I The Scalar Process nascono nel 2016 nella cittadina francese di Besançon come progetto personale del chitarrista Eloi Nicod, ma è solamente con la trasformazione in band vera e propria che si arriva, cinque anni più tardi, alla pubblicazione del disco d’esordio “Coagulative Matters”.
La proposta del quintetto è un progressive/technical death metal in linea con i dettami più moderni del genere, ma si contraddistingue per l’utilizzo di intermezzi dal gusto ambient a fare da contrasto alla brutalità dei pezzi.
Dopo qualche cambio di formazione, il secondo disco “Agnomysticism”, pubblicato a maggio, conferma tutto il potenziale dei transalpini, che puntano con decisione ancora maggiore sulla componente eterea della loro musica, in un album maturo e convincente sotto ogni aspetto.
Abbiamo contattato Eloi che ci ha raccontato come è nato e come si è evoluto il gruppo dagli inizi fino a questa nuova uscita.
CIAO ELOI, CONGRATULAZIONI PER IL NUOVO ALBUM E BENVENUTO SUL NOSTRO PORTALE.
“AGNOMYSTICISM” È IL VOSTRO SECONDO LAVORO E ARRIVA A CINQUE ANNI DI DISTANZA DAL DEBUTTO “COAGULATIVE MATTER”.
IN COSA DIFFERISCONO I DUE DISCHI? RITIENI CHE CI SIA STATA UN’EVOLUZIONE NELLA VOSTRA MUSICA IN QUESTO LASSO DI TEMPO?
– Ripensando a “Coagulative Matter”, ne vado ancora fiero. È stato scritto tra la fine dell’adolescenza e l’inizio dell’età adulta, quindi riflette in modo naturale quel periodo della mia vita.
“Agnomysticism” appare molto più maturo, sia musicalmente sia a livello concettuale.
Credo che l’evoluzione principale risieda nella maggiore attenzione dedicata ad atmosfere e dinamiche. Volevamo che ogni sezione pesante avesse un impatto ancora più forte, circondandola di tessiture sonore, passaggi ambient e momenti di tensione. Il suono rimane inconfondibilmente quello dei The Scalar Process, ma credo che abbiamo acquisito molta più consapevolezza della nostra identità.
COME SI È SVOLTO IL PROCESSO DI COMPOSIZIONE DI “AGNOMYSTICISM”?
– La scrittura ha richiesto diversi anni. Alcuni brani sono nati subito dopo la pandemia, seguiti da un periodo di quasi un anno in cui non ho composto praticamente nulla. Dopo il tour in Giappone con gli Archspire nel 2023, l’ispirazione è tornata spontaneamente e gran parte dell’album è stata completata proprio in quel periodo.
Non forzo mai l’ispirazione. A volte una canzone prende forma in pochi giorni, mentre altre si evolvono nel corso di mesi, tra continue revisioni. Sono piuttosto maniacale riguardo ai dettagli, quindi gli arrangiamenti sono cambiati molto nel tempo, prima di arrivare alla loro forma definitiva.
UN VOSTRO TRATTO DISTINTIVO SONO LE SEZIONI ATMOSFERICHE, PERFETTAMENTE INTEGRATE NEI VOSTRI BRANI DEATH METAL.
COME LE CREATE? CHI SUONA LE TASTIERE?
– Gran parte di queste tessiture sonore viene programmata e prodotta da me durante la fase di scrittura. Raramente le considero semplici parti di tastiera, le vedo piuttosto come un ulteriore strumento capace di plasmare il flusso emotivo del brano.
Le mie influenze vanno ben oltre il death metal: ascolto ambient, drone, post-rock, shoegaze, musica elettronica e artisti come i Boards Of Canada. Questo probabilmente spiega perché tali stratificazioni atmosferiche siano diventate una componente così importante del nostro suono. Non sono semplici elementi decorativi, ma parte integrante della composizione stessa.
IL TITOLO DEL VOSTRO NUOVO DISCO, “AGNOMYSTICISM”, È LA FUSIONE DI DUE PAROLE.
QUAL È IL SIGNIFICATO CHE C’È DIETRO? NONOSTANTE L’AGGRESSIVITÀ, NELLA VOSTRA MUSICA C’E’ UNA SORTA DI RISVOLTO MEDITATIVO. QUAL E’ IL MESSAGGIO CHE VOLETE INVIARE CON LE VOSTRE CANZONI?
– Il titolo unisce i due termini ‘agnosticismo’ e ‘misticismo’: non si tratta di rifiutare la spiritualità o di promuovere un razionalismo puro, riguarda piuttosto l’accettazione dell’incertezza.
Viviamo in un’epoca in cui le persone sentono spesso il bisogno di spiegare tutto o di credere in qualcosa di assoluto. Trovo più interessante accettare che alcune domande, semplicemente, non abbiano risposte chiare. Allo stesso tempo, credo che l’essere umano ricerchi naturalmente il senso e il mistero.
L’album esplora questo equilibrio tra scetticismo, curiosità e spiritualità, senza cercare di fornire risposte definitive.
QUESTO TIPO DI ATMOSFERA È PERFETTAMENTE ESPRESSO ANCHE DALL’ARTWORK. CHI LO HA REALIZZATO E QUAL È IL SUO SIGNIFICATO?
– L’artwork è stato creato dalla nostra amica Celest C. (artista freelance, illustratrice e concept artist originaria di Lione, in Francia, nota per le sue fan art e illustrazioni di ambientazione fantasy, ndr), che ha colto perfettamente l’atmosfera che volevamo trasmettere.
Volevamo che l’immagine avesse un carattere onirico e fosse aperta a diverse interpretazioni, proprio come la musica stessa. La palette di colori viola e rosa è diventata gradualmente parte della nostra identità visiva, poiché evoca mistero, introspezione e uno spazio sospeso tra realtà e immaginazione.
LA VOSTRA FORMAZIONE È CAMBIATA TRA IL PRIMO E L’ULTIMO ALBUM E ORA AVETE UNA CHITARRA IN PIÙ. PENSI CHE QUESTO AMPLIAMENTO VI ABBIA AIUTATO A TROVARE NUOVE SOLUZIONI?
– Assolutamente sì. Detto questo, Lucas si è unito alla band quando la fase di scrittura di “Agnomysticism” era già conclusa, quindi non ha influenzato direttamente la composizione dell’album. L’unica eccezione è il suo assolo di chitarra in “Incessant Continuum”.
Da quando è arrivato, è stato di enorme aiuto nel preparare la band per i concerti: avere un secondo chitarrista ci offre molta più flessibilità sul palco e ci permette di eseguire i brani esattamente come erano stati concepiti in origine.
Non vedo l’ora di scrivere insieme a lui per il prossimo disco. È un chitarrista fenomenale e, a mio avviso, uno dei migliori musicisti dell’attuale scena technical death metal. Sono curioso di vedere cosa sapremo creare insieme.
C’È UN BRANO DELL’ALBUM DI CUI VAI PARTICOLARMENTE FIERO, PER QUALCHE MOTIVO?
– Probabilmente direi “In a Light Frame”. È stata in realtà l’ultima canzone che ho scritto per l’album; è un aspetto interessante, perché alla fine è diventata una delle tracce che meglio rappresentano la mia attuale dimensione musicale.
NELL’ALBUM SONO PRESENTI DUE OSPITI. PUOI PRESENTARLI E RACCONTARCI COME SONO NATE QUESTE COLLABORAZIONI?
– È stato un grande onore avere nel disco Andy Thomas dei Rivers of Nihil e Justin McKinney dei The Zenith Passage.
Entrambe le band hanno influenzato il mio modo di comporre per anni ed invitarli non è stata una scelta dettata semplicemente dal voler coinvolgere musicisti famosi. Cercavo ospiti le cui personalità musicali fossero realmente al servizio dei brani: la voce di Andy e l’assolo di chitarra di Justin si sono integrati nelle composizioni in modo del tutto naturale.
SPESSO VENITE PARAGONATI PROPRIO A BAND COME THE ZENITH PASSAGE E RIVERS OF NIHIL.
SEI D’ACCORDO CON QUESTO PARAGONE? SENTI DI AVERE QUALCOSA IN COMUNE CON LORO, MAGARI ANCHE SOLO IN TERMINI DI ATTITUDINE?
– È ovviamente lusinghiero, perché sono entrambe band che ammiriamo.
Credo che il paragone nasca principalmente dall’equilibrio tra technical death metal e atmosfera, ma non cerchiamo di imitare nessuno.
Ogni band, a un certo punto, subisce l’influenza di altre. L’obiettivo è semplicemente assimilare quelle influenze e creare qualcosa che risulti personale.
UNA BAND COME GLI IMMOLATION, RADICATA NELLA TRADIZIONE DEL DEATH METAL, HA PUBBLICATO UN NUOVO ALBUM QUEST’ANNO, MENTRE ALTRE FORMAZIONI STANNO OTTENENDO SUCCESSO CON L’INTODUZIONE DI ELEMENTI INNOVATIVI NEL GENERE.
QUAL È LO STATO DI SALUTE DEL DEATH METAL NEL 2026?
– In realtà, credo che il death metal goda di ottima salute.
Ci sono band leggendarie come gli Immolation che continuano a pubblicare dischi incredibili, mentre gruppi più giovani continuano a espandere le potenzialità del genere. Alcune band puntano sulla tecnica, altre sull’atmosfera, su strutture progressive o persino su influenze elettroniche. È proprio questo a mantenere vivo il genere: la capacità di evolversi senza paura, pur rispettando le proprie radici.
SEBBENE I THE SCALAR PROCESS SIANO NATI ORMAI DIECI ANNI FA, SIETE ANCORA UNA BAND GIOVANE. QUALI DIFFICOLTÀ AVETE INCONTRATO IN QUESTI ANNI?
– La sfida più grande è stata semplicemente costruire tutto passo dopo passo.
Quando ho fondato The Scalar Process, non c’era nemmeno l’intenzione di creare una band a tutti gli effetti. Trovare la formazione giusta, conciliare questa attività con la vita privata, finanziare le registrazioni, andare in tour: tutte queste cose richiedono anni.
E c’è anche la sfida di mantenere la pazienza in un’epoca in cui tutti si aspettano risultati immediati.
HAI GIÀ IN MENTE QUALE DIREZIONE POTREBBE PRENDERE LA VOSTRA MUSICA IN FUTURO?
– Non nello specifico.
Non mi piace mai decidere in anticipo quale debba essere il suono del prossimo album poiché ogni disco dovrebbe riflettere la nostra situazione creativa in quel preciso momento.
Detto questo, credo proprio che continueremo a esplorare il rapporto tra musica estrema e atmosfera. È diventato un elemento essenziale della nostra identità.
FINO AD ORA LA VOSTRA ATTIVITA’ DAL VIVO NON E’ STATA MOLTO INTENSA. AVETE IN PROGRAMMA QUALCHE ESIBIZIONE O UN TOUR IN SEGUITO ALL’USCITA DI “AGNOMYSTICISM”?
– Per molto tempo ho nutrito l’ambizione di suonare dal vivo il più possibile. Tuttavia, la realtà è ben più frustrante, soprattutto per una band di technical death metal. C’è un’enorme quantità di gruppi validi che competono per le stesse opportunità e riuscire a inserirsi nel circuito dei tour richiede molto più della semplice capacità di scrivere buona musica.
Fortunatamente, lungo il percorso abbiamo incontrato persone straordinarie e questi rapporti ci hanno aperto alcune porte. Al momento siamo concentrati sulla promozione di “Agnomysticism” e quest’estate torneremo in Giappone insieme a Psycroptic, The Zenith Passage e ai nostri cari amici dei Carrion Vael: siamo davvero entusiasti all’idea.

