EMPTINESS – Nowhere Speaks

Pubblicato il 14/07/2026 da
voto
8.0
  • Band: EMPTINESS
  • Durata: 00:41:41
  • Disponibile dal: 17/07/2026
  • Etichetta:
  • Season Of Mist
Streaming non ancora disponibile.

Seguire il percorso musicale degli Emptiness significa percorrere una scala in discesa nel buio, nel seminterrato della mente in cui si muovono striscianti i vizi, i peccati e gli incubi.
Un non-luogo dove l’oscurità non incarna soltanto un’estetica, ma un territorio che è possibile esplorare in prima persona, muovendosi – piedi vacillanti e mani protese alla cieca – con l’intima speranza di non sfiorare qualcosa con la punta delle dita.
Musica che, raggiunto l’apice della sua parabola astrattista in occasione di “Vide” (2021), album figlio dell’isolamento pandemico e di una rilettura in chiave disturbante dei filoni post-punk e darkwave, riacquista oggi la corporeità necessaria a venire ascritta alla categoria metal, in un flusso ottenebrante presentato come il sequel ufficiale di “Nothing but the Whole”, ossia il lavoro che nel 2014 – sotto l’egida della Dark Descent – sancì definitivamente il talento visionario della band belga.

Se la filigrana può nuovamente essere considerata black/death, è però chiaro come la sostanza di “Nowhere Speaks” – registrato live in studio sotto la supervisione del cantante/bassista Jérémie Bezier – faccia ben poco per conformarsi agli stilemi e alle regole del genere, spingendo piuttosto su un senso di surrealismo e rarefazione in grado di permeare a trecentosessanta gradi l’ascolto e lo sviluppo della tracklist.
Un suono che non vive tanto di dinamiche spiccate, quanto di atmosfere criptiche e sfuggenti, e nel quale ogni crepitio, ogni sussurro, sospeso in un’aria pastosa che sembra intrappolare i sogni trasformandoli in qualcosa di orribile, ha un peso equiparabile a quello delle ritmiche e dei riff propriamente detti.
Si sente, insomma, come il vagabondaggio lisergico compiuto negli ultimi dodici anni – passato anche da “Not for Music” del 2017 – abbia influenzato il cammino di questo ‘ritorno a casa’, nell’ottica di una narrazione subliminale che non bada a fornire risposte, ma solo a sollevare nuovi quesiti e dubbi nell’ascoltatore di turno.

A conti fatti, la sensazione è che in questa materia vaporosa, all’interno della quale la componente estrema viene continuamente destrutturata e lasciata intossicare da oscuri spunti anni Ottanta (shoegaze, post-punk, industrial, darkwave, ecc.), via sia un qualcosa di indecifrabile; un’eco impossibile da afferrare che, ripartendo esattamente dal riff ‘troncato’ nel finale di “Nothing…”, si riverbera nell’inconscio inducendo uno stato di trance, con la voce di Bezier – inconfondibile – a muoversi appena sotto la superficie dei brani mescolata a strati su strati di effettistica.
Un’opera che – al netto del riutilizzo di distorsioni – non si impone certo per la sua fisicità (basti sentire la parte centrale racchiusa fra “Darkness Commands” e “When the Whole Arrives”), e destinata, come sempre nel caso degli Emptiness, a crescere e sedimentarsi senza fretta nell’inconscio di chi avrà la pazienza di immergervisi. Come una soundtrack per abitanti e pellegrini della Loggia Nera.

TRACKLIST

  1. Nothing but the Whole (Part 2)
  2. The Threat
  3. Nowhere Speaks
  4. Darkness Commands
  5. Words to Wind
  6. One Must See All
  7. When the Whole Arrives
  8. The Clash of Forces
  9. Next in Line
  10. All for Nothing
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