- SCORPIONS + SAXON @ Parco Villa Negri - Romano d'Ezzelino (VI)

Pubblicato il 14/07/2026 da

Report di Dario Onofrio
Fotografie di Benedetta Gaiani

Fa caldo a Romano d’Ezzelino in un sabato di quasi metà luglio polveroso e afoso, scosso solamente da tuoni lontani e da una leggera pioggerella: siamo in trasferta all’AMA Music Festival – lo stesso che qualche anno fa ospitò il Metal Park – per vedere i festeggiamenti dei sessant’anni degli Scorpions, una band che non ha certamente bisogno di troppe presentazioni.
Fra i pionieri dell’heavy metal, gli autori di “Wind Of Change” e di molte altre canzoni che hanno cambiato la storia del rock fra gli anni Settanta e Ottanta sono calati sul festival con una produzione di prim’ordine per festeggiare questo importantissimo traguardo. Ad accompagnare i tedeschi in questa grande celebrazione collettiva gli inossidabili Saxon, che macinano ancora tranquillamente brani (ricordiamo che a gennaio 2027 uscirà il loro nuovo album) e chilometri per far felici i fan di più vecchia data di questo grande calderone chiamato heavy metal.

Al di là delle solite cose fastidiose da grande festival, come i token e il pit ticket (ed una postazione per disabili in posizione vergognosa, lontanissima e decentrata rispetto al palco), dobbiamo dire che l’evento era davvero ben organizzato e, complice anche l’affluenza non proprio numerosissima, non abbiamo mai incontrato code insormontabili e file di ore per cenare.
Soprattutto dal punto di vista del cibo c’era una bella scelta, anche sostanziosa e in alcuni casi anche ben prezzata, come dei gustosi spiedi di carne accompagnati da polenta (per chi ovviamente non soffriva il caldo). Un po’ per il meteo che ha leggermente rinfrescato, un po’ perché c’era una bella aria di festa – basti vedere anche chi si divertiva con il dj-set proposto fra un concerto e l’altro, o chi è andato a supportare le band presenti sul palco secondario – e complici dei suoni oggettivamente inattaccabili, questa prima giornata di invasione dell’AMA da parte di orde di metallari è stata un bel momento per stare insieme e celebrare una leggenda del rock che si rifiuta di parlare di pensione, nonostante qualche piccola difficoltà. Vediamo come è andata.

Precisissimi come un orologio, alle otto meno dieci salgono sul palco i SAXON capitanati dall’inossidabile Biff Byford. La band, reduce dal successo clamoroso del tour dove veniva riproposto tutto “Wheels Of Steel”, si trova qui nel suo ambiente ideale da grande festival, attaccando subito con “Hell, Fire and Damnation”, dall’ultima fatica in studio del combo.
Per chi ha visto svariate volte i Saxon c’è poco da dire: una garanzia heavy metal dall’inizio alla fine, con anche momenti divertenti e la possibilità di poter sfruttare l’enorme ledwall dietro al palco per proiettare le copertine degli album o delle grafiche fatte apposta per i pezzi suonati. Biff scherza sempre chiamando l’Italia “The land of sinners”, un chiaro riferimento al tennista Sinner che avrebbe giocato proprio in quei giorni a Wimbledon, mentre una dopo l’altra partono i grandi classici della band come “Solid Ball Of Rock”, “Motorcicle Man” e “Dallas 1 PM”.
Anche chi è qui solamente per l’headliner e magari è meno avvezzo a questo tipo di sonorità si trova a battere il tempo con “Strong Arm Of The Law” e “Denim & Leather”, mentre sul palco viene tirata una bandiera italiana che i Nostri sventolano fieramente.
Ci piace sempre ricordare, inoltre, che, dopo l’uscita di Paul Quinn, i Saxon avrebbero potuto prendere qualsiasi ragazzino tecnicamente bravissimo per coprire il suo ruolo fondamentale alla chitarra, mentre invece hanno deciso di invitare la leggenda vivente che risponde al nome di Brian Tatler, dei Diamond Head, per prenderne il posto: un mix micidiale che, insieme a Doug Scarrat all’altra ascia e Nibbs Carter al basso, non fa certo prigionieri.
Ogni volta che rivediamo gli inglesi, inoltre, ripensiamo al fatto che sia il batterista Nigel Glockler che lo stesso Biff hanno avuto problemi di salute abbastanza seri negli ultimi anni, eppure sono ancora qui a cantare e scagliarci contro “Wheels Of Steel”, “Crusader” e la conclusiva, immancabile, “Princess Of The Night”, sulla quale viene proiettata una enorme bandiera italiana in segno di saluto e ringraziamento ai presenti.
Che dire? Non sappiamo come facciano ad essere ancora così incredibili sul palco, ma qualunque divinità li abbia presi sotto la sua ala li ha evidentemente in gloria!

Mentre sul palco piccolo si esibiscono i MAD DOGS con il loro energico rock’n’roll che gli ha giustamente valso un ingresso nel roster della Go Down Records, le grandi manovre spostano il muro di amplificatori dei Saxon per rivelare l’enormità del palco degli headliner della serata.
Mezz’ora di pausa fra dj-set e altri brani e, calato il buio, con il suggestivo temporale che si allontana dietro al palco scagliando qualche fulmine, è arrivato il momento degli SCORPIONS, che irrompono sul palco dopo un (lunghissimo) video introduttivo con l’intramontabile classico “Coming Home”, la traccia che apriva anche lo storico “World Wide Live” del 1985.
Ci accorgiamo subito che la band, come si diceva nell’introduzione, tra i pionieri dell’hard rock e i padrini, più o meno inconsapevoli dell’heavy metal, è in gran forma: Rudolf Schenker e Matthias Jabs iniziano a macinare riff, trascinati dalla batteria di Mikkey Dee e dal basso di Paweł Mąciwoda, mentre Klaus Meine ce la mette tutta per restare dietro ai compagni di band come altezza delle note cantate.
Purtroppo, se si scherzava nell’attesa con “Povero Klaus Meine, che deve cantare dopo Biff”, e non possiamo dire che ci si è sbagliati troppo: ormai vicinissimo agli ottant’anni, l’attempata rockstar è per forza di cose costretto ad accontentarsi di arrivare fin dove riesce, e non si può non apprezzare comunque la sua voglia di continuare a fare quello che ha sempre fatto per tutta la vita, portando all’AMA una scaletta ovviamente incentrata sui grandi classici degli scorpioni teutonici, ma senza dimenticare i nuovi brani come la saltellante “Gas in the Tank”.
Ovviamente, sono molte le parti strumentali e gli assoli presentati per dare tempo a Klaus di rifiatare un attimo, come durante il medley che comprende una manciata di canzoni nuove come “Top of the Bill” e “Steamrock Fever”, mentre il pubblico (quello che non è qui solo per le ballatone storiche) si scatena su “The Zoo” e “Bad Boys Running Wild”, capaci di ricordarci a giusto titolo come mai gli Scorpions sono considerati fra i padrini dell’heavy metal.

La mastodontica scenografia gioca poi un ruolo essenziale nella serata: tre ledwall giganti dietro al palco e ai lati, più una scalinata piena di luci sulla cui cima poggia la batteria di Mikkey. Sui ledwall vengono proiettate moltissime cose: foto e video d’archivio, riprese in tempo reale del pubblico e della band, che permettono anche a chi è nelle retrovie (cioè fuori dalla chiacchierata e contestata zona pit) di apprezzare lo sforzo fatto.
Una celebrazione incredibile considerata l’età della band, che porta prima la strumentale “Delicate Dance” con la partecipazione di Ingo Powitzer (tecnico della chitarra di Jabs, ha dato il proprio contributo in alcune uscite live dei nostri tra basso e chitarra), e decide poi di concentrare le ballatone “Send Me an Angel” e “Wind of Change” una dopo l’altra, facendo salire al cielo una foresta di telefoni.
Klaus sfrutta molto il fatto che la gente sappia cantare i ritornelli per risparmiare un po’ di fiato e, anche se si vede che è un po’ provato fisicamente, ci regala le bellissime “Loving You Sunday Morning” e “I’m Leaving You”, prima di uno spettacolare assolo di basso e batteria in grado di far tremare qualsiasi cosa sopra e davanti al palco. Mikkey Dee non è Mikkey Dee per niente: una vera bestia in grado ancora di rompere tutto ciò che ha di fronte, il cui assolo culmina in una specie di slot machine che, prima della fine, mostra il logo dei Motörhead (di cui ha contribuito a costruirne la fama leggendaria), facendo esplodere il pubblico in un clamoroso boato di commozione verso il ricordo di Lemmy e Phil Campbell.
Ma non ci si può riposare troppo, perché dopo la sensuale “Tease Me Please Me”, è il momento di altri due grandi classici della band come “Big City Nights” e “Still Loving You”, sulle quali Meine fa un ulteriore sforzo per arrivare alle note a cui riusciva ad ambire un tempo.
Strumentalmente, comunque, nulla da dire: Rudolf Schenker e Matthias Jabs restano due mostri sacri del mondo della chitarra elettrica, come dimostrano sugli encore “Black Out” e l’immancabile “Rock You Like an Hurricane”, sulla quale ci ritroviamo a saltare e cantare nonostante tutto, come se questi sessant’anni non fossero davvero mai passati.
In conclusione, ne è valsa la pena? Diciamo che, per chi ha visto la band al suo apice, probabilmente è stato un bel momento per ricordare, senza rischiare di cadere nel pietismo perché, a quasi ottant’anni, il buon Meine ci prova ancora.
Per chi invece non aveva mai visto gli Scorpions dal vivo, c’è stata la sensazione di aver assistito a una celebrazione unica nel suo genere che, a questo punto, ci chiediamo seriamente se e quando si ripeterà, conservando comunque questo sessantesimo nel cuore.

Setlist Scorpions:
Coming Home
Gas in the Tank
Make It Real
The Zoo
Coast to Coast
Top of the Bill / Steamrock Fever / Speedy’s Coming / Catch Your Train
Bad Boys Running Wild
Delicate Dance (con Ingo Powitzer)
Send Me an Angel
Wind of Change
Loving You Sunday Morning
I’m Leaving You
New Vision
Tease Me Please Me
Big City Nights
Still Loving You
Blackout
Rock You Like an Hurricane

SAXON

SCORPIONS

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.