L’epic metal è tornato a ruggire forte, nel corso degli ultimi anni, complice una pletora di musicisti underground che hanno riscoperto le possibilità narrative e stilistiche di questo genere. Non è un caso che, a questo stile, si siano approcciati soprattutto musicisti navigati della scena estrema, legata al death e al black metal, in cerca di nuova ispirazione e di modi di suonare a nostro parere solo apparentemente diversi dall’attitudine dei loro cliché.
David Nilsson dei Feral è proprio una di queste persone: proveniente da una solida realtà della scena death metal svedese (fra poco, i Nostri spegneranno venti candeline sulla torta di compleanno), il musicista si è dedicato negli ultimi anni anche ai Mace ‘n’ Chain, un progetto nato come one-man band da studio che in breve tempo ha catturato anche l’attenzione di musicisti amici e curiosi, confermatasi con l’ottimo “Crowned in Grey Skies”.
Scritto e assemblato nello studio casalingo di Nilsson, l’album ha visto molti musicisti prendere parte alla sua registrazione, con l’effetto di creare una solida opera corale uscita per No Remorse Records. Ne abbiamo parlato proprio con l’ideatore del progetto, facendoci raccontare come due anime apparentemente diverse come quella dei Feral e quella dei Mace ‘n’ Chain possano convivere e ispirarsi l’un l’altra. Buona lettura!
CIAO DAVID E BENVENUTO SU METALITALIA. PER PRIMA COSA, VOLEVAMO CHIEDERTI PERCHÉ HAI FORMATO I MACE ‘N’ CHAIN, ANCHE SE PROVIENI DA UNA SOLIDA REALTÀ DEATH METAL COME QUELLA DEI FERAL.
– Ciao! Durante la pandemia, nel 2020, i Feral hanno dovuto prendersi forzatamente una pausa. Oltre al Covid, alcuni dei nostri musicisti sono stati molto impegnati dal punto di vista lavorativo per poterci trovare a provare regolarmente.
Siccome io sono troppo impaziente e non riesco a non fare musica per troppo tempo ho colto la palla al balzo, dato che erano anni che dicevo di voler tornare a suonare heavy metal classico. Ho deciso che era il momento giusto, almeno come progetto solista da studio. Con il nuovo album, invece, ho dimostrato che non è stato solo un progetto passeggero, ma che posso portare qualcosa avanti grazie alla mia passione.
“CROWNED IN GREY SKIES” È IL VOSTRO SECONDO DISCO: CHE DIFFERENZE PENSI CI SIANO, DAL PUNTO DI VISTA COMPOSITIVO, RISPETTO A “AMONG ANCIENT PILLARS”?
– Penso che il nuovo disco dimostri soprattutto quante influenze abbiamo avuto durante la scrittura. Se il primo album era molto focalizzato sul power metal americano, quello nuovo è più aperto ad altri generi come il doom e lo speed.
Con il debut mi sono inoltre imposto di finirlo entro una certa scadenza, mentre stavolta ho avuto molto più tempo per lavorarci. Infine, credo che “Crowned in Grey Skies” abbia un lato più malinconico, che non ho voluto imprimere apposta, ma il disco è uscito così!
CI SONO MOLTI OSPITI SUL DISCO, SPECIALMENTE PER GLI ASSOLI: COME HAI CONOSCIUTO I CHITARRISTI CHE TI HANNO AIUTATO?
– Molti di loro li conoscevo da tantissimo tempo. Ovviamente, Markus e io suoniamo nei Feral sin dagli esordi, e Matte dei Vintersorg è un nostro grande amico con cui spesso abbiamo diviso le sale prove! Con gli altri ci siamo conosciuti quando è uscita la prima demo dei Mace ‘n’ Chain, scrivendoci per reciproco interesse. Tucker (chitarrista dei Throne of Iron, ndr), Shawn (chitarrista degli Smoulder, ndr) e Jeff (chitarrista dei By Fire & Sword, ndr) sono tutte persone meravigliose e grandissimi musicisti verso i quali provo un rispetto immenso, spero tanto di lavorarci nel futuro!
Le loro band dovrebbero essere parte di qualsiasi dizionario a tema heavy metal.
OLTRE ALLE CHITARRE, SUL DISCO C’È ANCHE JOEY MANCARUSO DEI FORTRESS CHE HA REGISTRATO LA BATTERIA: COME VI SIETE CONOSCIUTI? AVETE IN QUALCHE MODO COLLABORATO SULLA COMPOSIZIONE?
– Joey mi ha contattato dopo l’uscita di “Among Ancient Pillars”. È stato buffo, perché proprio in quel momento stavo parlando con il fratello di mia moglie su quanto sarebbe stato figo avere un batterista in line-up, soprattutto qualcuno che avrebbe potuto registrare da remoto.
Nel giro di un’ora, Joey mi ha scritto che se mai avessi avuto bisogno di un batterista, lui si sarebbe prestato volentieri: ho colto la palla al balzo e credo che il risultato sia assolutamente perfetto. In studio sono un po’ un perfezionista, ed ero nervoso all’idea di non essere insieme a lui a registrare (Mancaruso, è americano, ndr) e valutare il da farsi. Ma Joey è un vero mago della batteria, e tutto è andato bene.
Oltre a questo, ovviamente avere un batterista mi ha permesso di dare ulteriore vita ai brani: io scrivo la traccia, ma Joey ci ha ricamato sopra a suo modo.
ANCORA PIÙ CHE NEL DEBUT, CI SEMBRA CHE TU ABBIA ADOTTATO UNO STILE QUASI DA CANTASTORIE. ESISTE UNA SPECIE DI CONCEPT DIETRO AI TUOI DISCHI?
– Non c’è un concept, in generale, ma alcune delle canzoni le ho ambientate nello stesso universo mitologico. Mi sono messo a inventarmi questo mondo fantasy, che mi aiuta a scrivere brani più mirati e interessanti.
QUALI SONO LE TUE INFLUENZE LETTERARIE MAGGIORI?
– Sicuramente Tolkien e Robert Jordan (autore de “La Rota del Tempo”, tra gli altri, ndr), ma cerco di non scrivere pezzi che parlino del loro lavoro. Semmai, cerco di prendere ispirazione per i temi e il modo di scrittura.
Penso ci sia stata molta confusione riguardo ciò, quando è uscito il debut! Alcuni brani hanno per me un significato speciale, come “Triumphant Return”, che riguarda una tragedia personale che mi ha colpito anni fa. Altri sono invece ispirati a quando ero un ragazzino, specialmente nel periodo in cui giocavo ai giochi da tavolo con i miei amici.
Devo inoltre ringraziare il regista e sceneggiatore Morgan Galen King, che mi ha permesso di usare una clip dal suo film “The Spine Of Night”, per la canzone con lo stesso titolo, che è l’unico brano che parla precisamente di un’altra opera. Vi consiglio caldamente di recuperarlo!
QUANTO È STATO DIFFICILE BILANCIARE LA TUA VITA FRA I MACE ‘N’ CHAIN E I FERAL?
– Ci sono stati alcune piccole sovrapposizioni, ma nulla di serio. I Feral non sono così impegnati, e i Mace ‘n’ Chain non hanno bisogno di prove e non suonano dal vivo. L’unico conflitto vero è quando scrivo e registro. I pezzi per entrambe le band prendono vita nel mio studio, e se ho settato tutto per registrare per una band devo per forza finire prima di mettermi a lavorare su altro.
Fortunatamente, vivo e respiro musica, e oltre al lavoro e alla mia famiglia è l’unica cosa che riempie la mia testa: anche se cerco di prendermi del tempo libero finisco sempre per mettermi a scrivere nuovi pezzi. Non riesco proprio a fermarmi!
OLTRE ALLE DUE BAND COLLABORI ANCHE CON MOLTISSIMI PROGETTI: IN QUALCHE MODO, PENSI CHE INFLUENZINO IL TUO MODO DI SCRIVERE?
– Si e no. Sono assolutamente favorevole a far entrare altre influenze, e uno dei miei obiettivi quando metto insieme una band è fare in modo di prendere persone che suonino cose diverse dal loro solito. Adesso sono diventato io stesso quel tipo di musicista!
Ma, in tutta sincerità, penso che prendermi del tempo per staccare dai Feral e scrivere altro mi influenzi positivamente anche quando torno sul death metal. Registrare e scrivere cose in altri stili può farti aprire gli occhi su quello che hai fatto fino a quel momento. I Feral, ad esempio, non hanno mai nascosto le loro radici heavy metal, sia nei cori che nella struttura dei pezzi, così come la ferocia è tracimata piano piano in alcuni brani dei Mace ‘n’ Chain.
CHE SIGNIFICATO HA, PER TE, SCRIVERE EPIC METAL NEL 2026? È UNA PRESA DI POSIZIONE CONTRO L’INDUSTRIA MUSICALE MAINSTREAM? OPPURE È UN MODO DI INSEGUIRE LE TUE PASSIONI?
– Entrambe. Se conosci un po’ l’underground, sembra che ultimamente tutti si siano rimessi a suonare epic metal, ma vuol dire anche che molti si sono decisi a seguire la loro passione. Il metallaro medio che si incontra oggi non ha ancora idea di quanti bei dischi escano all’anno, ed è facile dimenticarsi di essere noi stessi degli appassionati alla ricerca di novità. Se ti piace uno stile, dovresti provare a suonarlo.
Nel corso degli anni vedremo chi ci sarà ancora, un po’ come quando nei primi del Duemila uscivano band come Bloodbath e Death Breath, che hanno fatto conoscere lo swedish death metal in quegli anni a moltissimi ragazzi.
PENSI CHE RIUSCIRAI MAI A PORTARE I MACE ‘N’ CHAIN DAL VIVO SU UN PALCO?
– Richiederebbe un sacco di logistica che non saprei nemmeno come mettere in piedi al momento, ma mai dire mai. Dovrei anche pensare a quale sarebbe il mio ruolo nella band, se mai lo dovessimo fare!
Immagino che preferirei suonare il basso e divertirmi a farlo, ma non mi dispiacerebbe nemmeno curare una band e starmene nel backstage a godermi i miei pezzi dal vivo!


