Quella che doveva essere ‘semplicemente’ la tappa italiana dei lanciatissimi Wings Of Steel, giovane ed esplosivo act americano che ha fatto brillare gli occhi di tanti appassionati in particolare con il secondo disco “Winds Of Time” pubblicato lo scorso anno, è diventato pian piano quasi un piccolo festival dedicato alle sonorità più o meno classiche.
E così, allo Slaughter Club di Paderno Dugnano, in una delle giornate più calde degli ultimi anni (accanto ad una festa in piscina organizzata nello stabile affianco che ci ha fatto invidia almeno un po’), è andata in scena una serata di grande musica, probabilmente non altrettanto premiata dalla presenza di pubblico.
Vista la qualità di tutte le band coinvolte, infatti, l’occasione meritava qualcosa in più in fatto di presenza ma pazienza, i metallari accorsi – i quali forse speravano nella presenza di aria condizionata nell’ormai noto locale dell’interland milanese, ma che si sono dovuti accontentare di alcuni ventilatori a muro e di tanto heavy metal di classe – sono stati caldi quanto le temperature infernali, che non hanno dato tregua neppure a tarda sera.
I giovanissimi e non ancora patentati KIMERA sono stati scelti per scaldare (nel senso prettamente musicale ovviamente) la serata e lo hanno fatto al meglio: fa piacere constatare infatti come ci siano ancora giovani ragazzi che si appassionano e vogliono portare avanti la nostra musica preferita, con pezzi propri, omaggiando il sound degli anni Settanta e Ottanta.
Troviamo molto dei primi Maiden, quelli di “Killers” ed “Iron Maiden” nella proposta musicale diretta e vivace dei Nostri, spinti dalla voce energica di Val, che dimostra un’attitudine non da poco.
La mezz’ora a disposizione di questi ragazzi arriva presto al termine ma il pubblico ha apprezzato molto e omaggia di lunghi applausi il chitarrista Enrico, il bassista Federico, il batterista Domenico e appunto la cantante, tutti altamente preparati tecnicamente e con dei brani dai buoni spumti, sui quali ovviamente dovranno lavorare con pazienza; il futuro è però dalla loro parte.
Gli ALLTHENIKO sono una band storica, forse spesso un po’ dimenticata, attiva dal 2002 con ben otto dischi, di cui l’ultimo “Balls Of Steel” dato alla luce lo scorso anno.
La grinta non manca affatto al terzetto piemontese, che punta su brani rocciosi, diretti e corposi: basterebbe concentrarsi sulle espressioni facciali di Dave Nightfight mentre canta e suona il suo basso per capire quanto si diverta e quanta passione metta sul palco. Ed è così per tutta la band, dallo storico chitarrista e fondatore Joe Boneshaker, che non esita dallo scendere dal palco e suonare in mezzo al pubblico, al batterista Frank R Drums, arrivato da poco ma immediatamente rivelatosi una tempesta di energia.
Il sound potrebbe benissimo essere descritto come un incontro tra i Rage più diretti e cazzuti e qualcosa dei Motorhead; la band non guarda in faccia nessuno e mette in piedi uno show spaccaossa che colpisce i presenti grazie a suoni precisi e puliti, una vagonata di heavy metal e l’ottima prestazione vocale di Dave.
A proposito di gruppi italiani che sanno il fatto loro, ecco gli AXEBLADE. Non hanno la storia discografica degli Alltheniko ma con un solo disco omonimo, pubblicato lo scorso anno, hanno comunque dimostrato personalità da vendere.
Il loro concerto è stato molto apprezzato e tanti dei presenti aspettavano proprio il momento di vedere all’opera Paola Coitre ed i suoi ragazzi.
Se in partenza qualche problema alle casse spia hanno reso duro il lavoro dei due chitarristi, Meggi e Roberto Guerra, mandandoli leggermente fuori tempo, pian piano le cose si sono sistemate regalando cosi uno show davvero infuocato.
La forza degli Axeblade sta nel possedere dei brani ricchi di carica con un pizzico di atmosfere occulte e ritornelli cantabili; come “Hellraiser” che apre le danze con le linee di basso di Paolo Pontiggia a dettare legge, e con la carica oscura di “Ready For War”. Troveranno spazio anche un paio di composizioni nuove ed inedite, presenti nel prossimo disco della band e nelle quali notiamo un ruolo più centrale da parte di Guerra, che qui si divide gli assoli con il compagno d’asce.
“Necromantic” e “Axeblade” sono due episodi di classe che chiudono lo show anche se, su gran richiesta di un bis da parte del pubblico, i Nostri si concedono la cover di un brano cult come “Beast In The Night” dei Randy.
Un po’ fuori contesto, risultano forse i WHEELS OF FIRE, band dedita ad un hard rock melodico che si potrebbe definire, in maniera affrettata, come ‘bonjoviano’. Eppure, innanzitutto, i pezzi scritti da Davide Rox Barbieri, cantante e leader della band, quando suonano dal vivo diventano non solo più massicci, ma mostrano anche aperture melodiche talmente coinvolgenti da scaldare anche il pubblico più restio.
E infatti, nonostante un caldo ancora atroce (nonostante oramai siano le 21 passate), il quartetto sale sul palco pronto a dare il proprio meglio.
Lo show va dritto senza sbavature, cantando sulle note vivaci di “Fool’s Paradise” e della splendida “Under Your Spell”, per il cui celestiale ritornello siamo sicuri che Bon Jovi probabilmente pagherebbe una vagonata di dollari.
Con la più rocciosa “Scratch That Bitch” e la chiusura affidata alla scoppiettante “Walking On The Wire” i Wheels Of Fire sigillano un gran bel concerto.
Con musicisti super preparati e professionali, spinti dall’ugola brillante di Barbieri, uniti ad una setlist breve ma intensa, non si può che far pieno centro – nonostante un caldo davvero pesante, tanto che dopo lo show il bravo batterista Fabrizio accuserà persino un leggero mancamento.
C’è poco da fare, i WINGS OF STEEL hanno colpito nel cuore tanti appassionati dell’heavy-power metal con il loro ultimo “Winds Of Time”, una gemma senza tempo.
Il destino ha voluto che alcuni anni fa si incontrassero Parker Halub, talentuoso chitarrista, e Leo Unnermark, cantante straordinariamente dotato, ed insieme creassero questa band, capace piano piano di bruciare le tappe, forte di grandi capacità musicali e compositive. Se uniamo a questo anche il fatto che sono protagonisti di show dal vivo letteralmente infuocati, capiamo la potenzialità di questa formazione, coadiuvata dal vivo da alcuni giovani turnisti altrettanto capaci (come Damien Rainaud, ex Dragonforce, alla batteria).
Lo show parte dopo una breve intro con “Burning Sands”, elegante brano presente nel più recente disco. Il pubblico si lascia andare del tutto e le prime file in particolare iniziano ad agistarsi: c’è chi canta al massimo volume, chi salta senza sosta, chi inizia in qualche frangente a pogare.
“Saints And Sinners” e “Stormchild” colpiscono con decisione: la prima con le sue chitarre affilate coadiuvate dagli acuti taglienti di Leo, la seconda – presente nell’EP d’esordio della band – con un ritornello tutto da cantare, ma è con l’elegante “She Cries” (pezzo che potrebbe essere uscito da qualche produzione dei migliori Queensryche o Crimson Glory) che lo show decolla.
La prestazione vocale di mister Unnermark è da pelle d’oca, mentre i suoi compagni sul palco non sbagliano una nota ed in particolare Parker Halub – ed i suoi pettorali – si prende il proscenio durante i suoi favolosi assoli di chitarra,
“We Rise” è un inno all’heavy metal e nessuno dei presenti rimane inerme all’impatto sonoro di questo pezzo, mentre la poderosa “Fall In Line” colpisce ancora con linee vocali che pochi possono sostenere per così lungo tempo.
Uno dei momenti migliori arriva però con “Flight Of The Eagle”, semi-ballad in grado di emozionale con l’intensa introduzione strumentale prima di proseguire su linee vocali calde che tutti cantano.
Senza abbandonare il palco, con le ultime energie rimaste, ecco arrivare l’encore con la strepitosa titletrack dell’ultimo disco, lunga suite di dieci minuti che non annoia ma colpisce lungo tutta la sua durata, e infine con l’immancabille ed energica “Wings Of Steel”.
Il gruppo è esausto e così anche il pubblico, in particolare chi non ha fatto mancare il proprio apporto sin dall’inizio della prima band nel tardo pomeriggio.
Rispetto alle scaletta che i Wings Of Steel hanno proposto in alcune occasioni durante questo tour europeo sono stati tagliati un paio di pezzi, ma il calore della giornata ha reso quasi proibitivo suonare oltre. Di certo il gruppo californiano ha dato tutto sul palco, così come il pubblico, testimone di una delle migliori band in assoluto in sede live.
Torniamo a casa con la speranza di poter raccontare, magari tra dieci o quindici anni, di aver assistito in un piccolo club ad uno show dei Wings Of Steel, quelli che ora riempiono gli stadi.
Setlist Wings Of Steel:
Burning Sands
Liar In Love
Saints And Sinners
Stormchild
She Cries
Gates Of Twilight
Rhythm Of Desire
We Rise
Fall In Line
Flight Of The Eagle
Winds Of Time
Wings Of Steel

