente presenti ad ogni concerto londinese, indipendentemente dal genere!
Ad aprire la serata ci hanno pensato quattro band appartenenti alla scena death metal e metal-core inglese: i primi a calcare il palco sono stati i The Argent Dawn, quintetto di Brighton con un solo demo all’attivo e dedito a un death-core alla All Shall Perish dal buon impatto. Poi è stato il turno dei giovanissimi Postmortem Promises, il cui metal-core ha però lasciato alquanto indifferenti gli astanti, e dei Viatrophy, band anch’essa del roster Siege Of Amida e autrice di un death-core molto tecnico e affilato, ricco di spunti lontani dai soliti clichè del genere. Una performance breve, la loro (il gruppo ha pubblicato solo un mini-CD per ora), ma davvero apprezzata da tutti. Infine, sono stati i londinesi Ted Maul a scaldare definitivamente la folla. La band sta ottenendo un buon successo in UK in questo periodo con il proprio debut album “White Label”, mix di death metal e industrial che può ricordare i primissimi Fear Factory ma anche i Napalm Death di metà/fine anni Novanta. Piuttosto coinvolgente la loro prova, anche se a tratti non era affatto possibile udire l’apporto delle tastiere. Ottima comunque la presenza scenica, degna di act più quotati.

WHITECHAPEL

Concluso lo show dei Ted Maul, è bastato ai Whitechapel solo un quarto d’ora per preparare il palco e dare il via al loro concerto. Quando si è un sestetto (tre chitarristi!), esibirsi nel piccolo Underworld non rappresenta esattamente il massimo della comodità, tuttavia i nostri sono apparsi decisamente abituati a simili situazioni e non si sono fatti alcun tipo di problema. Ad eccezione dell’invasato frontman Phil Bozeman, poco movimento, quindi, ma è bastato ascoltare il primo pezzo del set, “The Somatic Defilement”, per capire quale sarebbe stata, durante lo show, la qualità più apprezzata dei Whitechapel e della loro proposta. La pesantezza! Tra tutte le death metal band viste di recente dal sottoscritto, i Whitechapel si sono infatti aggiudicati la palma di più imponente del lotto! Tre chitarre ribassate sino all’inverosimile, riff uno più heavy dell’altro, un muro di suono impressionante. L’album, pur essendo prodotto in maniera professionale, non rende affatto l’idea di quanto possano risultare opprimenti le trame del gruppo. Bisogna assistere a un live per rendersene conto. Complice anche la solita ottima acustica dell’Underworld, il pubblico, all’arrivo del primo breakdown, è rimasto a bocca aperta e non si è quasi mosso. Poi però non ci è voluto molto affinchè Bozeman e compagni riuscessero ad animare il pit: “Vicer Exciser” e “Ear To Ear” hanno aperto vuoti nel pit, nel quale death metaller tradizionali e MySpace grinders si sono dati battaglia con spinte e gli ormai consueti calci volanti alla Bruce Lee. Ad un certo punto, un tizio si è persino messo carponi per fungere da “scalino umano” per coloro che desideravano saltare oltre le transenne! Cose da pazzi… un concerto che si è fatto sempre più intenso e coinvolgente con il passare dei minuti e che ha visto la band – sempre precisissima sugli strumenti – venire quasi portata in trionfo una volta suonata la conclusiva “Fairy Fay”. In fin dei conti, centinaia di concerti tenuti negli Stati Uniti non sono proprio bruscolini: la band, pur molto giovane, di esperienza ne ha a vagonate e questa sera si è resa protagonista di uno show che avrebbe fatto rabbrividire maestri del groove come Aborted, Kataklysm o Despised Icon. È indubbio che i nostri su disco abbiano ancora diversi margini di miglioramento, ma dal vivo è impossibile non classificarli come una vera forza della natura. Non vediamo l’ora di rivederli!

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