Report di Dario Onofrio
Fotografie di Fabio Livoti
Il colpo d’occhio è evidente fin da subito: una fila interminabile svolta l’angolo dell’Alcatraz per l’ultima data del Tour Slayer dei toscani Wind Rose: dopo aver scalato miniere, montagne e classifiche, i Nostri tornano come Annibale in patria carichi di tesori, frutto di un certosino lavoro nelle viscere delle montagne europee.
Immaginare che il gruppo che nel 2017 scrisse “To Erebor” sarebbe arrivato a questo punto era fantascienza per molti, ma il ‘dwarven metal’ si è ritagliato nel tempo un pezzettino di cuore in molti ascoltatori, specialmente quelli di nuova generazione che stasera popolano il locale meneghino in attesa di poter alzare al cielo i loro picconi gonfiabili, inclusi piccoli metallarini e piccole metallarine, rigorosamente in spalla ai genitori.
Che lo si voglia o meno, che le critiche siano fondate oppure no, quello che la band è riuscita a fare è risvegliare un nuovo bacino di ascoltatori fanatici della cosiddetta cultura nerd di nuova generazione esplosa negli ultimi anni, che hanno riempito l’Alcatraz. Non può essere solo ed esclusivamente un sintomo di moda, come abbiamo sottolineato nella live del Metalitalia Pub del 28 ottobre, ma dobbiamo renderci conto che il metal ‘in costume’ fa numeri incredibili anche nel nostro paese, con band che sono comunque inattaccabili dal punto di vista strumentale e tecnico e che ormai hanno preso il posto di quelli che vent’anni fa potevano essere i System Of A Down e gli Slipknot come ‘gruppo di ingresso’. Chissà che tutto ciò non serva finalmente a incuriosire e far approfondire il mondo del metal proprio quelle metallarine e quei metallarini di cui dicevamo sopra?
Supportati dalle icone del power tedesco moderno Orden Ogan e dal metal a tema He-Man degli Angus McSix, quella che si prospetta al nostro ingresso è una serata assolutamente memorabile all’insegna del divertimento, caratterizzata da qualche polemica online nel suo arrivo, ma che promette di non fare prigionieri!
Chi l’avrebbe mai detto che, con l’uscita di Thomas Winkler (uno dei due fondatori, un tempo Gloryhammer) dalla band, gli ANGUS MCSIX avrebbero potuto continuare a suonare? Eppure, il quintetto (questa sera quartetto, per via dell’assenza di Thalìa Bellazzecca, probabilmente impegnata con i Primal Fear) sembra aver finalmente trovato nell’apoteosi del loro cosplay metal a tema Masters Of The Universe un punto di svolta a metà strada fra serio e faceto che, in qualche modo, sembra funzionare davvero dal vivo.
L’Alcatraz è infatti già pieno quando proprio il tema della famosa serie a cartoni animati Mattel preannuncia l’inizio dello show, che si assesta subito sul power tiratissimo di “6666”. Gli elaborati costumi a metà strada fra Power Rangers e cattivi di qualche serie animata fanno sicuramente gran parte del lavoro, così come la folle scenografia da ‘Castello dell’Infinito’ che sovrasta il Principe Adam McSix e i suoi sodali.
A dominare la scena è sicuramente la bravissima Jasmin Pabst alla chitarra, che sfodera una grinta quasi al pari del frontman della band mentre rifulge la sacra spada “Sixcalibur” sopra le teste degli astanti.
Ci chiediamo come faccia Gerit Lamm a suonare vestito da orco, mentre non ci è dato purtroppo sapere chi si celava stasera dietro all’identità dell’Arcidemone Seebulon, solitamente occupata da Seeb degli Orden Ogan e che probabilmente ha preferito cedere il posto a un turnista, ma lo show scorre divertente fra siparietti comici e costumi sempre più assurdi: immancabile il povero roadie che esce con il costume da dinosauro gonfiabile sulla velocissima “Laser-Shooting Dinosaurs”, la quale comincia anche a richiamare qualche energico spintone fra la folla.
La chiusura del concerto non può che essere affidata a “Ride To Hell”, dopo i dovuti ringraziamenti a Orden Ogan e Wind Rose che hanno trascinato gli Angus McSix in una folle cavalcata attraverso l’Europa: mentiremmo, se dicessimo che non fondo non ci siamo divertiti!
Dopo un cambio del palco serratissimo, si passa da Eternia alla tana dell’Ordine del Terrore: gli ORDEN OGAN non hanno certo bisogno di troppe presentazioni, trattandosi di una di quelle band che da anni portano in giro il loro ottimo power metal teutonico.
Quello di stasera è uno show che diventa sostanzialmente una versione ridotta di quello che abbiamo visto al Live Club a dicembre 2024 per il passaggio italiano dei Feuerschwanz, semplicemente senza due pezzi che avevano caratterizzato quella scaletta, ma la bravura di Seeb e dei soci, specialmente davanti a una platea così stracolma di persone, si dimostra in tutto il suo potenziale.
Si parte infatti con “F.E.V.E.R.”, che richiama subito un bel mosh deciso nella zona centrale dell’Alcatraz, fra persone che cantano a squarciagola e si fanno trascinare da “Come With me to the Other Side”. Meno scenografia, ma molta più musica, con una line-up ormai stabilizzata e che vede ai lati del palco Niels Löffler e Patrick Sperling alle chitarre, che aiutano Seeb in qualche momento di difficoltà qua e là.
Quanto al frontman della band, si dimostra sempre una garanzia facendoci fare cori sulla birra qua e là, scherzando e tenendo in pugno il locale meneghino e le persone al suo interno senza alcun problema, attirando anche chi probabilmente non aveva mai sentito suonare la band di Arnsberg. Ovviamente c’è chi prova a cantare “The Order Of Fear”, o chi si limita semplicemente a pogare come un pazzo su “Gunman”, mentre il gran finale del tour non può che essere affidato a “Let The Fire Rain” e a “The Things We Believe In”, in cui ci viene come al solito chiesto di cantare “Cold, dead and gone”: una apoteosi che vede il classico scherzo fra band a fine tour realizzarsi quando Jasmin Pabst e Gerit Lamm, quest’ultimo ancora con il costume di scena ma con un tutù di pailettes e una bacchetta magica da fatina, salgono sul palco ad aizzare la folla.
Ci chiediamo se capiterà di poter vedere gli Orden Ogan in Italia in un tour da headliner e un po’ ci speriamo, magari dopo aver conquistato qualche fan in questa serata.
Ed è inutile dire come l’Alcatraz sia ormai stracolmo ai limiti del sold-out quando salgono i tecnici del suono dei WIND ROSE a provare gli ultimi due o tre accorgimenti tecnici fra microfoni e batteria, mentre uno dei loro tecnici di palco approfitta della prova microfono per farci cantare qualche famosa canzonetta oscena da quinta elementare, o quando parte un non ben precisato pezzo trap dalle casse.
Ma non siamo qui per scherzare, bensì per rasarci e farci la cresta come ogni Sventratroll che si rispetti, o unirci alla nostra pattuglia di archibugieri, quando Francesco Cavalieri e i suoi sodali irrompono sul palco di casa loro sulle note dell’ensiferumiana “Dance Of The Axes”.
Il pubblico va subito ovviamente in delirio, con tutti gli astanti che alzano i loro picconi (gonfiabili) al cielo e la metà del locale che scoppia in un travolgente mosh.
Che dire di questa performance? Una macchina collaudata fra il teschio accanto alla batteria e gli stand dei microfoni che illuminano rune magiche, mentre Claudio Falconcini e Cristiano Bertocchi, con chitarra e basso, supportano nei cori Cavalieri e la sua voce baritonale. Fra momenti di emozione per la fine del tour e incitamenti al fare casino, partono “Army Of Stone” e “Mine Mine Mine!”, su cui il ritmo di marcia continua a far battere le mani a tempo a tutti i presenti, mentre è sempre divertente vedere Federico Meranda con la sua tastiera portatile che zompetta per il palco mentre arricchisce le marce naniche e i pezzi più killer, come “Trollslayer”, incalzata dalla batteria di Federico Gatti, che non fa nessun superstite nel pubblico.
Arrivati a questo punto dello show, ci si ferma un attimo con “The Returning Race” e “To Erebor”, due dei brani che avviarono la carriera del ‘dwarven metal’ nel 2017 e caldamente accolti anche dai fan più nuovi, che non si risparmiano momenti per vogare, o per fare un pit di flessioni in mezzo all’Alcatraz!
E qui, dopo “King Under The Mountain”, arriva una vera e propria chicca che non ci saremmo mai aspettati: Francesco Cavalieri ricompare con degli inconfondibili occhialetti per annunciare la cover di “Shot In The Dark” di Ozzy Osbourne. Dobbiamo dirlo: ottima interpretazione da manuale, che forse avrebbe meritato anche qualche adattamento più in stile nanico, ma che va bene anche così per una parte del pubblico. Alla fine del brano, si alza un coro di “Ozzy! Ozzy” che avrebbe fatto venire la pelle d’oca anche alla persona più insensibile di questo mondo.
A questo punto, dopo aver riunito le legioni di nani con “Togheter We Rise”, non resta che avviarsi alla fine dello show con l’immancabile cover di “Diggy Diggy Hole”, l’inno nanico per eccellenza nato dalle menti a quadrettoni di pixel dei The Yogscast, e, sempre per rimanere in tema di pixel, “Rock And Stone”, dedicata al videogame “Deep Rock Galactic”, con un pubblico scatenatissimo e presentissimo fino alla fine del concerto.
Parte infine il remix dell’ultimo brano suonato, con una invasione di palco collettiva da parte di tutte le altre band che festeggiano così una serata spensierata e divertentissima sia per il pubblico che per le band.
Il ‘dwarven metal’ è il metal del futuro? Sinceramente non sappiamo dirlo: possiamo però testimoniare che è stata una bellissima serata con un sacco di pubblico giovane che si è divertito dall’inizio alla fine.
Cosa si può volere più di così? Forse mancava davvero una band italiana che potesse avere questo potere ‘di ingresso’ nella nostra musica preferita: complimenti a chi ha scommesso su tutto ciò e sembra proprio averci vinto un tesoro, sottratto a un drago rosso sotto al cuore di una montagna!
Wind Rose setlist:
Of Ice and Blood (intro)
Dance of the Axes
The Great Feast Underground
Of War and Sorrow
Army of Stone
Mine Mine Mine!
Gates of Ekrund
To Be a Dwarf
Trollslayer
The Returning Race
To Erebor
The King Under the Mountain
Shot in the Dark (Ozzy Osbourne cover)
Together We Rise
Diggy Diggy Hole
Rock and Stone
Rock and Stone Remix – The Misty Mountains Cold
ANGUS MCSIX
ORDEN OGAN
WIND ROSE





















































































































































