7.0
- Band: WATCHER
- Durata: 00:48:30
- Disponibile dal: 25/09/2026
- Etichetta:
- Dying Victims Productions
Se come noi sentite la mancanza degli Heavy Load, siete probabilmente alla ricerca di band capaci di riprenderne le sonorità e quello stile scanzonato, a metà fra heavy ed epic metal, con l’inconfondibile vocione al quale i gruppi svedesi ci hanno abituati da anni.
Se avete soddisfatto in parte le vostre attese grazie ai Mace ’N’ Chain, allora forse dovreste dare un ascolto anche a questi Watcher, un progetto nato inizialmente come one-man band del cantante Viktor Gustafsson e che si è poi evoluto in un vero e proprio quintetto grazie al successo del primo “Key To The Unbreachable”.
Dunque, sin da “Sorceress”, in apertura, ci troviamo di fronte a un assalto sonoro e melodico in pieno stile heavy svedese: la voce di Gustafsson, nasale e supportata da numerosi cori, si mischia perfettamente con il lavoro epico di riff di Max Warnby alla chitarra solista e Timmy Lindgren a quella ritmica, mentre la batteria di Jakob Nilsson ci riporta, con quel poco di riverbero nei suoni, a un’epoca in cui i ghiacci si scioglievano di fronte alla potenza dell’heavy classico.
Particolarmente interessanti sono episodi come “Chalice Of Light” e “Cult Of Andromeda”, in cui il quintetto prova un approccio più lento, inframezzato da sfuriate heavy in puro stile epic metal, dove molti passaggi ci hanno ricordato primi fra tutti Ostrogoth e Manilla Road.
Per il resto, brani come “Out Of Your Sight”, caratterizzati da un mordente veloce e diretto, si contrappongono perfettamente a momenti più cadenzati come l’inizio di “Down From The Skies Divine”, la quale introduce un elemento battagliero a partire dai riff che si ripete poi nella penultima “Chosen By Fate”, definibile, in un certo senso… cimmerica!
Non mancano anche pezzi cantati nella lingua madre degli svedesi come “Utvalda Svärdets Natt” e “Glömskans Sjö”, dove la prima è un assalto frontale e la seconda un brano con dei ritmi più raccolti, in cui ritroviamo ancora una volta atmosfere epiche e sacrali.
Discorso a parte per la conclusiva “The Raven”, dalla durata corposa: ben otto minuti che vedono i Watcher partire con una ballad acustica, evolvere il riffing in una marcia heavy e concludere in una bella cavalcata speed metal che ci accompagna alla fine del disco.
Questo brano racchiude quella che sembra essere la caratteristica principale della band di Gustafsson: alternare momenti chiaramente più di richiamo epico, dove la parte ritmica guidata da Nilsson alla batteria e Oscar Nyberg al basso la fa da padrona, a accelerazioni sulle due sei corde grazie all’ottima coppia di asce che accompagna la formazione.
L’unico difetto che ha “Mistress Of Our Time” è che non tutti i brani riescono a mordere con efficacia, perdendosi forse un po’ nell’inseguire lo stile dei grandi nomi del genere. Sono infatti innumerevoli i rimandi alle band già citate per descrivere la musica della band: un effetto che chi ama i grandi classici apprezzerà, ma che alla lunga rischia di diventare stucchevole.
Le intenzioni e la possibilità di fare qualcosa di buono ci sono tutte, e, considerato che siamo di fronte a una formazione così giovane, non vediamo l’ora di sentire in quali territori potranno portarci i Watcher nella prosecuzione della loro carriera.
