7.0
- Band: AZATOTH
- Durata: 00:39:00
- Disponibile dal: 21/08/2026
- Etichetta:
- Extremely Rotten Productions
I finlandesi Azatoth sembrano aver affrontato il proprio debutto con l’urgenza di chi teme di dimenticarsi qualcosa nel cassetto. “Carnal Lust of Blasphemy”, in uscita per la Extremely Rotten Productions di David Mikkelsen degli Undergang, restituisce infatti l’immagine di una band di giovani appassionati che ha assorbito con voracità tutto ciò che la scena dell’old school death metal contemporaneo ha prodotto negli ultimi anni e ora prova a riversarlo in un unico, denso manifesto sonoro.
Alcuni membri del quartetto arrivano da esperienze in realtà emergenti come Disguised Malignance e Malformed, ma è con questa nuova creatura che affondano definitivamente la lama in un death metal truce, insistente e profondamente immerso in una certa estetica del sottobosco europeo. La cosa curiosa è che gli Azatoth non si limitano a omaggiare un singolo filone: ascoltando il disco, si ha quasi l’impressione di sfogliare il cartellone ideale di un’edizione del Kill-Town Death Fest di Copenhagen, con alcuni pezzi che sembrano raccogliere suggestioni provenienti da vari gruppi che abitualmente popolano quel circuito. Si passa così da partiture groovy e soffocanti – con tanto di vaghe derive goregrind sostenute da un growl ultra-gutturale – che rimandano a Cerebral Rot e Corpus Offal, a sezioni più ordinate e spigolose, dove affiorano la solennità e il gusto oscuro di Cruciamentum, Gorephilia e Phrenelith.
Questa abbondanza di riferimenti è un po’ il limite del lavoro: c’è molta carne al fuoco e la giovane età dei musicisti emerge proprio nella difficoltà di dosare le idee. Diversi pezzi si attestano sui cinque o sei minuti e diventano contenitori nei quali il gruppo accumula riff su riff, cambi di registro e variazioni ritmiche senza concedersi quasi mai il lusso della sottrazione. L’energia non manca, anzi: gli Azatoth suonano con una fame evidente e difficilmente lasciano calare la tensione. A tratti, però, viene spontaneo pensare che alcune trame avrebbero guadagnato maggiore incisività con qualche sforbiciata, mentre certi spunti avrebbero avuto più senso in contesti differenti invece di essere compressi in questo lavoro.
Ciò non toglie che il talento sia già ben visibile: brani come “Veins of Rotten Blood”, “Abhorrent Reincarnation”, “Blasphemous Flesh” o “Putrid Altar of Eternal Decay” ospitano alcuni riff davvero esaltanti, soprattutto quando la scrittura si apre a strappi dal sapore morbidangeliano che spezzano l’andatura con una forza notevole. Sono momenti che fanno intuire quanto questo materiale possa trasformarsi in un’arma particolarmente efficace dal vivo, dove l’impatto fisico e la continua successione di idee troveranno probabilmente il loro habitat naturale. “Carnal Lust of Blasphemy” è quindi un debutto ancora istintivo e persino un po’ bulimico, ma proprio questa irruenza racconta una band con margini di crescita decisamente promettenti.
