7.0
- Band: INVOCATION RITUAL
- Durata: 00:34:38
- Disponibile dal: 14/08/2026
- Etichetta:
- Iron Fortress Records
Seattle e un po’ tutto il Pacific Northwest non sono luoghi che hanno bisogno di presentazioni quando si parla di estremismo sonoro, ma gli Invocation Ritual sembrano intenzionati a percorrere una strada un pochino fuori dai canoni recenti. Il gruppo mette insieme musicisti provenienti da Oxygen Destroyer, Re-Buried e Kontusion, affiancati da Gabriel Dubko, voce già ascoltata in Implore, Wormrot e numerosi altri progetti. Dopo un demo di due brani pubblicato lo scorso anno, la formazione arriva al debutto con “Altered Reality”, un album che prende il death metal come punto di partenza senza preoccuparsi troppo di stabilire dove debba condurre il viaggio.
La difficoltà, infatti, sta proprio nel trovare un riferimento prevalente. Certo, alcuni riff richiamano senza troppi giri di parole un certo tipo di death metal americano vecchio stampo, con Morbid Angel e Deicide tra i nomi che possono affiorare più facilmente, ma la formula dei ragazzi non si esaurisce lì. Emergono accelerazioni di matrice thrash, qualche soluzione più tecnica e un gusto per il cambio di passo che impedisce ai brani di adagiarsi su una singola modalità espressiva. In questo senso, un paragone non del tutto peregrino può essere quello con i Bloodbath di “The Fathomless Mastery”, ovvero una fase nella quale l’adesione alla vecchia scuola conviveva con una maggiore attenzione per costruzioni elaborate e sensibilità più contemporanee.
A tenere insieme una proposta così mobile interviene soprattutto la voce di Dubko, elemento particolarmente caratterizzante dell’album. Il cantante alterna un growl profondo a interpretazioni più isteriche e scomposte, cercando talvolta un’impostazione quasi psicotica che può ricordare, per intenzione e teatralità, Travis Ryan dei Cattle Decapitation. È un tratto che contribuisce non poco alla riconoscibilità del gruppo e permette alla tracklist di mantenere una certa continuità anche quando i riff prendono direzioni differenti.
Il pregio maggiore di “Altered Reality” è dunque uno spirito abbastanza libero, evidente soprattutto nella volontà di non inseguire uno specifico filone underground: i brani restano compatti, evitano divagazioni eccessive e si muovono generalmente entro durate contenute, pur concedendosi una discreta varietà interna. La prima metà della tracklist appare tuttavia più centrata, con episodi maggiormente scorrevoli e immediati, mentre nella seconda qualche avvitamento sembra meno necessario e finisce per appesantire leggermente il discorso.
Resta comunque un debutto che incuriosisce proprio perché difficile da collocare con precisione. E anche sul piano produttivo gli Invocation Ritual hanno evidentemente deciso di non lesinare: il mixaggio è affidato a Billy Anderson, guru dietro lavori di Neurosis, Swans, Sleep e molti altri, mentre il mastering porta la firma di Greg Wilkinson degli Autopsy. Insomma, investimento e ambizione non sono mancati: ora bisognerà vedere fin dove questa libertà di movimento saprà condurre il quartetto.
