Report di David Scatigna
I Bad Omens, band di Richmond, Virginia, capace di muoversi con disinvoltura tra metalcore, dark pop e sonorità elettroniche, fanno tappa nel capoluogo lombardo per l’unica data italiana del loro tour, portando con sè come opener i Bilmuri, un progetto che mescola post-hardcore e pop-punk a influenze emo, lo-fi e persino country.
Una serata che si preannuncia calda, ma che le nuvole e una leggerissima pioggia decidono di mitigare quel tanto che basta per rendere l’attesa più sopportabile.
La location, il Parco della Musica a Milano, si conferma piacevole e ben organizzata: gli ordini al bar passano attraverso dei totem, snellendo le code, e i prezzi si mantengono in linea con quelli delle altre location milanesi per eventi di questo tipo. Raggiungere il Parco della Musica è comodo grazie alla nuova linea M4, anche se richiede una discreta camminata una volta scesi dalla metro.
L’affluenza risulterà buona, circa seimila persone, senza però arrivare a riempire del tutto l’area concerti: un numero che, se confrontato con quello che i Nostri registrano nei loro concerti all’estero, dove il pubblico raggiunge cifre ben più alte, ci ricorda quanto il pubblico italiano sia ancora minoritario rispetto a quello internazionale.
Quello che colpisce maggiormente, però, è l’età media del pubblico, decisamente più giovane rispetto a quanto siamo abituati a vedere ad altri concerti: un segnale chiaro di quanto i Bad Omens stiano riuscendo a parlare anche, e soprattutto, alle nuove generazioni.
I BILMURI salgono sul palco con qualche minuto di ritardo rispetto all’orario previsto, a causa di un problema tecnico alle luci principali. Il guasto viene risolto rapidamente e il pubblico, ansioso di dare il via alla serata, accoglie la soluzione con un caloroso applauso, e ad aprire le danze è un’intro al sassofono, suonata dalla poliedrica Gabi Rose, che da subito imposta il tono di una serata tutt’altro che scontata.
Dietro il moniker si nasconde il progetto di Johnny Franck, ex chitarrista e voce degli Attack Attack!, che dal 2016 ha dato vita a un sound difficile da incasellare, tra post-hardcore, pop-punk dai tratti quasi neon, influenze emo e hardcore, senza disdegnare incursioni nel lo-fi e nell’indie-pop.
Dal vivo, questa fusione di generi si traduce in un’esibizione che cambia pelle di continuo, passando da momenti di leggerezza quasi pop a impennate decisamente più dure, senza mai fermarsi troppo a lungo su un solo registro. Non manca infatti un momento in cui il flauto prende il sopravvento, a conferma di quanto la band sappia muoversi senza timori tra suoni e generi diversi.
Proprio Johnny, visibilmente emozionato, rivela al pubblico che questa è la prima data italiana in assoluto per Bilmuri, un debutto che il pubblico milanese accoglie con grande calore fin dalle prime note. La scaletta pesca soprattutto dal recente “Kinda Hard” e non manca certo all’appello “Always Let You Down”, brano scritto a quattro mani proprio con Noah Sebastian dei Bad Omens, che strappa una delle reazioni più calorose della serata.
Anche chi sale per la prima volta su questo treno si lascia conquistare facilmente, complice un’energia scenica che non lascia spazio a momenti morti e che si rivela il preludio perfetto per quanto accadrà di lì a poco.
Il palco allestito per i BAD OMENS lascia subito a bocca aperta: un impianto scenico complesso, con un set centrale affiancato da tre grandi parallelepipedi, ciascuno rivestito di led wall su più lati, e un sistema di luci che corre sopra e sotto le strutture. Ai lati, due torri verticali ospitano fari disposti in modo da ricreare l’effetto di luci elicoidali in movimento, aggiungendo ulteriore profondità visiva all’insieme. Il palco si sviluppa su due livelli, ed in quello superiore trova posto la batteria di Nick Folio.
Fin dalle prime canzoni, poi, emerge un dato evidente: il frontman Noah Sebastian calamita su di sé tutta l’attenzione, mentre Joakim ‘Jolly’ Karlsson alla chitarra e Nicholas Ruffilo al basso restano per buona parte dello show più defilati, quasi a fare da cornice al carisma del cantante.
I Bad Omens sono una di quelle band che hanno saputo costruire un suono riconoscibile nel tempo, partendo dal metalcore per spingersi verso il dark pop e le atmosfere elettroniche, con una capacità di tenere insieme brutale e melodico che ricorda, per certi versi, quella dei Bring Me The Horizon o degli Spiritbox.
Dal vivo tutto questo acquista poi una dimensione ulteriore: lo show è uno spettacolo studiato nei minimi dettagli, visivamente e sonoramente.
Lo show è scandito da una struttura narrativa precisa: prima di ogni blocco di canzoni viene proiettato un breve filmato, le cosiddette ‘tapes’, trasmesse da un vecchio registratore a cassette e accompagnate da messaggi criptici che costruiscono un filo narrativo misterioso tra una sezione e l’altra, dando ritmo e respiro alla serata quasi fosse un cortometraggio diviso in capitoli più che un semplice concerto.
Si parte con “Specter”, che apre il primo blocco, per proseguire poi con “Glass Houses”, “The Drain” e “The Death Of Peace Of Mind”; fin da queste prime canzoni il fuoco diventa protagonista assoluto della messinscena, con fiammate che accompagnano i momenti più intensi e che torneranno più volte nel corso della serata, insieme a fitte raffiche di coriandoli sparati sulla folla.
Con il secondo blocco arrivano “Dying to Love”, “Concrete Jungle”, “Nowhere to Go” e “Limits”, canzoni che il pubblico conosce a memoria e canta dal primo all’ultimo verso.
Noah prova più volte a smuovere la folla, chiedendo apertamente circle pit e wall of death, ma con risultati piuttosto modesti: il pubblico milanese sembra più propenso a lasciarsi andare al ballo e al canto corale che al pogo; non manca però un momento decisamente fuori copione: in un’interruzione tra un brano e l’altro, si solleva spontaneo dalla folla un coro tutto al femminile sulle note di “Sei bellissima” di Loredana Bertè, rivolto ovviamente a Noah, che sul palco lascia trasparire un sorriso divertito davanti all’omaggio.
Il terzo blocco si apre con “Artificial Suicide”, per poi proseguire con “V.A.N.”, “Left For Good”, “Anything > Human” e “What Do You Want From Me?”. È in questa fase centrale del concerto che Noah si concede alcuni momenti di interazione diretta con il pubblico: legge alcuni cartelloni portati dai fan sotto al palco e, incuriosito da una ragazza in prima fila, le chiede direttamente come si chiami, provando poi a ripetere il nome italiano con qualche incertezza, strappando applausi e risate a chi è sotto al palco.
Si arriva poi al penultimo blocco, aperto da “What It Cost” che sfocia in “Like a Villain”. È qui che la band si concede una pausa più personale: il pubblico viene invitato a intonare gli auguri di buon compleanno per Bryan Kirks, storico fotografo che segue la band ormai da anni in tour. Poco dopo, è ancora Noah a guidare la scena anche fuori dal proprio ruolo di cantante: si rivolge a Nick Folio sul palco superiore, dirigendolo come se fosse il vero direttore d’orchestra della serata, fino a fargli lanciare le bacchette verso il pubblico tra gli applausi. Un piccolo dettaglio che certifica quanto Noah sia il vero fulcro attorno a cui ruota l’intero show, anche nei rapporti con i compagni di palco.
Poi arriva il momento che probabilmente più di tutti gli altri rimarrà impresso nella memoria di chi era presente: “Just Pretend”. Da un capo all’altro dell’area concerti, centinaia di schermi di cellulari si accendono e si alzano verso il palco, illuminando il Parco della Musica come un cielo stellato artificiale, mentre il pubblico canta in coro ogni singola parola.
Il quinto e ultimo blocco si apre con “Impose”, più ipnotica ed elettronica rispetto al resto della scaletta, prima del gran finale affidato a “Dethrone”, uno dei brani più pesanti della serata, che chiude lo show tra fiamme, growl e un pubblico che, nonostante le ore di concerto alle spalle, trova ancora la forza per scatenarsi un’ultima volta.
Setlist Bad Omens:
Tape 1
Specter
Glass Houses
The Drain
The Death Of Peace Of Mind
Tape 2
Dying to Love
Concrete Jungle
Nowhere to Go
Limits
Tape 3
Artificial Suicide
V.A.N
Left For Good
Anything > Human
What Do You Want From Me?
Tape 4
What It Cost
Like a Villain
Just Pretend
Tape 5
Impose
Dethrone

