06/03/2026 - INCENDIARY + DESOLATED + SOVEREIGN @ 229 - Londra (Gran Bretagna)

Pubblicato il 09/03/2026 da

In una stagione concertistica londinese che raramente concede tregua, l’arrivo degli Incendiary rappresenta uno di quegli appuntamenti che la scena hardcore locale segna sul calendario con largo anticipo.
I moderni paladini dell’hardcore newyorkese attraversano infatti l’Europa per una manciata di date: una vera e propria toccata e fuga che comprende due concerti a Manchester e uno a Londra, prima di dirigersi in Belgio per la partecipazione all’edizione invernale del leggendario Ieper Fest.
Nella capitale britannica la risposta del pubblico è quella delle grandi occasioni: il concerto al 229 va sold out-da settimane, anche se nei giorni immediatamente precedenti allo show qualche biglietto ricompare sulle solite piattaforme di rivendita.
Fuori il tempo è quello tipico di un venerdì londinese di fine stagione fredda: grigio, umido, vagamente malinconico. Dentro, invece, l’atmosfera è già incandescente. La sala principale del locale si riempie rapidamente e quando si spengono le luci per gli opener lo spazio davanti al palco è già densamente popolato.

Da non confondere ovviamente con gli omonimi death-thrasher norvegesi, i SOVEREIGN sono un nome relativamente nuovo della scena hardcore britannica. Nuovo sulla carta, almeno: osservando i volti dei musicisti sul palco si ha subito l’impressione di trovarsi davanti a gente che ha macinato parecchia strada prima di arrivare qui.
Provenienti da Nottingham, i sei salgono sul palco del 229 accompagnati da un piccolo manipolo di fedelissimi già pronti a movimentare il pit. La loro proposta è un metallic hardcore diretto e robusto, costruito su cadenze anthemiche e su un approccio volutamente rude.
La particolarità dell’organico – ben tre chitarre – consente alla band di arricchire il suono con qualche assolo e con un muro sonoro particolarmente spesso, cosa che dal vivo rende l’impatto ancora più evidente.
Le coordinate stilistiche sono quelle dei soliti noti del genere: nella compattezza dei riff e nelle scansioni marziali vengono facilmente in mente nomi come Hatebreed e Born From Pain. Nulla di rivoluzionario, ma l’energia è quella giusta per rompere il ghiaccio. Il pubblico risponde con un discreto movimento sotto il palco e il set scorre rapido, lasciando la sensazione di una band che conosce bene il proprio ruolo: scaldare l’ambiente e preparare il terreno per ciò che verrà dopo.

Quando arrivano i DESOLATED, il cambio di passo è immediatamente percepibile. Il gruppo londinese è ormai un nome consolidato della scena hardcore britannica e il pubblico di casa li accoglie come vecchi amici.
Pur muovendosi da sempre nel circuito hardcore, il loro suono rivela apertamente una crescita nutrita anche da ascolti provenienti da certo cosiddetto groove metal degli anni Novanta. Le chitarre fanno spesso riferimento a nomi come Machine Head, Pantera, Crowbar e ai Sepultura dell’epoca di “Chaos A.D.”, influenze che emergono in particolare in certi fraseggi granitici e nelle strutture più pesanti dei brani.
Sul palco la band sfoggia un’attitudine spavalda, quasi da cronaca di quartiere: l’impressione è quella di musicisti che hanno vissuto e metabolizzato molte delle classiche difficoltà della periferia urbana, trasformandole in un linguaggio musicale diretto, arrogante e aggressivo. Il loro set alterna beatdown pesantissimi e accelerazioni più thrasheggianti, mentre dal palco arrivano continui inviti al movimento e alla violenza nel pit.
Il pubblico londinese non si fa pregare: già a metà esibizione lo spazio davanti al palco è una massa vorticosa di spintoni, two-step e stage diving. In casa, i Desolated vincono facile e riescono nell’impresa di portare la temperatura della sala a livelli ideali per l’arrivo degli headliner.

Da Long Island con furore, gli INCENDIARY sono tra i nomi più solidi e riconoscibili del moderno panorama metallic hardcore: una reputazione costruita lentamente, senza scorciatoie, attraverso una discografia coerente e una costante attività dal vivo che li ha portati a consolidare un seguito sempre più ampio sia negli Stati Uniti che in Europa.
Il loro approccio rimane profondamente legato all’etica hardcore – attitudine diretta, poca teatralità e molta sostanza – ma dal punto di vista musicale il gruppo si distingue per un linguaggio chitarristico che guarda al metal con notevole personalità.
Se molti colleghi del genere puntano su strutture elementari e su un’alternanza alla lunga prevedibile tra velocità e breakdown, gli Incendiary preferiscono costruire i propri brani su riff rapidi, nervosi e spesso obliqui, giocati su incastri ritmici che danno ai pezzi una dinamica costantemente mobile. Il risultato è un suono compatto e aggressivo ma anche sorprendentemente agile, che dal vivo mantiene intatta tutta la sua efficacia.

In verità, il concerto rischia tuttavia di prendere una piega imprevista fin dalle prime battute: dopo appena un brano, uno stage diver atterra male davanti al palco e per qualche istante la situazione sembra piuttosto seria; il ragazzo rimane a terra mentre intorno si crea un piccolo capannello e la band interrompe l’esecuzione.
Lo staff del locale interviene rapidamente e per qualche minuto si teme persino l’arrivo di un’ambulanza; fortunatamente il fan riesce a rialzarsi e lasciare la sala con le proprie gambe, permettendo allo show di riprendere quasi subito – un episodio che ricorda quanto l’energia di questi concerti resti sempre, almeno in parte, imprevedibile.
Ripartiti, gli Incendiary non perdono tempo e riportano immediatamente la sala nel pieno del loro vortice sonoro. Il frontman Brendan Garrone si dimostra il perfetto catalizzatore dell’azione: con il suo timbro urlato, secco e declamatorio – un altro cosiddetto trademark della formazione – guida il pubblico con naturalezza, alternando interventi brevi e incisivi a momenti in cui lascia semplicemente che siano i brani a parlare. La sua presenza scenica è energica ma mai sopra le righe, coerente con quell’idea di hardcore diretto e concreto che la band porta avanti da sempre.

La scaletta, per circa quarantacinque minuti di musica, comprende una quindicina di pezzi distribuiti piuttosto equamente lungo tutta la carriera del gruppo, anche se “Cost of Living” sembra avere un posto speciale nel cuore del quintetto. Ogni brano diventa l’occasione per riattivare il pit, che davanti al palco rimane in movimento costante tra spinte e una sequenza quasi continua di stage diving, soprattutto all’altezza di episodi come “Zeitgeist” e “The Product is You”.
Sul palco la band suona con grande compattezza: le chitarre lavorano su intrecci rapidi e precisi, mentre la sezione ritmica mantiene un controllo rigoroso anche nei passaggi più concitati. Non c’è spazio, naturalmente, per inutili virtuosismi o per concessioni spettacolari: tutto è orientato alla resa dei brani, che scorrono con un’intensità costante e senza cali evidenti.
Quando il set si avvicina alla conclusione, la tensione accumulata nella sala non sembra affatto diminuire. Gli ultimi brani scorrono con la stessa urgenza dei primi, mentre sotto il palco il pit continua a rimescolarsi senza sosta, segno evidente di quanto il pubblico sia rimasto agganciato a ogni passaggio della scaletta.
Gli Incendiary non cercano grandi chiusure né momenti enfatici: terminano il concerto con la stessa essenzialità con cui lo hanno condotto, lasciando che sia semplicemente l’impatto del repertorio a parlare per loro.
Nel giro di pochi minuti le luci del 229 tornano ad accendersi e la sala comincia lentamente a svuotarsi. Rimane nell’aria quella sensazione particolare che solo certi concerti hardcore riescono a generare: un misto di stanchezza fisica, adrenalina residua e conversazioni concitate tra persone che stanno ancora rielaborando ciò che è appena successo davanti al palco.
Per una band arrivata a Londra quasi di passaggio, prima di ripartire subito verso il continente e lo Ieper Fest belga, è probabilmente il segnale più chiaro di aver lasciato il segno.

Setlist Incendiary:
Still Burning
Hanging From the Family Tree
Snake
Force of Neglect
Survival
The Power Process
Anesthesia
Zeitgeist
Primitive Rage
Jesus Bones
Bite the Hook
God’s Country
The Product Is You
Echo of Nothing
Front Toward Enemy

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