STATIC ABYSS – The Dying Hunt

Pubblicato il 26/08/2026 da
voto
7.5
  • Band: STATIC ABYSS
  • Durata: 00:36:59
  • Disponibile dal: 28/08/2026
  • Etichetta:
  • Peaceville
Streaming non ancora disponibile.

Quando nel 2022 uscì “Labyrinth of Veins”, gli Static Abyss potevano essere considerati un progetto parallelo nato dall’incontro tra figure ben note della scena death metal americana. Tuttavia, se si calcola il rapido seguito di “Aborted From Reality” (2023) – un’altra opera molto apprezzata, che ha ulteriormente consolidato la nomea del gruppo – e il nuovo e terzo album “The Dying Hunt”, in uscita ancora una volta per Peaceville, questa definizione appare ormai piuttosto riduttiva. La continuità produttiva e la direzione sempre più precisa intrapresa dalla band californiana dimostrano che siamo di fronte a un gruppo vero e proprio, con una sua identità e una propria visione, anche se è inevitabile che il nome di Chris Reifert continui a essere immediatamente collegato agli Autopsy, band che ha contribuito a inventare e definire un certo modo di intendere il death metal. Accanto a lui troviamo ancora Greg Wilkinson, chitarrista, bassista e produttore già da tempo coinvolto proprio negli Autopsy, mentre questa volta la formazione si amplia con l’ingresso di Chad Gailey, batterista giovane ma tutt’altro che inesperto, già distintosi con Necrot e Mortuous. Un innesto che porta nuova energia e completa un organico ora strutturato come trio, pronto a consolidare quanto costruito nei primi due capitoli.

La definizione più immediata per gli Static Abyss rimane quella di una sorta di versione ‘colorata’ degli Autopsy. La base è chiaramente quella: un death metal vischioso, spesso rallentato, deformato, fatto di riff pesanti e atmosfere malsane, con quella sensazione di disagio strisciante che da sempre caratterizza la scrittura di Reifert (o quella degli amici Necrophagia). Eppure, proprio nel modo in cui questa materia viene rielaborata emerge la ragione d’essere della band: “The Dying Hunt” non si limita a riproporre solo formule consolidate, ma utilizza quella grammatica come punto di partenza per esplorare territori più sfumati, giocando con melodie, dinamiche e costruzioni atmosferiche talvolta anche molto ragionate. È proprio questa componente più variopinta a rappresentare il marchio di fabbrica degli Static Abyss: le chitarre si aprono spesso in passaggi più ariosi, quasi visionari, capaci di evocare paesaggi oscuri e soprannaturali senza perdere il legame con il lato più ruvido della proposta. Il disco vive infatti di un continuo dialogo tra momenti più istintivi e scomposti, dove emerge anche una certa influenza punk nell’attitudine abrasiva delle interpretazioni, e aperture più dilatate, con melodie oblique e temi dal fascino inquietante che sembrano emergere dalla nebbia.
È un equilibrio che rende il gruppo ormai riconoscibile, vuoi perché parte da un terreno estremamente familiare, vuoi perché il suddetto dialogo tra estremismo e ‘colore’ è ormai una costante nel songwriting del progetto. Del resto, avrebbe poco senso creare una nuova entità artistica per limitarsi a ripercorrere gli stessi sentieri già battuti. Reifert e Wilkinson sembrano invece voler esplorare un lato differente della propria sensibilità musicale, meno legato alla pura devastazione e più interessato alla costruzione di un immaginario. “The Dying Hunt” conferma questa direzione, affinando quanto ascoltato nei due lavori precedenti e rendendo il repertorio più fluido, compatto e personale. Le idee degli Static Abyss funzionano soprattutto quando la band lascia spazio alle atmosfere, permettendo ai brani di respirare e alle chitarre di trasformarsi da strumenti di distruzione a elementi narrativi. In questo senso, Wilkinson e soci dimostrano di avere parecchie frecce al proprio arco anche lontano dalla consueta mattanza death metal, costruendo un disco che riesce appunto a essere familiare senza risultare del tutto prevedibile.

In fondo, questa esperienza rappresenta anche un modo intelligente per mantenere viva la creatività senza forzare i tempi degli Autopsy, lasciando a Eric Cutler e allo stesso Reifert tutto il necessario per lavorare con calma a nuovo materiale. Una situazione che può considerarsi vantaggiosa per tutti. Nel frattempo, “The Dying Hunt” si presenta come un capitolo convincente e davvero piacevole da ascoltare: la conferma di una band ormai pienamente formata e con una propria ragione d’esistere.

TRACKLIST

  1. Skull Blasted
  2. Lobotomized at Last
  3. The Dying Hunt
  4. Wall of Delusion
  5. Once a Corpse (Always a Corpse)
  6. Bleeding in the Fog
  7. Sinew Leech
  8. Nowhere Forever
  9. Defleshed and Forlorn
  10. Volcanic Womb
  11. Darkness at the End of the Light
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