7.0
- Band: INFERNO (CZE)
- Durata: 00:40:50
- Disponibile dal: 17/07/2026
- Etichetta:
- Debemur Morti
Al netto di un nome non proprio originalissimo, è innegabile la voglia di un gruppo come gli Inferno di dare un’evoluzione costante al proprio suono. Dopo oltre trent’anni di storia che li ha visti passare da un black metal classico di stampo scandinavo a un’avanguardia sonora che riporta alla mente il percorso fatto dai Blut Aus Nord nella seconda parte di carriera, il gruppo ceco sembra aver trovato la sua dimensione ideale all’interno di un black metal dai toni surrealisti e dissonanti. Sebbene i frutti di questa evoluzione, iniziata col meraviglioso “Omniabsence Filled By His Greatness” (ad oggi l’album più equilibrato tra tradizione e innovazione), siano risultati altalenanti, fino a raggiungere picchi di astrattismo forzato nel discontinuo “Gnosis Kardias (Of Transcension And Involution)”, sembra che con gli ultimi due lavori gli Inferno abbiano raddrizzato il tiro, e questo “The Anthropic Sophisms (On The Heights Of Despair)” risulta senza dubbio il miglior episodio dal sopracitato “Omniabsence Filled By His Greatness”.
La prima cosa che salta all’orecchio è la produzione, in linea col predecessore ma ancora più definita, scelta questa capace di evidenziare la complessità di alcune linee di chitarra, pur mantenendo una pesantezza di fondo e quel feeling torbido necessario a un disco del genere.
L’apertura è rischiosamente affidata al brano più complesso da assimilare, quasi interamente strumentale, dall’andamento ipnotico e marziale, con sentori vicini ai Blut Aus Nord più criptici, sviluppato come un grande frattale musicale nel quale è facile perdersi, se non si mantiene alta l’asticella dell’attenzione. Nonostante in alcuni momenti il brano tenda ad aprirsi in momenti più atmosferici ed evocativi, il varco d’ingresso per l’album non è dei più semplici e rischia di scoraggiare i meno pazienti.
Le cose si fanno leggermente più agevoli con la successiva “Dekranos Katexochen (Mých smrtí je bezpočet, mých nemocí mnoho)” – sì, i titoli complessi e lunghissimi sono una prerogativa della band – che acquista una struttura più da canzone vera e propria, con numerose sezioni strumentali che collassano l’una sopra l’altra ma in maniera più ordinata e meno onirica. Spunta anche più di un momento in cui gli arrangiamenti di tastiere e sintetizzatori prendono in mano la situazione prima della sfuriata finale, la quale esplode dopo un crescendo snervante utile ad accumulare tensione.
Passati venti minuti, l’album sembra virare su coordinate più estreme con i tredici minuti di “With Raving Mouths They Utter Things Mirthless, Unadorned And Unperfumed”, che si dimostra il miglior brano del lotto, tra corrosioni noise, velocissime sfuriate cariche di ansia e rallentamenti ipnotici e dissonanti, il tutto su una struttura narrativa coesa e funzionale all’evoluzione del brano.
Chiude infine “Circulus Vitiosus Deus (The Infinity Ravages All)”, la canzone con la struttura più canonica – sempre per gli standard di un gruppo come gli Inferno, si intende – del disco, dalle ritmiche più lineari e un’atmosfera leggermente più rilassata, vicina a un certo black sinfonico, pur mantenendo una certa densità di fondo nel muro di chitarre e negli inserti elettronici, anche qui fortemente debitori delle intuizioni dei due capitoli a nome “Disharmonium” dei Blut Aus Nord.
Particolarmente efficace ed esaustivo anche l’artwork, fotografia precisa di quello che accade nei solchi di questi quaranta minuti, abili nel risollevare la media artistica della band, al netto di qualche momento eccessivamente ridondante che fa perdere il filo del discorso in alcuni punti, specialmente nel brano di apertura.
In definitiva, però, “The Anthropic Sophisms (On The Heights Of Despair)” è un lavoro molto curato e affascinante, che piacerà sicuramente a chi sguazza nel black metal più cervellotico e cosmico; esso restituisce la rinnovata speranza di aver ritrovato un gruppo in precedenza un po’ perso nei meandri di un cervellotico caos autoindotto.
