7.5
- Band: QUICKSAND
- Durata: 00:29:38
- Disponibile dal: 17/07/2026
- Etichetta:
- Equal Vision
- Rude Records
Quinto album in studio per i Quicksand, band fondata nel lontano 1990 da Walter Schreifels, ex cantante dei Gorilla Biscuits, per dare sfogo alle sue pulsioni più sperimentali, pur avendo in mente ben chiari i precetti dell’hardcore newyorkese.
Il gruppo, nelle cui fila milita anche l’ex bassista dei Deftones Sergio Vega, fu influenzato nelle fasi iniziali dalla svolta post-hardcore dei Fugazi e, anche se l’esperienza ebbe vita breve con soli due album in cinque anni di attività, è considerato uno dei pilastri del genere, con emuli quali gli At The Drive-In a rinfrescarne le gesta.
Nel 2012 l’inattesa reunion introduce una seconda parte di carriera consistente, con altri due dischi di spessore quali “Interiors” e “Distant Populations”: proprio quest’ultimo, pubblicato nel 2021, appariva come un episodio particolare nella storia dei Quicksand, per l’urgenza dei temi trattati e per l’evidente tentativo di arricchire una proposta non più innovativa quanto poteva essere a metà anni Novanta.
“Bring On The Psychics” arriva a cinque anni di distanza da un disco che ha ottenuto ottimi riscontri e per questo motivo le aspettative sono alte.
Il titolo scelto per l’opera, tratto da uno scritto di Carl Sagan – astronomo ed autore di fantascienza americano – suona come un invito provocatorio a prevedere ciò che accadrà e introduce testi, come sempre scarni quanto profondi e curati, che ruotano attorno all’esplorazione del mondo in cui viviamo; in controtendenza rispetto alle tematiche sociali tipiche del genere, le liriche partono dall’individuo e più che invettive quelle lanciate da Schreifels questa volta suonano come esortazioni.
In questi dieci nuovi brani, quasi tutti tra i due e i tre minuti di durata, i tre americani sembrano aver riscoperto l’energia di “Slip” e “Manic Compression”, senza però rinunciare a quella vena trasversale che li vede riversare nel tessuto post-hardcore sonorità emo, post-punk, noise o semplicemente alternative rock.
È probabilmente fuori tempo massimo definire ancora oggi ‘sperimentali’ questo tipo di commistioni, ma ciò non toglie nulla al valore di pezzi che materializzano l’inquietudine in modo vivido e profondo, alternando urla, chitarre spigolose e ritmiche irregolari con linee melodiche delicate ed eteree.
La musica dei Quicksand vive di questi contrasti e li utilizza per lanciare messaggi pungenti attraverso brani che vanno al nocciolo della questione nello spazio di pochi secondi. Eppure, ciascuno di questi ha una propria anima: “Supercollider” si distingue per l’asprezza dei suoi riff, i due singoli “Get It” e “Regenerate” fanno dell’immediatezza il loro punto di forza, “Moving Forward” avrebbe potuto spopolare se trasmessa da qualche radio indie degli anni ’90.
L’unico pezzo fuori dagli schemi, per durata e contenuto, è “Days You Run To”, una semi-ballata dal sapore pop che, con i suoi cinque minuti abbondanti, risulta essere l’episodio più prolisso del disco.
I Quicksand erano maestri del post-hardcore già più di trent’anni fa e probabilmente gruppi quali Cave In, Orange 9mm, Turnstile, i già citati At The Drive-in e gli stessi Deftones senza il loro lavoro non sarebbero mai esistiti.
La ritrovata vena di questi ultimi anni non è finalizzata ad inventare nulla di nuovo, bensì a dare nuova linfa ad uno stile già consolidato: “Bring On The Physics” è mezzo gradino sotto il suo predecessore per intensità e motivazioni, ma è un disco senza punti deboli, che unisce con freschezza l’impeto degli esordi, un innato senso della melodia e una ricerca musicale che ancora oggi non si deve dare per scontata.
