STABBING – Il massacro della motosega del Texas

Pubblicato il 14/03/2026 da

Il brutal death metal – quello vero, intransigente e dalle coordinate prettamente ‘americane’ – sta tornando. E anche se, molto probabilmente, non assisteremo più agli exploit artistici di fine anni Novanta/inizio Duemila, quando band irripetibili come Brodequin, Deeds of Flesh e Disgorge si trovavano all’apice della carriera, ciò non significa che oggi il filone non vanti una nutrita schiera di formazioni valide e preparate, fra le quali è opportuno citare anche gli Stabbing.
Il quartetto texano, balzato inizialmente agli onori della cronaca per la presenza dietro al microfono di Bridget Lynch (al punto da strappare un contratto con il colosso Century Media), in occasione del recente “Eon of Obscenity” ha saputo far parlare di sé anche per la musica, affinando quanto intravisto sull’EP “Ravenous Psychotic Onslaught” e sul debut album “Extirpated Mortal Process” in un flusso molto più sciolto e incisivo, mettendo così a segno un buon colpo per tutti gli amanti dello stile di Devourment, Guttural Secrete e compagnia depravata.
Proprio con la giovane cantante statunitense, a ridosso dell’uscita del disco, abbiamo parlato delle ambizioni del gruppo, del ritorno di fiamma del genere e dei suoi aspetti più controversi, non ultima una certa estetica misogina. Ne è emerso il ritratto di una figura genuina, consapevole e appassionata: a voi le sue parole…



DA “EXTIRPATED MORTAL PROCESS” A OGGI, QUANTO SENTITE DI ESSERE CRESCIUTI, SIA COME PERSONE CHE COME MUSICISTI?
– Sicuramente è cambiato molto da allora. A livello musicale, in particolare, ho la sensazione che questo album abbia in qualche modo consolidato e definito il nostro suono, rendendolo più riconoscibile e coeso. È qualcosa di cui andiamo fieri: rappresenta una sorta di punto di maturazione nel nostro percorso.

IN UN GENERE ESTREMO E PAROSSISTICO COME IL BRUTAL DEATH METAL, QUANTO È DIFFICILE SECONDO TE MANTENERE UN EQUILIBRIO COMPOSITIVO SENZA SCIVOLARE NEL CAOS FINE A SE STESSO?
– Non saprei dirlo con assoluta certezza. La natura caotica di questo genere può risultare disorientante per chi non è abituato ad ascoltarlo, ed è facile perdersi in quell’intensità.
Tuttavia, per quanto riguarda gli Stabbing, credo che rispetto a molte altre realtà del brutal death metal siamo tra le meno caotiche dal punto di vista strutturale. La nostra musica ha certamente momenti di tecnicità e complessità, ma nel complesso rimane piuttosto diretta e lineare.

COSA TI HA ATTIRATO INIZIALMENTE DI QUESTO GENERE? PERCHÉ BAND COME DEVOURMENT E DISGORGE HANNO AVUTO UN IMPATTO MAGGIORE SU DI TE RISPETTO A GRUPPI COME DEATH O OBITUARY?
– Crescendo e scoprendo la musica metal, ero praticamente sempre alla ricerca di qualcosa di più brutale o estremo rispetto a ciò che avevo ascoltato prima. Dal rock e dall’heavy metal sono passata al thrash metal, poi al death metal, fino ad approdare al brutal death metal, in una sorta di escalation naturale. Quando ho scoperto il brutal death metal ho pensato: “Ecco, questa è senza dubbio la forma più brutale di musica che esista”, almeno per me.
Quando ho ascoltato per la prima volta a tredici anni il vecchio demo “Impaled” dei Devourment, mi sembrò così estremo da risultare quasi incomprensibile. Non riuscivo nemmeno a processarlo. Qualche mese dopo gli ho dato un’altra possibilità e me ne sono innamorata. Sono stati loro, più o meno, a portarmi fin qui.

COSA NE PENSI DELLA SCENA DEATH METAL DEL TEXAS, LEGATA SOPRATTUTTO A UNA BAND COME I DEVOURMENT, E ALLA LORO INFLUENZA SULLE NUOVE LEVE LOCALI?
– Il Texas, secondo me, non ha mai smesso di mantenere viva la fiamma della musica estrema. Ci sono stati periodi più aridi, certo, ma in modo costante continuano a emergere grandi band da questo Stato, ed è qualcosa di cui sono orgogliosa.
Inoltre, il death metal è più popolare che mai tra le nuove generazioni, ed è davvero fantastico vedere tanto entusiasmo e partecipazione.

NEGLI ULTIMI ANNI SI PARLA SPESSO DI UNA RINASCITA GLOBALE DEL BRUTAL DEATH METAL. È UNA PERCEZIONE CHE CONDIVIDI? E CI SONO NUOVE BAND CHE RITIENI PARTICOLARMENTE PROMETTENTI?
– Sì, assolutamente. Dopo l’ondata old-school death metal di qualche anno fa, avevo la sensazione che il brutal death metal sarebbe stato il prossimo a tornare in auge, e così è stato. Ne sono davvero felice, perché negli ultimi tre anni circa sono spuntate tantissime nuove band devastanti, dopo un periodo in cui sembrava che non stesse succedendo molto.
Un saluto a Nuclear Remains, Necrogilistic Anomaly, Regurgitated Entrails, Divulsive, Anatomize, Bloodtied, Intestinal Sodomy, Anal Stabwound e Desecation, giusto per citarne alcune.

ALLO STESSO TEMPO, MOLTE BAND ‘CLASSICHE’ SONO RITORNATE IN AUGE NEGLI ULTIMI ANNI, COME BRODEQUIN, GORGASM O UNMERCIFUL. COME INTERPRETI QUESTO RITORNO DEI NOMI STORICI, E COSA DICE SULLO STATO DI SALUTE ATTUALE DEL GENERE?
– Sono estremamente felice di questa situazione. Mi ha dato l’opportunità di vedere dal vivo band che non avrei mai pensato di poter vedere. Quest’anno è tornato anche l’Ohio Deathfest, e mi piacerebbe finalmente riuscire a vedere i Regurgitation.
Credo che tutto questo sia dovuto a una nuova ondata di apprezzamento e supporto da parte delle nuove generazioni. Ho visto band inattive da dieci o vent’anni tornare improvvisamente popolari grazie ai ragazzi più giovani, con una domanda crescente di merchandise e concerti. È qualcosa di davvero positivo per loro.

IL BRUTAL DEATH METAL È SPESSO ASSOCIATO A TEMATICHE MISOGINE. DA DONNA, IN CHE MODO QUESTO ASPETTO HA INFLUENZATO IL TUO APPROCCIO AL GENERE?
– Sì, per ovvie ragioni non mi identifico affatto con tematiche o immaginari misogini, quindi non li utilizzo. Capisco che in molti casi fossero – e siano – pensati come provocazione o per scioccare, un po’ come i temi legati all’omicidio. Non mi ha mai disturbato particolarmente quando band che apprezzo li hanno usati. A dire il vero, però, in generale non do molta importanza ai testi, soprattutto nel brutal death metal.

QUESTO FILONE È NOTO ANCHE PER LA SUA ESTETICA DISTURBANTE, SIA PARLANDO DI COPERTINE CHE DI MERCHANDISE; IMMAGINI DIFFICILI DA DIGERIRE PER LE PERSONE ‘NORMALI’. TI È MAI CAPITATO DI RITROVARTI IN SITUAZIONI IMBARAZZANTI PER QUESTO MOTIVO, MAGARI DA PIÙ GIOVANE? PERSONALMENTE, RICORDO DI AVER CERCATO DI TENERE NASCOSTA IL PIÙ POSSIBILE LA MIA COPIA DI “TOMB OF THE MUTILATED” IN CASA…
– Sì, è successo. Ci sono magliette di band che adoro che evito di indossare troppo spesso in pubblico, semplicemente per evitare certe conversazioni imbarazzanti.
Devono essere davvero estreme, però. Non farò nomi, ma negli anni ho posseduto magliette piuttosto disgustose. La mia maglia di “Tomb of the Mutilated”, comunque, la indosso ancora regolarmente (ride, ndr).

FIRMARE CON CENTURY MEDIA HA RAPPRESENTATO UNA TAPPA RARA PER UNA BAND 100% BRUTAL DEATH METAL. COME AVETE VISSUTO QUESTO PASSO E COSA RAPPRESENTA PER VOI?
– È stato inaspettato e molto bello. Sono felice che sia accaduto e, in un certo senso, rappresenta la realizzazione di un sogno che avevo fin da bambina. È qualcosa per cui sarò sempre grata.

CHE TIPO DI RAPPORTO AVETE OGGI CON STEVE GREEN DELLA COMATOSE MUSIC? E COME HA REAGITO ALLA NOTIZIA DELLA VOSTRA FIRMA CON CENTURY MEDIA?
– Steve è una persona fantastica e Comatose è probabilmente una delle migliori etichette dell’underground! Anche i Lust of Decay sono una band classica incredibile.
Steve è sempre stato molto di supporto nei nostri confronti e abbiamo solo cose positive da dire su di lui e sull’etichetta.

SE POTESTE ORGANIZZARE IL TOUR DEI VOSTRI SOGNI SENZA ALCUN LIMITE, CON QUALI BAND VORRESTE CONDIVIDERE IL PALCO?
– Se si potesse creare un tour con alcune delle band che suonarono all’Ohio Deathfest 2002, quella sarebbe quasi certamente la mia risposta definitiva. Aggiungerei Suffocation, Devourment e Despondency (l’edizione 2003 del Maryland Deathfest sarebbe un’ottima alternativa!).

GUARDANDO AL FUTURO, QUALI SONO I VOSTRI PRINCIPALI OBIETTIVI ARTISTICI E PERSONALI?
– È difficile dirlo con precisione. Credo che mi piacerebbe, come minimo, continuare a sviluppare e perfezionare il suono che abbiamo costruito finora, senza allontanarcene troppo. È una direzione che sentiamo nostra.
Spero davvero che il nuovo album vi piaccia!

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