6.5
- Band: THE BLACK THUNDER
- Durata: 00:43:31
- Disponibile dal: 16/10/2026
- Etichetta:
- Pagan Records
I polacchi The Black Thunder esistono dal 2009 e provengono da Bytów in Pomerania; “Time Obliteration” è il loro terzo album di inediti, dopo “Visions in Black” del 2017 e “Into the Darkness We All Fall” del 2021, e prosegue la ricerca sonora del quartetto, che al terzo disco presenta la terza variazione stilistica della loro proposta, sempre in qualche maniera ancorata allo stoner metal.
Se sul debutto i numi tutelari potevano essere gli Orange Goblin, per uno stoner robusto e dinamico con chitarre incisive, voce roca e sezione ritmica quadrata, sul seguito i polacchi hanno virato nettamente sullo sludge e sul groove, attraversando l’Atlantico e sbarcando negli Stati Uniti di Down e Pantera.
Totalmente inaspettata risulta quindi la svolta odierna, che prevede un avvicinamento al black metal, rimandando da una parte ai gruppi legati al metal più classico che incorporano nel loro suono alcuni elementi di tale sonorità, come ad esempio i Nite, e dall’altra invece ai gruppi più propriamente black metal caratterizzati però da un forte gusto melodico, come i Dissection o gli Immortal.
A scanso di equivoci è bene ribadire che la base della proposta è sempre lo stoner metal, che si palesa principalmente nel modo in cui vengono costruite le canzoni e impostate gran parte delle linee vocali, e il marchio di fabbrica dei The Black Thunder rimane generalmente riconoscibile, ma al contempo è impossibile non chiedersi la ragione di tali peregrinazioni stilistiche.
Non è possibile sostenere che i polacchi, quasi alla soglia dei vent’anni di attività, stiano ancora cercando di capire cosa suonare da grandi; quindi rimane l’opzione che il quartetto suoni ciò che l’istinto o la passione del momento gli comanda, senza farsi troppi calcoli sulla coerenza del proprio percorso artistico. Da notare come non siamo minimamente al cospetto di un gruppo innovativo dedito alla ricerca e alla sperimentazione, anche se nell’insieme il loro suono risulta tutto sommato contemporaneo e credibile.
Quindi ciò che muove i The Black Thunder non è tanto il sacro fuoco della totale indipendenza artistica quanto un certa curiosità per i sottogeneri storici della musica metal; infatti spesso si sentono passaggi un po’ manieristici, un assortimento di vari tributi ai gruppi storici, tipico degli appassionati che non rincorrono a tutti i costi velleità artisticheggianti, ma puntano soprattutto a divertirsi e a divertire.
I loro album presi singolarmente presentano però una forte coerenza: “Time Obliteration” non fa eccezione; presentando una manciata di pezzi dalla cifra stilistica omogenea e dalla qualità costante; si parte bene con l’arrembante “Verification of Wounds” e si finisce altrettanto bene con l’ultima “Revelation of Times to Follow”, dall’introduzione quasi bathoryana; in mezzo, tanta carne al fuoco, tanti riff, buon mestiere, suono molto ben amalgamato, prestazioni tecniche degne di nota.
Il basso di Marcin Szczepanski risulta ben presente, le trame chitarristiche di Grzegorz Malinowski e Jacek Kielpinski
ottimamente costruite, con qualche pecca forse nelle parti soliste, centellinate e non sempre incisive; la batteria di Witek Kozak è energica e precisa.
Musicalmente l’album risulta anche più avvincente del loro standard: purtroppo però le parti strumentali, più corpose, tecniche e variegate rispetto al passato, creano qualche problema al cantato di Marcin Szczepanski, che ce la mette tutta integrando il suo solito stile con growl e cori puliti, ma talvolta soffre di qualche problema di impostazione; cosa tuttavia abbastanza normale e ricorrente nei gruppi che si avvicinano al black metal: non sempre è facile trovare il timbro e la linea melodica adatta.
La pur suggestiva copertina, opera dipinta a mano da Rok dei Sadistik Exekution, non aiuta però a inquadrare ulteriormente l’album; i testi, curati da Marcin Szczepański, sono in inglese, ma presentano alcune incursioni nella lingua madre che facilitano il frontman ad adagiarsi al meglio su alcune partiture strumentali.
Nell’insieme, nonostante i difetti ascrivibili in fin dei conti principalmente al songwriting, il disco scorre via piacevole e intrattiene dall’inizio alla fine, consegnandoci un gruppo di autentici appassionati di lunga data della tradizione hard’n’heavy a tutto tondo.
