8.0
- Band: SEX PRISONER
- Durata: 00:19:24
- Disponibile dal: 10/07/2026
- Etichetta:
- To Live a Lie
I Sex Prisoner hanno sempre dato l’impressione di esistere soltanto quando ne hanno davvero voglia, senza alcuna necessità di sfruttare il consenso raccolto dal debut album “Tannhauser Gate” e la necessità di occupare stabilmente la scena, limitandosi solo a qualche pubblicazione sporadica e concerti capaci di lasciare il segno.
Così, quando “Cautionary Tale” si materializza dopo dieci anni, l’impressione è quella di ritrovare una forza rimasta silenziosamente in compressione per tutto questo tempo. Un’attesa lunga, certo, ma che ha finito per rafforzarne ulteriormente l’aura: quella di una formazione schiva, poco interessata alle logiche della sovraesposizione, capace però di trasformare ogni nuova pubblicazione in un piccolo evento per chi frequenta i territori più abrasivi di certo hardcore estremo. E, dopo averli visti devastare il palco dell’ultimo Maryland Deathfest, era difficile non aspettarsi che quella stessa energia trovasse una traduzione convincente anche su disco.
“Cautionary Tale” conferma immediatamente ciò che ha sempre reso i Sex Prisoner una realtà particolare: pur restando fondamentalmente oltranzisti, sono riusciti a ritagliarsi una nicchia trasversale, attirando ascoltatori provenienti tanto dai mondi grind/powerviolence quanto dall’hardcore più metallico. Il motivo è semplice: la loro musica non vive soltanto di velocità e sintesi, ma anche di un senso del groove sorprendentemente sviluppato e presente, capace di dare maggiore corpo a brani che potrebbero altrimenti ridursi a brevi scariche di adrenalina.
Le accelerazioni convivono così con riff massicci, cadenzati, spesso figli di un hardcore metallizzato deformato da una produzione enorme, slabbrata e ruvida. È un muro sonoro che colpisce per peso specifico prima ancora che per rapidità, e che riesce continuamente a cambiare pelle senza perdere coerenza.
La cosa più interessante è che questo dialogo tra le varie anime non segue schemi prevedibili: i Sex Prisoner non alternano semplicemente una parte veloce a una lenta, né costruiscono i pezzi secondo formule riconoscibili. Al contrario, inseriscono continue punteggiature, deviazioni improvvise e cambi di prospettiva che rendono ogni brano più imprevedibile di quanto la sua durata lascerebbe immaginare. Le tracce spesso terminano proprio quando sembrano aver trovato un equilibrio, lasciando spazio alla successiva in una rincorsa continua che invita ad affrontare l’album come un’unica, violenta scarica di tensione.
Rispetto agli esordi emerge una scrittura più sfuggente e ulteriormente rifinita: se le prime opere puntavano maggiormente sulla compattezza, qui ogni elemento entra in scena, lascia il segno e scompare rapidamente, senza mai monopolizzare il discorso. È un flusso ansioso, nervoso, costantemente in movimento, nel quale trovano spazio anche piccoli dettagli atmosferici: effetti industriali, rumori, brevi intermezzi che collegano alcuni episodi e accentuano quel senso di alienazione che attraversa l’intero lavoro. Nulla di invasivo, visto che la chitarra resta saldamente al centro, ma abbastanza da conferire maggiore profondità al disco.
Fa piacere anche trovare l’ospitata al microfono di JR dei Pig Destroyer, presenza perfettamente coerente con una proposta che guarda chiaramente pure a certe evoluzioni del grind moderno senza limitarsi a replicarle. Del resto, tra le influenze si possono facilmente riconoscere anche nomi come Weekend Nachos, Gets Worse e ACxDC, assimilati però in una scrittura personale ed elastica.
Paradossalmente, proprio la suddetta attenzione per il groove rende “Cautionary Tale” persino un possibile punto d’ingresso verso sonorità normalmente considerate ostiche. Pur rimanendo un disco estremo, alcuni riff, come accennato, possiedono infatti una rotondità e una fisicità immediatamente leggibili – quasi ricollegabili agli Hatebreed di “Under the Knife” e “Satisfaction…”, anche se opportunamente alterati – e capaci così di guidare anche chi si avvicina per la prima volta al powerviolence o al grindcore. Naturalmente, serve comunque un minimo di dimestichezza con certe dinamiche, ma i Sex Prisoner dimostrano ancora una volta come inquietudine e immediatezza non siano affatto concetti incompatibili.
“Cautionary Tale” insomma ripaga pienamente l’attesa: è un album breve, ma denso di idee, nel quale convivono urgenza e una notevole capacità di rendere memorabili strutture che sulla carta dovrebbero essere tese e scomposte.
Più che una semplice conferma, è la prova di come i Sex Prisoner abbiano ulteriormente affinato una formula che oggi appare ricca di registri espressivi e al contempo coerente, dimostrando quanto spazio ci sia ancora per lavorare dentro certi confini quando si possiedono idee, personalità e il giusto grado di ossessione. Una band che può sparire per anni senza perdere identità.
