TEMPERANCE – Arcani

Pubblicato il 13/10/2026 da
voto
8.0
  • Band: TEMPERANCE
  • Durata: 00:55:13
  • Disponibile dal: 16/10/2026
  • Etichetta:
  • Napalm Records
Streaming non ancora disponibile.

A distanza di tre anni, i Temperance tornano con un nuovo full-length, intitolato “Arcani”.
Il precedente “Hermitage – Daruma’s Eyes Pt. 2”, come si ricorderà, presentava alcuni cambiamenti di rilievo in seno alla band: innanzitutto, la line-up, che a seguito dell’abbandono, quasi improvviso, di Alfonso Mocerino (che comunque aveva già registrato le sue parti di batteria per il disco) e della cantante Alessia Scolletti, aveva portato i membri rimasti ad alcune scelte ben precise, in particolare optando per una cantante come Kristin Starkey, dotata di caratteristiche completamente diverse rispetto a chi l’aveva preceduta. Parliamo di una contralto dalla vocalità prorompente, che veniva inserita in un contesto già piuttosto delineato, incentrato su un concept album dove la componente sinfonica era più forte e presente rispetto al passato (tanto da indurre l’etichetta a presentare il disco anche in versione solamente orchestrale).

Il nuovo “Arcani”, oltre a vedere il debutto, almeno in studio, del nuovo batterista Marco Sacchetto, per certi versi ci sembra presentare una band che, almeno in parte, sembra voler ritornare sui propri passi.
Cominciamo però con il precisare che, anzitutto, il nuovo album non è propriamente un concept in senso stretto: diciamo che c’è una cornice che racchiude tutti i brani, che è data dal riferimento alle carte dei tarocchi. Ogni canzone, in pratica, prende il via da una di queste carte, cioè dalla parola o dal significato che rappresenta, per poi affrontare una determinata tematica: non c’è dunque necessariamente un lavoro di insieme paragonabile a quello di un concept, le canzoni sono più a sè stanti.
In linea di massima, inoltre, la componente sinfonica, pur non venendo del tutto meno (anzi, in un brano come “The Hanged Man: Petrichor”, Kristin si avvale anche del cantato operistico), ha un ruolo certamente meno rilevante rispetto a “Hermitage”, per cui la band opta per un metal melodico tendenzialmente più diretto, che riporta più al periodo di “Of Jupiter And Moons” o “Viridian”.
D’altro canto, è innegabile che il fatto di avere una cantante come Kristin comporti un’impostazione spesso differente rispetto a quella che poteva esserci con la voce di Alessia, però, in generale, anche le trame vocali ci sono sembrate un po’ più snelle e maggiormente incentrate, per le parti soliste, sulle voci della stessa cantante americana e di Michele Guaitoli (sempre più bravo ed ‘internazionale’, se ci passate il termine), con Marco Pastorino che si ritaglia comunque il suo spazio, perlopiù con diversi intermezzi.

Le canzoni, come sempre, sono molto belle e ben curate negli arrangiamenti e nelle performance dei musicisti, che dimostrano di conoscersi ormai già bene dopo tre anni e di aver raggiunto un ottimo affiatamento.
Certamente, tra gli highlight, annoveriamo i brani scelti come singoli che hanno preceduto l’uscita dell’album: parliamo dunque di “Death: Right Before We Die”, “The Tower: Lean Into Fear”, dove viene sfoderato un bel riff hard rock e “The Devil: Sin, Sin, Sin”, ma aggiungeremmo senz’altro tra i brani di immediato impatto anche “The Moon: The Man of Moonlight”. Si mette in evidenza anche una traccia power come “The Fool”, mentre sulla quasi omonima “Temperance: Forgiveness” la band si cimenta su sonorità che ormai costituiscono davvero il proprio marchio di fabbrica.
Con “The Chariot: Alla Ricerca dell’America”, come era stato fatto per “Diamanti”, viene ripresa l’idea di mescolare italiano e inglese (ma c’è un verso anche in svedese, in onore del Paese dove Kristin ha scelto di vivere) e dove la cantante peraltro sfodera un italiano dalla pronuncia davvero ottima. Su “Wheel of Fortune: Come and Call Me”, la band fa ricorso anche a suoni elettronici, mentre con “The World” si va all’essenziale, trattandosi di un brano solo voce e chitarra acustica, affidato alle doti interpretative della cantante americana.
Un po’ più complessa è invece la già citata “The Hanged Man: Petrichor”, in cui si passa da chitarre acustiche dal sapore gitano a passaggi operistici, ad altri invece più aggressivi: un brano davvero vario ed intenso, nel quale i Temperance si cimentano su vari registri e atmosfere.

In conclusione, Marco Pastorino e compagni ci hanno ormai abituati a ottimi dischi ed “Arcani” non è certo da meno. Probabilmente non tutti i fan di vecchia data avevano apprezzato la rotta intrapresa con “Hermitage”, che a noi invece era piaciuta moltissimo, per cui la band ci sembra che abbia preferito fare qualche piccolo passo indietro, senza però rinnegare quell’esperienza, che ha contributo comunque senza dubbio ad arricchire il bagaglio che si porta dietro.
Scelta rispettabilissima e, d’altronde, il risultato è ancora una volta quello di un disco godibilissimo, con tante belle canzoni, ben curato ed interpretato.

TRACKLIST

  1. The Fool
  2. The Magician: Into the Fire
  3. Death: Right Before We Die
  4. The Tower: Lean Into Fear
  5. The Devil: Sin, Sin, Sin
  6. Temperance: Forgiveness
  7. The Chariot: Alla Ricerca dell'America
  8. Justice: Shame & Glory
  9. The Star: Surrender Control
  10. Wheel of Fortune: Come and Call Me
  11. The Moon: The Man of Moonlight
  12. The Hanged Man: Petrichor
  13. The World
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