STREAMER – Into The Void

Pubblicato il 09/10/2026 da
voto
6.5
  • Band: STREAMER
  • Durata: 00:42:30
  • Disponibile dal: 16/10/2026
  • Etichetta:
  • High Roller Records
Streaming non ancora disponibile.

La Spagna, si sa, ha sempre potuto vantare una scena classic metal tanto agguerrita quanto appassionata e, a tratti, pittoresca. Band quali Mago De Oz, Tierra Santa, Baron Rojo, fra le altre, hanno saputo mantenere a lungo alto il vessillo della tradizione, ognuna nella sua declinazione personale, creando i presupposti per la nascita e il consolidamento di una vasta quanto solida base di affezionatissimi fan, pronti a supportare con calore tanto le vecchie glorie nazionali quanto le nuove band che si sono via via aggiunte al novero dei ‘difensori della fede’ locali.
Del suddetto novero fanno parte, fin dal 2013, anche i qui presenti Streamer, quintetto catalano giunto con questo “Into The Void” al terzo full-length della sua più che decennale carriera.

Influenzati tanto dal classico sound albionico dei vari Judas Priest, Iron Maiden, Saxon e Satan quanto da quello del power metal tedesco di scuola Helloween (soprattutto), Rage e Running Wild, con qualche capatina nello US power dei primi Savatage, Fifth Angel e Jag Panzer e con giusto una spruzzatina di epic metal d’annata, questi baldi metallari iberici tutti pelle e borchie – di recente approdati alla corte della label tedesca High Roller Records – sono pronti a ritornare sul mercato con un album che altro non è che l’ennesima dichiarazione d’amore per il loro sound di riferimento, declamata nel modo più puro, coerente e cromato possibile; pertanto, se siete alla ricerca di innovazione, sperimentazione o desiderio di contaminazione, il nostro consiglio è quello di rivolgervi altrove: quello che troverete fra i solchi di questo “Into The Void”, infatti, non è altro che metal, metal e ancora metal, nella sua declinazione più classica e incorruttibile.

A dissipare ogni possibile dubbio a riguardo, archiviata la breve quanto funzionale intro “Almanzor”, bastano abbondantemente le note dell’opener “The Day That Bachinona Died” – per la cronaca, ‘Bachinona’ è il nome con cui veniva chiamata Barcellona nelle antiche cronache medioevali – per farsi un’idea di come suonino questi Streamer, e di quanto poco gli interessi di risultare freschi o innovativi: ad un incipit di stampo quasi epic metal in odore di Manowar e Manilla Road fa seguito uno sviluppo uptempo debitore tanto del power metal melodico europeo di fine anni Ottanta quanto della robustezza della sua declinazione d’oltreoceano (i nomi di riferimento sono quelli elencati in precedenza), con chitarre in bella vista e una sezione ritmica rocciosa al punto giusto, il tutto suggellato dall’efficace quanto peculiare prova vocale del buon Adri ‘Motherfuckers’, potente ed istrionico quanto basta.
Sulla medesima falsariga stilistica si muovono anche altri episodi sufficientemente convincenti della tracklist, come le più oscure “No Turning Back” e “Insane World” (in cui emergono anche sentori vicini al King Diamond d’annata), la trascinante “Wanted Head” o la rocciosa title-track, mentre nelle varie “Never Said Goodbye”, “Rock All Around” e “Falling Again” emerge l’anima più stradaiola, briosa e rock’n’roll dei catalani; anima che non stona affatto in mezzo al materiale più ruvido e pesante dell’album, anche perché un po’ tutte le tracce del disco risultano accomunate da un generale senso di malinconia che contribuisce a dare nel complesso una qual certa, coerente, compattezza.

Tutto bene, quindi ? Non esattamente. A inficiare (parzialmente) il risultato finale vi è infatti una latente scolasticità nelle soluzioni proposte e negli arrangiamenti che, pur non impedendo al lavoro di raggiungere un’abbondante sufficienza, preclude per il momento ai Nostri la possibilità di fare il salto di qualità che separa le band volenterose e capaci – come sono senz’altro questi godibilissimi Streamer – da quelle effettivamente in grado di fare la differenza.
Insomma, la scrittura dei catalani ha bisogno di essere affinata ancora un po’, per permettergli di distinguersi dalla massa degli abili mestieranti (ammesso che questo possa essere un loro obiettivo).
Detto ciò, questo “Into The Void” resta comunque un album assolutamente piacevole all’ascolto, zeppo di canzoni scorrevoli e frizzanti, che potrebbe trovare più di un estimatore fra i fan delle sonorità più classiche che non storcano il naso di fronte a un’opera che si accontenta di far parte del grande romanzo dell’heavy metal classico senza alcuna velleità di cambiarne la narrazione.

TRACKLIST

  1. Almanzor
  2. The Day That Barchinona Died
  3. No Turning Back
  4. Never Said Goodbye
  5. Falling Again
  6. Rock All Around
  7. Insane World
  8. Wanted Head
  9. Liar’s End
  10. Into The Void
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