9.0
- Band: TIERRA SANTA
- Durata: 00:42:26
- Disponibile dal: 02/04/1999
- Etichetta:
- Locomotive Music
A metà anni Novanta, mettere in piedi una band heavy metal a La Rioja, lontani anni luce dal fermento musicale di metropoli come Madrid o Barcellona, doveva sembrare un’impresa quasi impossibile — ancor più con l’idea di suonare e pubblicare brani originali. Eppure, i Tierra Santa erano animati da un’ossessione viscerale per il metal classico. Con ostinazione e continui sacrifici, sfidarono quell’isolamento fino a raggiungere il primo, fondamentale traguardo: il debutto nel 1997 con “Medieval”. Un album autoprodotto, grezzo e non privo di sbavature tecniche, ma proprio per questo straordinariamente puro, istintivo e travolgente, dove la furia della passione si fondeva con la solennità di una vera ed propria epica cavalleresca.
Il risultato andò ben oltre le aspettative di quei giovani ragazzi, che ebbero subito la possibilità di andare in tour in giro per il paese supportando band nazionali già affermate come Avalanch e Mago De Oz, e aprendo le date spagnole dei Dio.
Quell’esordio aveva aperto una strada – anzi, un’autostrada – e portò alla firma per la storica label spagnola Locomotive (che immediatamente lo ristampò) e alla seguente pubblicazione del secondo disco, nel 1999, intitolato “Legendario”. Un lavoro che ritrova in gran parte le sonorità del debutto, ma con un songwriting più diretto e meno dispersivo, capace di piazzare brani dall’impatto notevole e potendo contare su un sound decisamente più potente e pulito rispetto all’esordio. Merito del lavoro svolto agli Estudios Sonido XXI ad Esparza de Galar (Navarra), sotto la sapiente guida dei fratelli Juanan e Javier San Martín, un sodalizio che sarebbe diventato da lì in poi una costante per ogni disco firmato Tierra Santa.
Il quintetto iberico non è mai stato ricordato per aver introdotto delle innovazioni nella musica che amiamo; il loro sound è sempre stato molto debitore verso quell’heavy metal classico degli anni Ottanta ed in particolare degli Iron Maiden. Ma la capacità di creare degli inni in grado di entrare presto nel cuore dell’ascoltatore è un pregio innegabile che va riconosciuto alla band spagnola che, grazie al cantato in castigliano, al timbro del loro cantante Ángel, a melodie irresistibili e ad un approccio molto diretto, è riuscita a costruire un suono molto riconoscibile.
E “Legendario” è il disco che apre la via del successo per la band, che otterrà un enorme seguito da qui in poi all’interno dei confini nazionali e nell’intera scena ispanica.
Dall’altra parte, come una lama a doppio taglio, i testi in lingua madre, come successo a tanti altri gruppi spagnoli e sudamericani, freneranno la loro strada per quanto riguarda il resto del mondo.
Un’introduzione breve, cupa e solenne, con una voce narrante, è il perfetto preludio per addentrare l’ascoltatore tra le atmosfere epiche del disco; subito dopo i ritmi si fanno scoppiettanti, spinti dal basso posto in primo piano e suonato dal bravo Roberto Gonzalo e da giri di chitarra che tanto ricordano i Maiden più diretti. “Séptima Estrella” è quindi l’opener perfetta per iniziare l’ascolto nella maniera più esaltante, un pezzo serrato che scorre deciso senza soste.
L’ugola di Ángel San Juan, impegnato anche come seconda chitarra, giunge anch’essa diretta; il suo cantato potrebbe essere criticabile e risulta a tratti monocorde, ma è riconoscibile e ben si amalgama con il suono diritto e compatto, tipico dei Tierra Santa.
Atmosfere epiche introducono la cavalcata “La Cruzada”, con un arpeggio evocativo che apre il brano prima di partire a razzo con chitarre profonde ed una carica heavy possente; una formula che diventerà un autentico trademark per la band e che ritroviamo nella successiva “El Bastón Del Diablo”, uno dei pezzi più amati all’interno della lunga discografia del gruppo, con il suo riffing roccioso ed energico ed un refrain che arriva diretto, tanto che ci si ritroverà a cantarlo senza neanche accorgersene.
La marcia trionfale intitolata “Reconquista” presenta un utilizzo più massiccio delle tastiere durante l’incipit iniziale; è irresistibile con la sua andatura vittoriosa, e forma un’accoppiata stratosferica con la title-track – omaggio al testo epico più importante della letteratura spagnola, il “Cantar De Mio Cid” – che arriva subito dopo, alzando i giri del motore e colpendo con decisione grazie a riff stoppati ed un basso martellante.
Si continua con l’epica lenta “La Mano De Dios”, brano toccante e drammatico, una preghiera con la quale si richiede a Valvanera (Vergine di Valvanera, la Santa Patrona principale della regione de La Rioja) un intervento divino per alleviare la sofferenza di una persona cara, ma il viaggio epico di “Legendario” continua con i ritmi travolgenti di “Drácula” e della conclusiva “Los Diez Mandamientos”, due brani energici ma al contempo ricchi di pathos che chiudono con decisione la tracklist.
Grazie ad un disco come “Legendario” – e ai due successivi e altrettanto clamorosi “Tierras De Leyenda” e “Sangre De Reyes” – i Tierra Santa consacrarono il loro nome all’interno della scena metal latino-americana. La loro storia continua fino ai giorni nostri (e a breve festeggeranno il loro trentesimo anniversario con un lungo tour celebrativo) con la pubblicazione di dischi più che dignitosi e concerti infuocati dove alcuni degli inni immortali di questo album leggendario sono ovviamente ancora riproposti, per la felicità del pubblico che non si risparmia un secondo cantandone a squarciagola ogni singola parola.
