VILLAGERS OF IOANNINA CITY – Venceremos

Pubblicato il 17/09/2026 da
voto
7.5

Il futuro non è ancora scritto, ci saranno guai”. Così urlavano i The Gang in apertura della trilogia (oggi la potete trovare raccolta con il nome di “L’Età del Pane-Dall’Esilio al Ritorno”), con cui raccontavano il percorso barcollante dell’Italia dalla Resistenza sino all’avvento del berlusconismo.
La forza del folk spesso sta nella convinzione che le cose si possano cambiare, contro ogni evidenza. In “Venceremos”, disco che colma uno iato di sette anni dal precedente “Age of Aquarius” (2019), i Villagers of Ioannina City sembrano posseduti dalla medesima foga e parlano di esilio, resistenza, risveglio personale e sociale con la consapevolezza di un mondo che ha intrapreso la direzione opposta, sfruttando la coscienza e l’esperienza di un popolo, quello greco, che ha già sperimentato con largo anticipo tutto il peggio che una crisi può portare, anche il nadir di una minacciosa alba dorata.

Folk nell’anima, dunque, progressive metal nella forma: un altro stile musicale perfetto quando si tratta di parlare di società malate (“Operation: Mindcrime” dei Queensrÿche, “One Hour by the Concrete Lake” dei Pain of Salvation).
“Venceremos” adotta nella narrazione una stratificazione sonora che emerge sin dall’afflato arioso della stupenda “Home”, una cavalcata che procede per quasi dieci minuti tra chitarre elettriche ossessive e ribollire di synth, mentre una melodia dall’ampio respiro cresce di intensità fino a diventare un singalong di rivolta. Con la successiva “Ghost in the Sky”, il pentagramma si innerva di umori folk metal, in un approccio che ricorda le dolenti epopee elettriche dei Primordial (ottima la sezione ritmica formata da Akis Zois e Aris Giannopoulos, fondamentali nel fornire groove al pezzo), sia pure diluite dal massiccio uso di tastiere di Alex Karametis. prima che il tiro epico della title-track ci ponga di fronte ad una battaglia giusta, per quanto esageratamente ottimista possa essere la previsione del testo: “That day will come/And we’ll stand on the top of the mountains again/Freedom will come/It will come in the end”.
“The Ruiner” ci spinge nuovamente verso l’ombra, con una melodia cupa ed un arrangiamento hard rock che avvicina i greci agli All Them Witches (per chi scrive forse il pezzo più debole della scaletta), mentre prepara la strada al tambureggiare di “No Fear” e soprattutto agli undici minuti di “Here and Now”, che si affidano ai Tool di “10000 Days” (suggestione già presente in “Age of Aquarius”) creando un’atmosfera di crescente angoscia, stemperata di tanto in tanto da un refrain dai toni epici.
“Epitaph” e “Requiem” chiudono il disco, con il mantra di tastiere del primo che straborda nel secondo brano, prima che quest’ultimo si apra ad una ballata elettrica dalla melodia memorabile, con tanto di veemente coda elettrica finale.

In questo mondo cinico, nessun ascoltatore, anche il meno smaliziato, si aspetterà un lieto fine a breve termine da “Venceremos” e dalle sue canzoni, eppure siamo comunque felici che i Villagers of Ioannina City siano tornati, sia pure proseguendo la metamorfosi da psychedelic folk rock band a compagine progressive e con un album che, pur molto solido nel songwriting e affascinante negli arrangiamenti, non gode dello stesso effetto sorpresa del precedente.
La vittoria non è l’unico risultato, si continua a lottare perché “la durata è la forma delle cose“, avrete letto probabilmente nelle notizie di questi giorni; il cambiamento un giorno verrà da sé.

TRACKLIST

  1. Alienation
  2. Home
  3. Ghosts in the sky
  4. Venceremos
  5. The Ruiner
  6. No fear
  7. Here and now
  8. Epitaph
  9. Requiem
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