07/10/2026 - NAILS + WOLFBRIGADE + ROTTEN SOUND + INVUNCHE @ London Scala - Londra (Gran Bretagna)

Pubblicato il 08/10/2026 da

La Scala di Londra è sold-out per questa data britannica del breve tour europeo dei Nails, qui presenti da headliner dopo avere partecipato ad alcuni festival e dopo avere aperto, qualche mese fa, per il gigantesco tour europeo di Kreator, Carcass ed Exodus.
Per questa manciata di appuntamenti, il gruppo statunitense si porta dietro i Rotten Sound e gli Invunche, mentre la serata londinese può contare anche sulla presenza dei leggendari Wolfbrigade come special guest, impegnati a presentare il loro nuovo album “Howl From Underground”.

Quattro band che percorrono strade abbastanza differenti, ma che condividono una marcata attitudine live e una spiccata ruvidità di fondo, rendendo particolarmente coerente una serata che mette insieme black metal, grindcore, crust e hardcore senza preoccuparsi troppo delle distanze tra un genere e l’altro. La sala è gremita e il pubblico appare piuttosto variegato, con una consistente presenza di fan arrivati appositamente per i Nails ma anche diversi sostenitori delle altre formazioni in cartellone. La serata può quindi cominciare con la Scala già piena e un’atmosfera decisamente promettente.

Gli INVUNCHE arrivano sul palco con un retroterra particolare: sono originari del Cile, ma ormai trapiantati in Olanda, e pubblicano per Nuclear War Now!. Il loro black metal ha un’indole decisamente punk, evidente soprattutto nelle ritmiche semplicissime e nelle strutture essenziali, spesso costruite per accumulo più che per articolazioni particolarmente elaborate.
Non è però un suono completamente crudo: la chitarra solista introduce melodie che ampliano la prospettiva dei brani, mentre la tastierista/cantante contribuisce nei passaggi più dilatati, rendendo il quadro meno monocorde. L’immaginario del progetto guidato dal chitarrista/cantante El Invunche guarda apertamente alla tradizione mesoamericana e contribuisce a dare alla proposta un’identità precisa: la risposta della sala è curiosa e, soprattutto tra la componente più hardcore del pubblico dei Nails, si percepisce l’interesse per qualcosa di non propriamente abituale.

I ROTTEN SOUND si presentano questa sera in formazione a tre, senza basso, e con Ukri Suvilehto – batterista recentemente impegnato anche con Abbath prima della sua nuova fase di turbolenze – dietro le pelli al posto di Sami Latva. La configurazione ridotta non intacca però l’impatto dello show: il gruppo finlandese resta una macchina abrasiva, compatta e velocissima, capace di trasformare ogni passaggio in una rasoiata.
Una parte della platea li conosce evidentemente almeno di fama, e non è difficile capire perché: i Nails hanno attinto anche dal repertorio dei finlandesi come fonte d’ispirazione, soprattutto agli inizi, e questa sera il collegamento appare piuttosto evidente. I Rotten Sound sembrano perfettamente consapevoli di trovarsi davanti a un pubblico mediamente più giovane del loro abituale e affrontano la situazione con entusiasmo, giustamente come se volessero approfittarne per conquistare nuovi ascoltatori.
La resa, nonostante l’assenza del basso, è notevole e la scaletta pesca parecchio dal passato. Fa particolarmente piacere ritrovare numerosi brani di “Murderworks” ed “Exit”, rimasti nel repertorio anche dopo il concerto speciale dedicato a quei dischi all’ultimo Maryland Deathfest. La loro mezz’ora passa in fretta e lascia dietro di sé il consueto odore di devastazione.

I WOLFBRIGADE mancavano dal Regno Unito da parecchio tempo e basta guardare la sala per capire che la loro presenza non è un semplice riempitivo. Tra il pubblico si riconoscono diversi fan di vecchia data, mediamente più anziani e truci rispetto alla componente più giovane e variopinta accorsa per i Nails. Gli svedesi impartiscono così una bella lezione di crust scandinavo, inizialmente davanti a una folla che sembra avere bisogno di qualche minuto per capire e carburare. Poi sono i sostenitori più accaniti del quintetto a dare il via alle danze, e il pogo prende forma secondo modalità decisamente vecchia scuola.
La setlist procede senza concedere tregua, attraversando soprattutto il repertorio più recente con episodi come “Warsaw Speedwolf” e “From Beyond”, ma non rinuncia a pescare ancora più indietro, fino alla leggendaria “In Darkness You Feel No Regrets” e a qualche chicca del periodo a nome Wolfpack. I Wolfbrigade sono anche la formazione più algida e distaccata della serata, e proprio per questo risultano ancora più minacciosi.
Al di là di qualche cenno di intesa da parte del frontman Mikael Dahl, non cercano simpatia, non fanno concessioni e non sembrano interessati a costruire un rapporto particolare con la sala. Tirano dritti, con la consueta ferocia, e fanno male.

Quando arrivano i NAILS, la Scala è ormai pronta a esplodere. Il gruppo si presenta stabilmente come terzetto, tornando di fatto a una configurazione più vicina alle origini. Anche la formazione dell’ultimo “Every Bridge Burning” si è sfaldata e al fianco di Todd Jones, naturalmente alla chitarra e alla voce, ci sono oggi il batterista Carlos Cruz e il bassista/cantante Andrew Solis.
Sono circa venti i pezzi che vengono scagliati contro la sala e Jones appare subito particolarmente carico: sembra considerare Londra uno dei suoi luoghi preferiti dove suonare, e gli basta spesso alzare vigorosamente i pugni al cielo per ottenere una risposta immediata.
La tensione resta altissima per tutta la durata dello show, anche perché la setlist alterna con intelligenza le tracce più rapide ed essenziali agli episodi più lenti e groovy, i quali spesso permettono anche al frontman di rifiatare. A tratti si percepisce in effetti qualche affanno vocale, ma Solis è lì anche per questo e interviene spesso a sostegno, rendendo il tutto più solido.
La scaletta attraversa buona parte della discografia, lasciando fuori il mini d’esordio “Obscene Humanity”: ci sono parecchi brani da “Unsilent Death”, mentre “Abandon All Life” riceve questa sera una rappresentanza particolarmente consistente, con ben cinque episodi. Più marginale invece “Every Bridge Burning”, forse anche perché il disco è già stato ufficialmente presentato durante il tour di qualche mese fa.
È proprio dal vivo, comunque, che emerge con maggiore chiarezza quanto funzionino queste composizioni spesso decisamente semplici e ignoranti: Jones, da veterano della scena hardcore americana, le ha evidentemente scritte con in mente il palco e la resa live, e tutto puntualmente si trasforma in qualcosa di fisico, diretto, viscerale.
La platea ribolle progressivamente e arriva all’esplosione definitiva nelle ultime battute, quando il crowd surfing aumenta vistosamente e la title-track di “Unsilent Death” porta il concerto verso il suo culmine. Jones continua a incitare la sala, mentre sotto il palco ormai succede di tutto.
Non ci sono grandi sorprese né particolari sovrastrutture: ci sono tre musicisti, una serie di canzoni costruite per essere suonate ad alto volume e un pubblico che finisce completamente dentro lo show. Ed è proprio questo il lato migliore degli statunitensi: dal vivo il loro minestrone di hardcore, grind e death metal acquista un tiro che su disco è sì percepibile, ma solo fino a un certo punto.
Alla fine, Jones e soci chiudono così una serata costruita sulla fisicità, lasciando la sensazione di avere trovato ancora una volta la dimensione ideale per il proprio repertorio. Quando le ultime note si spengono, la sala è ancora in pieno movimento.

Setlist Nails:

I Will Not Follow
Wide Open Wound
God’s Cold Hands
Endless Resistance
Savage Intolerance
In Exodus
Tyrant
Violence Is Forever
I Can’t Turn It Off
Dollar Bin Generation
Fear Based Life
Conform
Scum Will Rise
Lacking the Ability to Process Empathy
Life Is a Death Sentence
You Will Never Be One of Us
Friend To All
Suffering Soul
Unsilent Death
Suum Cuique

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