WOLVES IN THE THRONE ROOM- Estuary

Pubblicato il 20/10/2026 da
voto
8.0
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I paladini del cascadian black metal, per quanto questa etichetta stia da sempre stretta alla stessa band, si sono fatti attendere più del solito per un nuovo album, ma lo fanno con quello che è probabilmente il loro esito più diretto e insieme variegato di sempre. Non parliamo, beninteso, di uno stravolgimento totale del sound, tuttavia i fratelli Weaver & Co. – compreso l’ormai fidato sodale Kody Keyworth – riescono nel felice intento di rinnovarsi e aggiungere elementi di evoluzione, continuando sulla strada già segnata qua e là nel precedente “Primordial Arcana”.

Anche a livello di suoni, nonostante abbiano proceduto come da abitudine a lavorare e registrare nel loro studio a Olympia (il capanno ribattezzato “Owl Lodge”), con una piccola concessione a uno studio esterno per le tracce di batteria, si sente un grande e minuzioso lavoro di ricerca. Lo stesso Nathan (uno dei due fratelli Weaver, ça va sans dire) sperimenta su tonalità più acute e stridenti, un elemento che oltre ad arricchire la loro proposta, viene messo particolarmente in luce dal mixing, che porta in primo piano come non mai le voci.
A livello compositivo, i Lupi si confermano maestri nel creare atmosfere intense ed estremamente evocative del mondo che li circonda, come sempre su piani che superano la pura percezione fisica, guidandoci in viaggi spirituali e onirici, ampliando così la nostra stessa percezione. In apertura, la title-track ha un avvio quasi doom, per rivelarsi poi uno dei loro brani più trascinanti di sempre, il quale strizza l’occhio persino a certi Cradle Of Filth (riferimento già percepito nell’EP uscito tre anni fa) nell’intreccio delle due voci in scream e growl, oltre che per l’uptempo così ritmato. Con la consueta personalità, il brano rallenta poi nuovamente, risucchiandoci in una spirale di dolore man mano che passano i minuti.

Di contro, già con il secondo brano “Knights Of Tiamat” si nota un gioco efficace di contrasti. Qui l’andamento è più meditativo, con tastiere che esplodono su tinte cupe. Nonostante la presenza di riff potenti, restano impressi soprattutto l’intermezzo acustico e gli evocativi rallentamenti, fino a un finale da brividi che ci immerge nella natura più remota; la cura nelle chiusura dei brani è un elemento che si nota molto, come se la band desiderasse riassumere in qualche modo le sensazioni dei minuti precedenti brano dopo brano, o ci volesse lasciare indizi di micro-rituali alla fine di ogni segmento di questo viaggio.
Su questo fronte, a seguire troveremo altre soluzioni più delicate, con effetti sonori e una semplice tastiera, oppure l’evocazione di un vento violento, fino all’innesto di una chiusura “space” per la quinta traccia; proprio su “Ghosts Among The Obelisks” si intrecciano ferocia, tocchi di depressive black metal e un incedere ipnotico: una commistione perfetta per evocare boschi fitti e riti arcani al loro interno e che fa di questo uno dei loro pezzi più intensi e ammalianti di sempre.

Hanno elementi molto peculiari anche gli altri brani fin qui non citati; si stagliano sicuramente la ritmica e le tonalità sghembe di “Foretold In Reflections”, ammantata anche di un certo gusto death-doom nell’uso delle tastiere e della voce, che dona un senso di disagio fortissimo (e torna preponderante la sensazione di un vero e proprio rituale oscuro). Il finale è poi affidato a un’altra traccia, “Wretched Spirits, Land Of The Light”, che ha molti richiami a certo black metal sinfonico della prima ora: violento, irrequieto, eppure ricco di sfumature malinconiche e maestose. In una circolarità fatta di contrasti e suggestioni che portano a rischiacciare subito “play”, più volte.

“Estuary” è insomma un disco che può colpire su vari fronti: per la sua brutalità – conquistando così gli ascoltatori più restii alle sonorità ‘classiche’ della band – per l’ottima sintesi delle diverse anime dei Wolves in The Throne Room, e infine per i tanti, nuovi spunti sonori che riesce a offrire. Non è un risultato scontato, dopo otto album; ma del resto ben poche band riescono a fare sempre centro come loro.

TRACKLIST

  1. Estuary
  2. Knights Of Tiamat
  3. Foretold In Reflections
  4. The Orca Cliffs
  5. Ghosts Among The Obelisks
  6. Wretched Spirits, Land Of The Light
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