MANNVEIRA – Vesöld

Pubblicato il 16/10/2026 da
voto
7.0
  • Band: MANNVEIRA
  • Durata: 00:36:27
  • Disponibile dal: 16/10/2026
  • Etichetta:
  • Dark Descent

Sono passati cinque anni dal buon esordio di questo quintetto black metal, e li ritroviamo sicuramente in forma con questo nuovo lavoro intitolato “Vesöld”, un album di sette pezzi per poco meno di quaranta minuti di black bello teso e feroce, e tuttavia non senza una sua musicalità. Se nel debut i Mannveira ci sembravano un po’ meno islandesi dei loro conterranei, per una sorta di minor senso di ‘folle confusione’ e dissonanze, in questo nuovo lavoro troviamo una band più coesa e personale, dove il senso da side-project  che si percepiva nel discreto “Vítahringur” per fortuna viene meno.

Invece di spingere l’acceleratore su un semplice concept di nera malvagità nordica, la band ha saputo giocare con la violenza della propria proposta assieme ad una scrittura che ha acquisito personalità, con delle influenze quasi punkeggianti in alcuni tratti (“Þrot”, col suo inizio groovy che sfocia in una accelerazione impietosa a metà brano, con delle chitarre acidissime e graffianti), oppure con dissonanze inquietanti ma non troppo eccessive, come accade in “Stormur”.
Il tutto, eseguito intelligentemente e senza mai rinunciare alla propria natura black: essa infatti non viene mai meno e anzi in alcuni punti risuona più classica che mai, come avviene in “Af Bergi Brotin” (e diteci che il suo non è un inizio canzone punk!) o ancora col black and roll di “Rottur”, micidiale e ignorante, con tanto di campanaccio. Sicuramente il basso ha una sua importanza nel valorizzare queste intuizioni, ed aiuta a creare una certa rotondità all’interno della tracklist, soprattutto in contrapposizione a delle chitarre ottime e lineari.

Ogni influenza e ogni azzardo sono  insomma ben strutturati all’interno di una proposta coerente con la natura musicale del progetto, che vive di canzoni più interessanti di altre; quando i nostri suonano ‘solo’ black metal tendono però a standardizzarsi un pochino, ricercando influenze più classiche (i Mayhem in “Aumingi” ad esempio, brano che diventa velocemente dimenticabile rispetto agli altri più audaci).
Succede qua e là, e quando accade il disco tende ad appiattirsi un tantino e a sovrapporre i passaggi, riducendone la propria memorabilità: questo è il solo vero difetto di questo lavoro, che nelle prime quattro canzoni mette delle soluzioni davvero entusiasmanti, capaci di risaltare e restare facilmente impresse, perdendosi vagamente verso la fine con dei pezzi buoni ma un po’ più usuali.
Resta comunque un disco più che gradevole e che piacerà senza dubbio agli amanti del black meno canonico.

 

TRACKLIST

  1. Lygar himinsins
  2. Þrot
  3. Af bergi brotin
  4. Stormur
  5. Auingi
  6. Bölvunin
  7. Rottur
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