7.0
- Band: OBSCURA QALMA
- Durata: 00:30:01
- Disponibile dal: 23/11/2026
- Etichetta:
- Dusktone
Attivi dal 2018, gli Obscura Qalma hanno pubblicato diversi EP e un album di debutto, “Apotheosis”, uscito nel 2021 e già indicativo della professionalità e della chiara visione artistica del gruppo. I veneziani si prefiggono di proporre un blackened death metal orchestrale sulla scia di band come Septicflesh, Dimmu Borgir e Behemoth; un suono talvolta orientato fortemente sull’industrial metal, in altri frangenti invece più atmosferico e sinfonico, che palesa il tentativo dei lagunari di conferire alla loro musica qualche spunto personale, pur rimanendo fermamente ancorati a un sottogenere ben definito che è andato a delinearsi a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, grazie a grandi innovatori quali, ad esempio, i Samael.
L’impatto non manca, ed è anzi il vero punto di partenza degli Obscura Qalma, i quali decidono di infarcire il loro metal estremo con potenti orchestrazioni nel preciso intento di andare ad arricchire un suono che deve risultare il più possibile saturo e avvolgente.
Dal punto di vista concettuale, i ragazzi si attestano su tematiche filosofiche ben presenti nel sottobosco da cui traggono ispirazione, risultandone anzi più debitori da questo punto di vista che da quello strettamente musicale: misticismo, occultismo, Goethe, Baudelaire, questo è l’orizzonte prevedibilissimo degli Obscura Qalma, che in questo nuovo album si concentrano sulla figura del Faust, cercando di reinterpretarla a modo loro con un occhio contemporaneo, passando attraverso temi quali il desiderio, la trascendenza, la sofferenza, l’egoismo e l’orgoglio.
Anche l’artwork dell’album risulta perfettamente in linea con quanto già ampiamente proposto dalle band ispiratrici, risultando anche in questo caso ben più scontato della musica stessa.
Va da sé che una simile e deliberata scelta possa essere interpretata tutto sommato come un’assoluta onestà d’intenti: il metal in larga parte è costituito da inossidabili nicchie che fanno la gioia di tanti appassionati in perenne ricerca del “more of the same”; atteggiamento che potrà essere criticato dagli alfieri della ricerca e dell’innovazione, ma che aiuta a tenere insieme tutto il carrozzone, il quale, senza i gruppi che pescano a piene mani dalla tradizione, gli epigoni, i revival, non potrebbe di certo sopravvivere.
Gli Obscura Qalma da parte loro continuano a muoversi con vivacità nell’underground nostrano e internazionale, facendo appunto circolare il nome con diverse pubblicazioni minori, rifacimenti orchestrali delle loro composizioni, raccolte di brani già editi e altri tributi, più un’attività concertistica che li ha portati in giro per l’Europa diverse volte.
Andando più in dettaglio nel nuovo “Immortality Through Ashes”, è possibile riscontrare, come già accennato, diverse influenze che conferiscono maggior interesse al lavoro; oltre all’industrial metal e a un afflato technical death metal, è possibile riconoscere una velatura di deathcore, forse retaggio delle precedenti esperienze dei musicisti coinvolti e della loro area geografica di provenienza, che dà quel tocco in più, benché appena percettibile; talora invece chitarre soliste caratterizzate da forti riverberi fanno pendere la proposta verso il blackgaze più moderno e smaliziato.
Di certo essenziale il lavoro di Sirius, al secolo Leopoldo Santoro, che, oltre alle voci, alle chitarre e agli arrangiamenti, si è occupato anche della produzione dell’album, ben coadiuvato dall’altro chitarrista Lucas e dall’arrembante e chirurgica sezione ritmica costituita da Theo al basso e da Res alla batteria.
La mezz’ora di durata dell’opera unita ad un’assoluta fluidità tra gli otto movimenti da cui è costituita aiuta a godersela al meglio, scongiurando significativi cali di tensione e qualità; anzi, con l’aumentare del minutaggio, “Immortality Through Ashes” acquista spessore e attrattiva, in virtù dell’epicissima doppietta costituita da “A Sepulchral Obsession” e da “Sapphire Epitaph”, posta a metà disco, seguita dall’accattivante singolo apripista “Hollow Bastion” in penultima posizione; riuscito anche il finale dinamico e coinvolgente di “Anhedonia.exe”.
In definitiva, un’uscita che potrebbe magari rischiare di perdersi nel mare magnum delle proposte affini, ma capace di offrire spunti interessanti e in parte anche personali, soprattutto per chi apprezza le sonorità di grande impatto e continua a riconoscersi nei nomi storici che hanno contribuito a definire e valorizzare questo specifico ambito stilistico.
