Nati nel 2012 da componenti degli storici Nihil Locus, i Dvm Spiro suonano un doom-death metal atmosferico che si caratterizza per i pezzi lunghissimi e per il ricorso a strutture più articolate e complesse rispetto alla media del genere.
L’esordio “MMXIX – In Frigidvm Lectvm” è del 2019 ma, per ben sette anni, della band non si hanno più notizie, fino a gennaio 2026, con la pubblicazione del nuovo disco “MMXXV – Grave”, un’ora abbondante di musica funerea ed opprimente.
I Dvm Spiro sono ora un terzetto, composto dai tre compagni di lunga data Roberto Ripollino (batteria, chitarra, programmazione, voce growl, attivo recentemente anche con Owls Over Oaks), Massimo Currò (basso) e Valeria De Benedictis (chitarra, tastiere, voce pulita), mentre la dipartita di Maurizio DeMichelis è stata compensata con la variazione di alcuni equilibri interni, mirando ad una stabilità forse mai raggiunta in passato.
In occasione dell’uscita di “MMXXV – Grave”, abbiamo contattato Roberto e Valeria, che ci hanno parlato del cammino percorso finora e dei piani per il futuro.
CIAO ROBERTO E VALERIA, COMPLIMENTI PER IL NUVO ALBUM E BENVENUTI SU METALITALIA.COM.
SONO PASSATI BEN SETTE ANNI DA “MMXIX – IN FRIGIDVM LECTVM”. COME AVETE PASSATO TUTTO QUESTO TEMPO? QUALE SONO LE MOTIVAZIONI CHE VI HANNO PORTATO A QUESTO RITORNO?
Roberto: – Ciao e grazie dei complimenti! Sono passati tanti anni dal primo disco, sì. Questi anni li abbiamo dedicati alla composizione e alla realizzazione di “MMXXV – Grave”.
Non abbiamo mai avuto l’idea di mollare, siamo solo un po’ lunghi a concretizzare le cose, forse per indole o per perfezionismo…
L’idea, e parte dell’album stesso, nacque ancora prima dell’uscita di “MMXIX – In Frigidvm Lectvm”. Anche il periodo ha remato un po’ contro, tra pandemie ed altro. In più il coinvolgimento in diversi progetti, le realtà di vita, lavoro e impegni quotidiani, ci lasciano purtroppo non tutto il tempo che in realtà vorremmo dedicare alla musica.
OLTRE A DVM SPIRO, SIETE TUTTI E TRE IMPEGNATI CON NIHIL LOCUS, ALTRA REALTA’ ESTREMA ITALIANA CON UNA STORIA LUNGHISSIMA, ED ANCHE CON QUESTO PROGETTO AVETE APPENA PUBBLICATO UN DISCO DOPO UNA LUNGA PAUSA.
CIO’ CHE LEGA NIHIL LOCUS E DVM SPIRO E’ LA VOSTRA INDOLE ESTREMA: DA DOVE NASCE QUESTA VOSTRA PREROGATIVA? QUAL E’ LA DIFFERENZA TRA LE DUE BAND A LIVELLO MUSICALE E CONCETTUALE? ADOTTATE LA STESSA PROCEDURA COMPOSITIVA O SEGUITE METODI DIFFERENTI? C’E’ UNA DIFFERENZA ANCHE A LIVELLO DI TEMATICHE TRATTATE NEI TESTI?
Roberto: – Musicalmente non potremmo essere diversi perché è la nostra natura: siamo cresciuti amando un certo tipo di musica. La nostra passione per la stessa ci ha portato negli anni al volerla far nostra e riprodurla secondo i nostri schemi ed i nostri gusti.
I due progetti hanno due caratteri, due identità e due stili diversi. Con Dvm Spiro, sin dall’inizio, abbiamo cercato di riprodurre più quel filone al limite tra il death-doom metal e funeral doom, partendo ovviamente dalle nostre radici che hanno anche sì influenzato Nihil Locus ma, per motivi anche solo di formazione, era più difficile seguire. Abbiamo poi condito e arricchito tutto a nostro gusto, con tutti i mezzi disponibili, grazie anche alla collaborazione di Max Bindi agli archi e ad alcune parti di viola da gamba di Maurizio De Michelis, membro originario della band.
Per quanto riguarda le liriche, quelle di Nihil Locus sono forse più metaforiche rispetto a quelle di Dvm Spiro che sono più dirette, ma più complesse e elaborate.
Valeria: – Per quanto riguarda i testi, l’ispirazione viene da passioni che si credevano ‘perdute’ in luttuoso termine (da qui in avanti comincia una meta-spiegazione dei titoli dell’ultimo disco, ndr): indistinta morte, astratta, che avvelena l’anima, a favore di una società necrofila. Il dissentimento che cagiona questa morte multiforme , dove tutto è capovolto, e la solitudine impera nella propria prigionia. L’odio e la rabbia, la dinamica disillusione non ancora metabolizzata, il dolore per la il quale non esistono lacrime abbastanza veloci per coprirlo. La grande malinconia, tra le proprie profondità, di un’anima irrisolta. La fine di ciò che si dava per scontato. Il tempo che delimita confini invisibili, quelli che ci diamo da soli.
Ed è tra ciò che non viene detto, che noi esistiamo davvero. Perché ciò che rimane arriva in silenzio.
RISPETTO AL DISCO PRECEDENTE, IN “MMXXV – GRAVE” AVETE UN COMPONENTE IN MENO IN FORMAZIONE. COME AVETE GESTITO LE PARTI LASCIATE SCOPERTE DA MAURIZIO DE MICHELIS?
Roberto: – Quando abbiamo iniziato a lavorare a “MMXXV – Grave”, pensavamo di utilizzare gli schemi già utilizzati per il primo disco, ovvero trasferire le basi su supporto digitale e poi suonarci insieme sopra per trovare l’amalgama giusta e gli arrangiamenti, che sono fondamentali nel nostro far musica. Nel 2020 però ci fu un ‘piccolo’ problema di Covid, ed in più Maurizio partì per trasferirsi definitivamente in Norvegia, subito dopo l’uscita del primo disco. Dunque rimanemmo in tre, con quasi tutte le strutture dei brani già fatte, ma senza la possibilità di proseguire il lavoro come lo avevamo pianificato.
Decidemmo così di cambiare, per quanto possibile, strategia. Iniziammo a lavorare di più sul software per le atmosfere e a registrare tutto in casa, sostituendo la prova di gruppo alla prova in registrazione.
Avendo una diversa prospettiva nell’arrangiamento dei brani, ci è stato anche più facile, dopo, identificare le parti che più necessitavano di essere riempite o abbellite ulteriormente di melodie, armonie e sonorità. Da qui l’idea di chiedere una collaborazione esterna per gli archi, o di aggiungere qualche strumento virtuale o fisico, meno comune nel genere.
La complessità e moltitudine di parti, la gestione delle collaborazioni esterne, e la finalizzazione in studio (oltre ai problemi legati ai periodi sopra menzionati) ci hanno rallentato, ma del resto non avevamo fretta. Volevamo solo che il disco uscisse così com’è.
LA VOSTRA MUSICA VIVE DI CONTRASTI TRA LE PARTI PIU’ DELICATE E LE ESPLOSIONI DOOM-DEATH METAL PIU’ VIOLENTE.
COME NASCONO LE VOSTRE CANZONI? DA COSA TRAETE ISPIRAZIONE? IN PARTICOLARE, COME E’ NATO “MMXXV – GRAVE”? LA COESIONE FRA I PEZZI FA PENSARE AD UN FILO CONDUTTORE CHE LI LEGA PERLOMENO A LIVELLO LIRICO…
Valeria: – Le liriche e la musica si integrano e completano insieme. Sempre. Così come le alternanze tra parti più pesanti e quelle morbide, che conducono alla riflessione ed al costrutto. È il tratto caratteristico della nostra linea creativa e melodica. Nasce spontaneo, senza compromessi. Libero, dunque.
“MMXXV – Grave” è un album che nasce da un’ introspezione che proietta dentro una propria visione del mondo. Attraverso un’evoluzione profonda e disincantata, quindi i pezzi sono intersecati tra loro, in quanto le emozioni non sono lineari, non sono computabili, possono essere frammentate.
Le canzoni nascono dalle proprie follie, sublimano amore, morte, solitudine, dissentimento, e rappresentano un susseguirsi ed un evolversi di questi temi, riguardanti un periodo difficile che tutti noi abbiamo condiviso dal 2019 in poi.
“INDISTINTA MORTE” E’ IL PEZZO PIU’ LUNGO DELL’ALBUM CON OLTRE VENTI MINUTI DI DURATA: DI COSA PARLA?
Valeria: – “Indistinta Morte” è quella morte invisibile che si scioglie dentro come un veleno che si crede salvezza, senza antidoto. Un avvelenamento di ogni forma di completezza e delle coscienze, prive di punti di riferimento, dentro cui si stende il giaciglio di petali marci tra i quali è dipanato il destino di un mondo capovolto. Una tassidermia dell’anima.
Ma rappresenta anche una piattaforma in cui si spoglia la materia per dare spazio a ciò che è davvero la propria realtà. Sensazioni. Dissezioni. Silenzi selettivi nelle pause tra tratti e musica. Il surreale non esiste. È una realtà che ricongiunge, senza proiezioni temporali, a quella che è la nostra natura.
Una morte di cui non bisogna avere paura, infine.
A discapito della durata, è stato composto, dall’inizio alla fine, tutto, in un solo giorno: Pasqua del 2019.
QUALE PENSATE SIA IL VANTAGGIO DI COMPORRE IN ITALIANO?
Roberto: – Il vantaggio del comporre in italiano è quello di poterlo utilizzare al meglio nelle sue sfumature, utilizzare le parole giuste per esprimere un concetto specifico che nasce dentro di noi, che in inglese potrebbe avere una sfumatura diversa o essere semplicemente meno elegante.
È inevitabile che ogni lingua abbia i suoi limiti e le sue particolarità, come potrebbe essere una stessa parola che potrebbe avere in una determinata lingua due significati diversi (o viceversa) che non avrebbe in un’altra. Questo porterebbe a non poterla riconoscere per quello che vuole esattamente esprimere. Per noi, questo con l’italiano non succede.
Seppur l’eleganza della lingua sia importante, quello che vogliamo esprimere, risiede più nel significato invece che nella forma, nella metrica o in una rima.
LE SONORITA’ CHE PROPONETE HANNO LE LORO RADICI NEGLI ANNI ’90. PERCHE’ PENSATE CHE QUESTA MUSICA SIA ANCORA ATTUALE? QUAL E’ LA SUA FORZA?
Roberto: – Direi forse anche anni ’80, seppur rielaborate. In quegli anni nacque la musica che è stata la nostra principale influenza.
Siamo stati forse fortunati sul fatto che quel periodo combaciasse con la nostra adolescenza, per cui l’abbiamo percepita pienamente e ci accompagnerà per tutta la vita. La sua forza sta nel fatto che è riuscita, a mio parere, a continuare quel cambiamento già iniziato decenni prima, ma portandolo ad un livello superiore e definendone meglio le sfumature e gli stili.
Sì, penso che sia ancora attuale, in quanto, essendomi capitato di ascoltare band più giovani, magari seguite dai miei figli, ci trovo molti riferimenti. A livello tecnico, nel genere, sempre, credo che il decennio successivo sia stato più importante, ma ne è stata la logica e naturale evoluzione.
GUARDANDO AL PASSATO, NON PENSATE MAI CHE AVRESTE POTUTO COMPORRE PIU’ MUSICA?
Roberto: – Sì, ma per quello che sono state le nostre vite, prima abbiamo dovuto cercare stabilità, in principio come persone e poi come gruppo.
Se forse ci avessimo creduto di più all’inizio, avremmo sicuramente affrontato la vita in modo diverso, soprattutto se avessimo avuto, in primis, la coerenza di continuare, e magari un po’ più di supporto, che credo sia sempre mancato alle band italiane, rispetto a band di altre nazioni. Per fortuna oggi le cose sembrano un po’ cambiate.
L’ITALIA HA UNA LUNGA TRADIZIONE DI GRUPPI CON UN IMMAGINARIO LUGUBRE E ORRORIFICO. QUAL E’ SECONDO VOI LA RAGIONE?
Roberto: – Non saprei, vedo però una similitudine con il cinema, ricordando capolavori horror italiani da fine anni ’60 in avanti.
Forse la musica ha preso questa direzione anche grazie al cinema. Ma perché il cinema ha avuto questa influenza? Che siano le ataviche radici pagane, che sia il fatto che abbiamo il Vaticano in casa e questa sia nata per qualcuno come una forma di contestazione più marcata, rispetto ad altre culture europee. Di per sé anche la chiesa non è solo portatrice di luce, ma come tale deve per forza avere a contrasto il buio. Sennò, non avrebbe ragione di essere: da cos’altro mai potrebbe salvarci?
CHE MUSICA ASCOLTATE? CI SONO BAND, SIA IN AMBITO METAL SIA DI ALTRI GENERI MUSICALI CHE IN QUESTO MOMENTO VI APPASSIONANO?
Valeria: – Ascolto tutto ciò che può essere complementare allo stato d’animo del momento. Non importa quale genere. Posso saltellare dagli inesorabili Colosseum al folk dei Wardruna, dalla musica classica alle band che hanno accompagnato la mia giovinezza tipo Saxon, Pink Floyd, W.A.S.P., Entombed. Dalle note stringenti e calde del blues al tango di Astor Piazzolla. E così via.
In una sola giornata posso ascoltare tutto questo. Oppure nulla. Tutto mi piace, se fatto con sincerità.
AVETE GIA’ DEI PROGETTI FUTURI PER DVM SPIRO E PER NIHIL LOCUS?
Roberto: – Per Dvm Spiro vediamo quali saranno le reazioni al disco una volta fuori. Intanto stiamo lavorando al terzo album, magari tra cinque o sei anni ci rivedremo, se riusciremo a finirlo.
Per Locus Nihil invece abbiamo una data già fissata il 25 aprile a Torino. Potrebbe essercene un’altra verso metà maggio sempre in Nord Italia. Vorremmo fare altre due o tre date nel 2026, ma in autunno, e stiamo cercando di organizzarle.
Credo ci saranno novità interessanti su questo. Dopodiché potremmo pensare anche a registrare qualcosa di nuovo. Abbiamo ancora un paio di inediti vintage che ci piacerebbe pubblicare, e qualche idea per uno o due nuovi brani. Vediamo cosa succederà.
CON DVM SPIRO, INVECE, NON AVETE CONSIDERATO DI SUONARE DAL VIVO?
Roberto: – Non sarebbe male fare qualche data, ma la complessità del progetto e la carenza di formazione ci impone di dover considerare di ricostruire tutto per un eventuale live, senza presentarsi sul palco in tre e suonare con le basi, cosa che preferiremmo evitare.
Valuteremo comunque il da farsi in base anche alle reazioni al disco…

