7.0
- Band: BLACK DOOR
- Durata: 00:42:16
- Disponibile dal: 28/08/2026
- Etichetta:
- Wolves Of Hades
In una scena, quella black metal contemporanea, dove il ritorno in auge delle correnti melodico-sinfoniche degli anni Novanta è ormai un fenomeno consolidato (si pensi anche all’hype generatosi attorno a un evento come il Fortress Festival di Scarborough), Black Door non si presenta come un qualcosa di naïf o scollegato dalla realtà, bensì come la diretta conseguenza di un amore ritrovato e di un interesse tangibile verso la suddetta stagione musicale.
La one-man band olandese, già responsabile di un primo full-length nel 2022, si riaffaccia in questi giorni sul mercato portando avanti un’idea precisa, una visione dove la nostalgia – similarmente a quanto fatto da Lamp of Murmuur, Spectral Wound, Stormkeep e Worm – è trasformata in feticcio senza tuttavia dimenticarsi di curare la scrittura alla base della proposta, unico vero strumento per sperare di resistere sulla lunga distanza in un mercato frenetico e inflazionatissimo.
Per fortuna, in questo senso, “In the Shadows of a Funerary Gleam” conferma come quello amministrato da Vestibulum sia un progetto che alla riesumazione meticolosa di un’estetica datata (l’artwork, ad esempio, rimanda chiaramente a quello di “For all tid” dei Dimmu Borgir, mentre la produzione zanzarosa guarda alle scelte lo-fi adottate all’interno dei Grieghallen Studios) sappia affiancare un songwriting degno di questo nome, in cui alla vecchia scuola è dato modo di rivivere in brani sì derivativi, ma anche spontanei nel loro immergersi in certe ambientazioni epiche, fredde e medievaleggianti.
Su tutto svettano le ombre dei primi Emperor, Godkiller e Satyricon, numi tutelari davanti a cui il musicista con base ad Amsterdam – sorta di stakanovista del circuito orange attivo (fra gli altri) in Alburnum, Faceless Entity, Melancholie e Wanderlaas – si genuflette palesando comunque un certo buon gusto negli arrangiamenti e nello sviluppo di melodie genuinamente euforiche e trascinanti, le quali evitano barocchisimi e atmosfere romantiche in favore di un approccio più sobrio e battagliero, ideale per dipingere un oscuro mondo fantasy di eserciti in guerra fra loro o in marcia verso fortezze sinistre e solitarie.
Un substrato emotivo sorretto anzitutto da un lavoro di chitarra semplice ma efficace, prima ancora che dalle orchestrazioni, e che nei momenti più ispirati – vedasi la trascinante title-track – riesce effettivamente a segnalare Black Door come una realtà degna di stare sullo stesso piano dei ‘big’ di questo ennesimo filone revival, trovando la giusta quadra fra ingegno e citazionismo.
Ad onor del vero, dopo un avvio tanto convincente, va detto come “In the Shadows…” fatichi un po’ a mantenersi su simili livelli di presa e coinvolgimento, ma nel complesso – fra parentesi più scabre e amare e qualche voce pulita in odore di “Anthems to the Welkin at Dusk” – il suo ascolto procede comunque in maniera fluida e dinamica, a riprova dell’impegno profuso dal mastermind per non affidarne lo sviluppo al caso.
Ogni elemento è insomma al posto giusto, per un’opera che – senza ambire alla visibilità dei recenti “Verbolgen”, “The Nocturnes of Iswylm” o “Necropalace” – rinnova la fiamma del melodic/symphonic black metal di una volta evitando di incappare in un senso di epicità posticcio e ridondante.
