Ci sono band così strane e sperimentali che cercare di catalogarle risulta sempre un esercizio di stile fin troppo difficile, e gli Elder potrebbero tranquillamente rientrare in questo tipo di formazioni.
Ormai da vent’anni, la formazione con Nick DiSalvo fa parlare di sé per via di una direzione musicale sempre mutevole e raramente afferrabile: “Through Zero”, il loro ultimo album, ne è un esempio lampante, capace di restituire una visione sempre lanciata in avanti nel tunnel psichedelico del futuro.
Abbandonati in parte i lidi chiaramente stoner rock degli inizi, la mutevolezza e l’onnipresenza dei sintetizzatori sono diventati un elemento ricorrente di questa musica, veicolo per trasportare l’ascoltatore in un universo parallelo che nasconde più di un significato, sepolto sotto vari strati di riff e melodie.
Proprio in occasione dell’uscita del disco abbiamo fatto due chiacchiere con (un invero parco di parole) DiSalvo, ormai residente in pianta stabile a Berlino: una città che ha influenzato la musica del combo molto più di quello che ci si aspetterebbe.
CIAO NICK E BENTORNATO SU METALITALIA. SEI CONTENTO DI COME STA ANDANDO IL LANCIO DI “THROUGH ZERO”? HAI GIÀ AVUTO DEI FEEDBACK IN MERITO?
– Tutti quelli che l’hanno ascoltato sembrano entusiasti del disco. Anche le recensioni che stanno uscendo sono positive: sento che questo disco è uscito molto bene, qualunque cosa dica la critica.
SECONDO NOI QUESTO DISCO SPINGE ANCORA PIÙ IN LÀ IL VOSTRO APPROCCIO PIÙ KRAUTROCK. PENSI CHE, IN QUALCHE MODO, VIVERE IN GERMANIA TI ABBIA INFLUENZATO DA QUEL PUNTO DI VISTA?
– Se c’è più di una influenza krautrock nella nostra musica, che penso sia molto sottile, non credo che derivi dal fatto di vivere qui. La scena tedesca degli anni Sessanta e Settanta non ha un grande appeal qui, come può essere invece per il rock negli Stati Uniti o nel Regno Unito. Vivendo a Berlino, sono stato a contatto con moltissimi tipi di musica e arte, e penso che vivere in un ambiente così multiculturale ci abbia influenzati molto di più di qualsiasi genere musicale.
È LA PRIMA VOLTA CHE AVETE PRODOTTO E MISSATO UN DISCO INTERO INSIEME A RICHARD BEHRENS, DOPO QUELLO CHE AVEVATE FATTO CON L’EP “LIMINALITY”: VI HA PORTATO QUALCHE NUOVA IDEA IN FASE DI COMPOSIZIONE?
– No, Richard non è stato coinvolto nella composizione. È un ottimo copilota e coproduttore, e ci ha aiutati a mettere a fuoco la visione che avevamo grazie alla sua maestria tecnica.
CI È PIACIUTO MOLTO IL FATTO CHE MOLTE CANZONI SIANO FATTE A LIVELLI: SI PARTE DA UN RIFF E CI SI COSTRUISCE SOPRA UN BRANO INTERO CONTINUANDO AD AGGIUNGERE STRATI. QUESTO STILE VI È VENUTO NATURALMENTE? O ERA UNA COSA CHE AVEVATE GIÀ DECISO PRIMA DI ENTRARE IN STUDIO?
– Le canzoni erano già ampiamente pronte prima che entrassimo in studio, quindi il fatto che fossero in questo modo è stato intenzionale e non improvvisato. è il mix di riff che si intrecciano fra loro, costruendo lentamente il disco e facendolo suonare complesso e profondo.
LA COPERTINA DI ADAM HILL HA CATTURATO SUBITO LA NOSTRA ATTENZIONE: C’È QUALCHE SIGNIFICATO NASCOSTO NEL DISCO RELATIVAMENTE AD ESSA?
– La copertina dell’album è direttamente collegata a “Capture/Release”, in particolare al verso “Caught in the thorns growing above”. Il punto di vista di chi guarda la copertina è quello di essere immerso in un letto di erbe e fiori, che, normalmente, dovrebbe essere una visione piacevole, ma messe con dietro un cielo nero diventano automaticamente un elemento ambiguo o violento: aggiungiamo la spada, e diventa ancora più confusionario. Sfida chi guarda il disegno a decidere come interpretarlo: l’ambiguità della copertina è perfetta per riflettere la musica e il titolo del disco.
NELLE NOTE STAMPA HAI DETTO CHE ANDARE ‘ATTRAVERSO LO ZERO’ È SOLO UN NUOVO PUNTO DI INIZIO ATTRAVERSO UN PERCORSO NON TRACCIATO. SU CHE SENTIERO PENSI SI TROVINO GLI ELDER, DOPO VENT’ANNI DI CARRIERA?
– Penso che siamo una band completamente diversa da quello che eravamo dieci anni fa, figuriamoci venti. Ed è difficile pensare a cosa ci aspetta. Per adesso, siamo solo contenti che sia uscito un nuovo disco e che, dopo tutti questi anni, non siamo ancora stanchi di suonare.
PENSI CHE, IN QUALCHE MODO, QUELLO CHE AVETE FATTO CON “THROUGH ZERO” SIA SIMILE A QUELLO CHE HANNO FATTO I BLOOD INCANTATION CON “ABSOLUTE ELSEWHERE”? SPECIALMENTE RIGUARDO LA PARTE PIÙ PSICHEDELICA DELLA VOSTRA MUSICA.
– Gli Elder hanno preso elementi psichedelici e progressive sin dalla loro ideazione. Non penso ci sia nulla da paragonare con i Blood Incantation.
CI SONO PERSONE CHE ANCORA SI LAMENTANO DEL VOSTRO CAMBIAMENTO DI SOUND: COSA GLI DIRESTI OGGI?
– Ascoltate qualcos’altro. C’è un sacco di musica là fuori.
IN ALCUNE INTERVISTE HAI PARLATO DEL FATTO CHE IL NOME ELDER DERIVI DALLA TUA PASSIONE PER LA STORIA E GLI IMPERI. HAI ANCORA QUESTA FASCINAZIONE?
– Questa passione è scemata pian piano negli anni. Quando ero un metallaro adolescente, ero molto interessato nelle religioni precristiane: la classica cosa che ti viene spontanea ascoltando alcune band. Oggi, la nostra musica è più rivolta a tematiche metafisiche: cose che forse sono più astratte, ma che credo abbiano ancora più rilevanza oggi.
AVETE DIVISO IL PALCO CON TANTISSIMI NOMI ENORMI DELLA STORIA DEL METAL, E PERSINO CON ALCUNI INVENTORI DELLA MUSICA PSICHEDELICA: TI SENTI IN QUALCHE MODO ARRIVATO? O CI SONO ALTRE BAND CON CUI TI PIACEREBBE DIVIDERE IL PALCO?
– Dividere il palco con grossi nomi non è mai stato un mio grande desiderio: come band, vogliamo solo fare il nostro. Il fatto che siamo stati così fortunati da dividere il palco con alcuni dei nostri gruppi preferiti è solo una bella coincidenza: arrivati dove siamo, sarei felice anche se ci sciogliessimo domani.
PENSI CHE GLI ELDER ABBIANO CONTRIBUITO IN QUALCHE MODO AL REVIVAL PSICHEDELICO DEGLI ULTIMI ANNI? E SE PENSI CHE CI SIA STATO UN REVIVAL, COSA PENSI CHE RESTI DI QUESTO?
– Gli Elder hanno fatto il loro per più di due decenni, senza mai fare attenzione a mode o movimenti. Se c’è stato un rinascimento della musica psichedelica ne sono felice, e spero abbia influenzato anche artisti in campo mainstream. Per quanto ci riguarda, continueremo a fare quello che ci piace: non importa dove le persone vogliono collocarci.


