7.5
- Band: VEILBURNER
- Durata: 0:50:22
- Disponibile dal: 16/10/2026
- Etichetta:
- Transcending Obscurity
Dalla loro costituzione nel 2014, i Veilburner hanno tenuto un ruolino di marcia che va di passo con la loro follia: nove album pubblicati ad un ritmo serrato, soprattutto nell’ultimo quinquennio, all’insegna di una creatività debordante e a volte fin eccessiva, la cui gestione è da sempre croce e delizia del duo proveniente dalla Pennsylvania.
Chrisom Infernium (voce) e Deleterio (tutti gli strumenti) sono storicamente allergici a qualsiasi tipo di regola precostituita e, fin dai primi ascolti, ci si accorge come anche il nuovo album “All That Glimmers Is Gloam” sia fondato sulle medesime basi: un linguaggio musicale che sfiora diversi generi, fondendoli con assoluta imprevedibilità, una scrittura sempre più ardita ed una forte tendenza alla sperimentazione.
Se in passato la proposta dei Veilburner poteva essere descritta come un ibrido bizzarro tra death e black metal, l’ingrediente più in vista in questa occasione è una psichedelia destabilizzante: pur suonando selvaggi e caotici, questi brani stordiscono e appaiono come una vivida materializzazione di un mondo orrorifico descritto con sonorità bislacche, fatte di riff dissonanti, clangori a volte addirittura fastidiosi, scariche ritmiche improvvise ed una voce narrante malvagia che si porta a livelli eccelsi soprattutto nella seconda parte dell’album, quando è libera di esprimersi in tutta la sua teatralità.
Le atmosfere sono dense, cariche di tensione e, dopo tre brani sicuramente positivi se presi singolarmente ,ma troppo omogenei e appiattiti da una prova vocale monocorde, il decollo definitivo arriva con “Phænomena Obscura”, un mantra infernale nato da una commistione improbabile tra Oranssi Pazuzu e primi Uncle Acid And The Deadbeats. Da questo punto in poi, ogni brano prende direzioni inattese: “Dis’ Obedient Woe” è una sorta di “Planet Caravan” suonata da una band in acido, “Of Godslave And Blood Mortar” un’esplosione di violenza senza freni, “A Séance To Spectre” riesce ad ipnotizzare con effetti stranianti, la title-track colpisce severa con decise pulsioni doom.
Nonostante tutta questa varietà, i pezzi scorrono dinamici e coerenti, senza forzature, con momenti riflessivi quanto inquietanti che aggiungono profondità ai passaggi più forsennati: è un incubo che prende corpo minuto dopo minuto, con Chrisom Infernium abile cantore e Mephisto Deleterio a creare un tappeto sonoro contorto e frastornante. La presenza costante di melodia, seppur sinistra e angosciante, rende l’ascolto non troppo gravoso.
I Veilburner hanno alle spalle una discografia di tutto rispetto, ma non sono mai riusciti ad emergere da quel sommerso che spesso non valorizza nel modo dovuto chi ne rimane intrappolato. Negli anni, i due americani hanno lasciato intravedere un talento superiore a quanto effettivamente abbiano poi concretizzato: neanche “All That Glimmers Is Gloam” è un’opera perfetta ma, oltre ai picchi di genialità a cui siamo ormai abituati, si distingue per una solidità che in passato non era mai stata raggiunta.
L’approccio avant-garde, da sempre presente, viene qua portato all’estremo, in una rappresentazione della follia lucida e grottesca, nella quale non mancano anche una certa dose di ironia e la consueta voglia di stupire: la stagnazione non ha mai rappresentato un rischio concreto per questi due musicisti che, ancora una volta, dimostrano di essere versatili e spiazzanti come pochi altri sanno fare.
