Tra gli album death metal italiani dell’anno, figura senza dubbio “Deeds of Horror”, prima prova sulla lunga distanza dei Gorge pubblicata a fine estate dalla sempre più intraprendente e affermata Time to Kill.
Un lavoro nato spontaneamente, senza troppi calcoli, se non quello di cimentarsi in una proposta aggressiva e dinamica che deve tanto (se non tutto) a quel suono imbastardito con l’hardcore di leggende degli anni Novanta come Suffocation e Dying Fetus, e che impiega pochissimo a emergere grazie alla sua miscela di impatto ignorante – alimentato anche dalla ‘fame’ e dalla giovane età del duo – e cura in sede di songwriting.
Musica che non mira ovviamente a reinventare la ruota, né tanto meno a uscire dalla nicchia specifica in cui si è infilata, e che, forse proprio per questo motivo, finisce per lasciare il segno, ribadendo come sia anzitutto la legge del riff a dominare in questo genere.
CIAO RAGAZZI, BENVENUTI SU METALITALIA. I GORGE NASCONO DALL’UNIONE TRA EDOARDO NICOLOSO E ROBERTO SAVA, NOMI GIÀ NOTI E ATTIVI ALL’INTERNO DELLA SCENA ITALIANA (FULCI, JORELIA, TV-CRIMES). COM’È SCOCCATA LA SCINTILLA PER QUESTO NUOVO PROGETTO E QUAL ERA LA VISIONE CONDIVISA FIN DAL GIORNO UNO?
– L’idea è nata mentre eravamo al concerto di Defeated Sanity e To Violently Vomit a Milano nel 2025. Molta della spinta a iniziare il progetto è arrivata dopo aver assistito al live di Putrid Pile, che era di supporto a quel tour, e nei giorni a seguire abbiamo deciso di vederci per scrivere qualche demo e successivamente pubblicarle senza alcun tipo di pretesa.
NEL VOSTRO SUONO EMERGE PREPOTENTEMENTE IL LEGAME CON LA SCENA EAST COAST DEGLI ANNI ’90 (DEHUMANIZED, DYING FETUS, INTERNAL BLEEDING, ECC.). COSA RENDE QUELL’EPOCA E QUEL PARTICOLARE FILONE COSÌ SENZA TEMPO E FONDAMENTALE PER VOI?
– Beh, siamo molto legati alla scena brutal death metal di New York, avendo sempre trovato queste sonorità più interessanti e coinvolgenti per i nostri gusti, essendo anche molto influenzati dall’hardcore.
DEFINITE LA VOSTRA FILOSOFIA COME ‘RIFF-DRIVEN’, CON UN’ATTITUDINE HARDCORE E UN GRANDE SENSO DEL GROOVE, EVITANDO PERÒ I CLICHÉ PIÙ ABUSATI DELLO SLAM MODERNO. COME LAVORATE ALLA STRUTTURA DEI PEZZI E ALLA GESTIONE DELLA TENSIONE PER MANTENERE IL SUONO SEMPRE IMPATTANTE E DINAMICO?
– Quello che abbiamo notato in alcune uscite più recenti è che molto spesso si perdeva la musicalità e spesso l’approccio alla struttura della ‘canzone’ era un po’ anonimo, quindi abbiamo deciso di remare un po’ ‘controcorrente’ e focalizzarci più sulla scrittura di riff e di sezioni interessanti da ascoltare. Ovviamente non è un lavoro così scontato e, di fatto, i pezzi hanno subìto diverse variazioni anche in fase di registrazione.
NEGLI ULTIMI ANNI STIAMO ASSISTENDO A UN VERO E PROPRIO RITORNO DI CERTE SONORITÀ GREZZE E DIRETTE ANCHE TRA LE NUOVE LEVE DELLA SCENA INTERNAZIONALE (PENSIAMO A REALTÀ COME CORPSE PILE, FINAL RESTING PLACE E SIMILI). COME VEDETE QUESTA ‘NUOVA ONDATA’ E QUALE PENSATE SIA LA CHIAVE DI QUESTO RISCONTRO COSÌ ENTUSIASTA TRA I FAN PIÙ GIOVANI?
– Una cosa su cui ci siamo sempre trovati d’accordo è che, per quanto inizialmente fosse una wave interessante, a lungo andare molti di questi gruppi hanno perso totalmente personalità e carattere, arrivando a suonare tutti uguali e uno la copia dell’altro.
Molto spesso viene chiamato ‘brutal’ anche quello che, di fatto, di brutale ha poco o niente. Ovviamente questa nuova ondata ha permesso anche a molti fan, giovani e non, dell’hardcore di avvicinarsi al mondo del death metal, e ovviamente questa è una cosa decisamente positiva, ma molto spesso si fa confusione e notiamo che c’è un po’ di esibizionismo.
DAL PUNTO DI VISTA LIRICO, VI SIETE LASCIATI ISPIRARE DA CLASSICI DELl’HORROR PSICOLOGICO COME “JACOB’S LADDER” (“ALLUCINAZIONE PERVERSA”) E “ALTERED STATES” (“STATI DI ALLUCINAZIONE”). COME SI SVILUPPA QUESTO FILO CONDUTTORE ALL’INTERNO DEL CONCEPT DELL’OPERA?
– Personalmente, è stato piuttosto facile scrivere i testi per “Deeds of Horror”. L’ispirazione è venuta dai due film menzionati precedentemente e da lì mi sono collegato a diversi concetti che, a mio parere, legavano bene col tema delle pellicole.
Ci sono testi che affrontano tematiche più attuali, sulla società e sul mondo odierno, mentre alcuni parlano della vita dopo la morte, dell’Aldilà, oppure degli istanti prima della morte. Non tutto è strettamente collegato a “Jacob’s Ladder” e “Altered States”, ma vengono citati più volte e ho preso parecchia ispirazione da entrambi, soprattutto per quanto riguarda l’immaginario del disco.
SULL’ALBUM FIGURA COME OSPITE ANGEL OCHOA, COLONNA PORTANTE DELLA SCENA BRUTAL DEATH METAL INTERNAZIONALE GRAZIE ALLE SUE ESPERIENZE IN DISGORGE E CEPHALOTRIPSY. COM’È NATA LA COLLABORAZIONE CON LUI PER IL BRANO “UNHINGED PUNISHMENT”?
– Essendo fan di progetti come Condemned, Cephalotripsy e Disgorge, eravamo molto sicuri di chi inserire come ospite nel disco e, per fortuna, con il fatto che Edo aveva già avuto modo di farci quattro chiacchiere, avendo suonato in America con i Fulci, abbiamo colto l’occasione per chiedergli di partecipare!
CONSIDERANDO CHE EDOARDO È IL BATTERISTA DEI FULCI, L’USO DELLA DRUM MACHINE NEI GORGE È UNA SCELTA INTERESSANTE E BEN DEFINITA. AVETE INTENZIONE DI MANTENERE QUESTA FORMULA ‘AUTOMATIZZATA’ ANCHE IN FUTURO O STATE VALUTANDO DI ARRUOLARE UN BATTERISTA IN CARNE ED OSSA PER I PROSSIMI LAVORI E L’ATTIVITÀ DAL VIVO?
– Non nascondiamo che molto spesso questa scelta si rivela più una comodità a livello logistico/organizzativo, piuttosto che da quello pratico e di scena (specialmente per quanto riguarda le esibizioni e tutto il comparto live). Ciononostante, ora come ora, ci troviamo bene con questa formazione e l’intenzione è quella di mantenerla tale fino a quando non sapremo di aver trovato la ‘persona giusta’ da includere nel progetto.
NONOSTANTE UNA DISCOGRAFIA ALLORA LIMITATA A POCHISSIMI BRANI, AVETE GIÀ PORTATO LA VOSTRA MUSICA ALL’ESTERO CON DIVERSE DATE TRA BELGIO E REGNO UNITO (CHI SCRIVE, AD ESEMPIO, VI HA VISTO ALL’OFFAL FEST DI MANCHESTER LO SCORSO LUGLIO). CHE TIPO DI ACCOGLIENZA AVETE RISCONTRATO OLTRECONFINE, E COM’È STATO ESIBIRVI DI FRONTE A UN PUBBLICO CHE VI APPROCCIAVA PRATICAMENTE ‘A CARTE COPERTE’?
– Possiamo tranquillamente affermare che finora i feedback dall’estero sono stati strepitosi! Specialmente in Inghilterra, essendoci andati già un paio di volte, abbiamo trovato un ambiente super accogliente (anche grazie ai cari amici dei Disgracing, che abbiamo avuto il piacere di supportare durante il loro release tour ad aprile), e la scena UK ci ha dato un supporto incredibile!

Gorge – Slaughter Club – 28 giugno 2026 – foto Benedetta Gaiani
SIA NELL’ATTITUDINE CHE NELLE VOSTRE INFLUENZE SI PERCEPISCE UNA FORTE CONNESSIONE TRA IL MONDO DEATH METAL E LA SCENA HARDCORE. QUANTO RITENETE SIA FONDAMENTALE QUESTA CONTAMINAZIONE E LA COOPERAZIONE TRA GENERI PER MANTENERE VIVA E GENUINA LA SCENA UNDERGROUND ITALIANA?
– Riteniamo sia fondamentale non separare determinate scene, specialmente in Italia, dato che molto (se non tutto) del supporto iniziale che ha ricevuto questo progetto è arrivato appunto da amici nella scena hardcore, che ci hanno permesso di fare il nostro debutto sul palco come secret act dello Slugfest del 2025. Siamo molto legati alla musica hardcore e riteniamo sia parte integrante dei Gorge.
GUARDANDO PIÙ LONTANO, SE DOVESTE TIRARE FUORI DAL CASSETTO IL SOGNO PROIBITO PER QUESTO PROGETTO, QUALE SAREBBE?
– Essendo un progetto che è nato senza alcun tipo di pretesa e che, nell’arco di pochissimo tempo, ci sta già permettendo di realizzare molti di questi ‘sogni nel cassetto’, pensiamo che la soddisfazione più grande a questo punto sia semplicemente poter suonare assieme ai nostri gruppi preferiti, conoscere tanta fantastica gente e divertirci assieme!

