7.0
- Band: STONED JESUS
- Durata: 00:40:53
- Disponibile dal: 16/10/2026
- Etichetta:
- Season Of Mist
Come largamente preannunciato, esce “Songs To Moon”, seconda parte della trilogia che gli Stoned Jesus hanno inaugurato a settembre dell’anno scorso con “Songs To Sun”, e che si concluderà il prossimo anno con “Songs To Earth”.
Il primo capitolo aveva già regalato buoni spunti, come la prima traccia “New Dawn”, ma aveva anche in parte confermato quella vaghezza stilistica che caratterizza da un po’ di tempo il gruppo ucraino, nato come promettente nuova entità dello stoner-doom e passato poi a un progressive rock-metal cangiante e ondivago.
Cambiare pelle non è ovviamente di per sé un punto a sfavore, né a prescindere una nota di merito: a comandare è sempre il risultato finale, il valore delle canzoni, l’aderenza a una determinata idea di fare musica; e tutto ciò purtroppo talvolta sembra sfuggire di mano a Igor Sydorenko e compagni. Il fatto di aver avuto un inizio carriera sfolgorante e apprezzatissimo può diventare così un problema invece che un’assicurazione sul futuro.
I giudizi sul recente operato degli ucraini non sono però unanimi e condivisi, pertanto bisogna anche fare attenzione a non scadere su valutazioni troppo affrettate e tranchant.
Dopo questa doverosa e veloce premessa andiamo allora a dipanare la matassa, analizzando in profondità questo nuovo “Songs To Moon”, che, non va dimenticato, è anche il seguito di un’opera che nel suo insieme dovrebbe presentare una ragione d’essere e una sua coerenza.
Come era successo per “Songs To Sun,” anche questo secondo capitolo parte col botto: “Under the Skin”, che inaugura l’album, è veramente un gran pezzo, tra stoner-doom e post-metal, presenta quanto di meglio riescono a proporre gli Stoned Jesus oggi, che e anche all’altezza di quanto pubblicato in passato; bassi poderosi, batteria potente e precisa, chitarre ben calibrate e un cantato ispirato.
Si rimane su altissimi livelli anche con la seconda “Velvet”, singolo trainante del disco, che del pezzo precedente è quasi un contraltare, ma sempre coerente con il marchio di fabbrica degli ucraini: più cadenzata, arricchita da un coinvolgente ritornello, è uno stoner-doom che in questo caso convive con il rock alternativo degli anni Novanta; ancora una volta il cantato stupisce e tutto il gruppo gira al meglio.
Dal terzo brano in poi si entra invece nel territorio del progressive, dove stavolta gli Stoned Jesus riescono a mantenere in maniera più convincente la rotta. In gran parte acustico, il cuore dell’album risulta ispirato e, conformemente al suo titolo, malinconico e lunare; particolarmente intrigante la quinta, apocalittica “Jackal”, felice connubio fra progressive e sludge.
In molti frangenti emergono sonorità alla Opeth e Mastodon, a dimostrazione che il trio sa il fatto suo e che la voglia di sperimentare non è campata in aria, tuttavia talvolta un filo di pretenziosità si percepisce, in primis nell’utilizzo duttile di un cantato che duttile proprio non è.
Detto in altre parole: giusto e sacrosanto puntare in alto, ma si ha un po’ l’impressione che per riuscire al meglio in tale area d’eccellenza ci sarebbe bisogno di almeno un paio di membri in formazione in più.
Il cantante, chitarrista, compositore e frontman Igor Sydorenko è comunque ancora una volta ben coadiuvato da Andrew Rodin al basso e da Yurii Ciel ala batteria, che offrono prestazioni senza sbavature; Vadym ‘Karaska’ Karasiov si è occupato dell’illustrazione di copertina, elegante e coerente con il concept, mentre lo stesso Igor Sydorenko ha prodotto l’album, che è stato registrato al Goblin Sound Studio a Colonia, in Germania; il suono è nitido e al contempo caldo e avvolgente, per un risultato finale ben calibrato che riesce ad esaltare i nuovi pezzi.
Gli Stoned Jesus sembrano insomma in buona forma, in crescendo rispetto agli ultimi album, in virtù di un songwriting più ispirato e una maggior omogeneità stilistica e chiarezza d’intenti; ci si aspetta ora un finale di trilogia di altissimo livello, che possa riportare gli ucraini ai fasti di inizio carriera.
