UNCLE ACID AND THE DEADBEATS – Incubi a mezzanotte

Pubblicato il 18/09/2026 da

Nell’odierno mercato discografico, ci sono band destinate a segnare una linea, tracciare un percorso e farsi portabandiera di un movimento o una scena, dove tutti gli altri sono irrimediabilmente costretti a seguire ed emulare i capostipiti.
Fin dai primissimi passi mossi ormai oltre quindici anni fa, è sempre stata ben chiara l’appartenenza degli Uncle Acid And The Deadbeats alla prima sponda, quella dei fuoriclasse: il loro stile cangiante e ricco di innumerevoli sfumature, la capacità di reinventare con originalità i vecchi cliché del rock anni Sessanta e Settanta, uniti ad una potenza estetica e immaginifica degna delle migliori shock rock band della storia, ha rapidamente portato la formazione inglese in vetta ad un movimento retro-rock che richiedeva a gran voce una band leader carismatica ed autoritaria che ne governasse la direzione.

Oggi, dopo un esperimento tanto ambizioso quanto pericoloso come “Nell’Ora Blu”, lo Zio Acido torna prepotentemente alla carica con “Shapes Of Midnight”, un lavoro in studio che non solo conferma le qualità intrinseche della band, ma ne esalta le caratteristiche ed i contrasti in quello che riteniamo, a tutti gli effetti, il loro miglior lascito dai tempi degli esordi.
Di questo, e di tutto quello che gira intorno all’oscuro mondo della band, abbiamo parlato con Kevin Starrs, padre/padrone per niente affamato di fama e visibilità ed artista prolifico interessato all’eterna ricerca di una dimensione musicale che rappresenti al meglio i demoni interiori che lo animano ed ispirano..

CIAO KEVIN, BENVENUTO SU METALITALIA.COM! PRIMA DI PARLARE DEL NUOVO ALBUM MI PIACEREBBE PARTIRE DA “NELL’ORA BLU”, AMBIZIOSO LAVORO DOVE AVEVI IMMAGINATO UNA COLONNA SONORA PER UN IMMAGINARIO FILM GIALLO. A DISTANZA DI QUALCHE ANNO, COME VALUTI QUEL LAVORO ADESSO? SI È TRATTATO DI UN UNICUM NELLA VOSTRA CARRIERA O PENSI DI TORNARE A QUESTO TIPO DI FORMAT IN FUTURO?
– Ciao a tutti voi, e grazie per l’intervista! Non mi sentirei di escludere niente al momento, e dico che potrei tornare nuovamente a questo tipo di progetto, tutto dipenderà da come mi sentirò al momento.
Guardando indietro, devo dire che la gestazione di “Nell’Ora Blu” è stata davvero difficile, è stato un progetto sfidante e molto diverso dal solito per tutti noi: la composizione, interagire con dei veri attori e tutti i problemi a questo legati, è stata insomma un’esperienza totalmente diversa da affrontare, ma anche molto coinvolgente, soprattutto da riproporre live, che era una cosa che non mi ero assolutamente prefigurato all’inizio.
Abbiamo portato l’album nei teatri, dove tutti erano seduti, ed anche questa è stata una novità assoluta con cui confrontarsi, così come l’utilizzo del click a tempo per far combaciare la musica, i samples ecc. Nel complesso si è trattata di un’esperienza veramente unica, e sono felice di averla intrapresa in modo da accrescere l’esperienza della band oltre il semplice lato rock.

DOPO UN LAVORO PARTICOLARE COME “NELL’ORA BLU”, QUALI ERANO LE TUE INTENZIONI QUANDO TI SEI TROVATO A SCRIVERE NUOVA MUSICA? QUALE DIREZIONE ARTISTICA HAI VOLUTO SEGUIRE DURANTE LA SCRITTURA DI “SHAPES OF MIDNIGHT”?
-Dopo questa stravaganza, avevo sicuramente l’intenzione di tornare ad un lavoro di rock più tradizionale, ed ho iniziato in realtà a buttare giù le prime idee simultaneamente alla creazione di “Nell’Ora Blu”, non sapendo ancora dove sarebbero andate a finire. È stato bello tornare a comporre utilizzando la chitarra, una cosa in cui mi trovo molto a mio agio, ma mantenendo comunque alcuni elementi tratti dal precedente lavoro: l’uso dei sintetizzatori o la presenza del sax ad esempio, che ci hanno aiutato ad espandere il sound della band facendo tesoro della lezione appresa con un lavoro particolare come “Nell’Ora Blu”.

CHE RUOLO HA AVUTO IL RESTO DELLA BAND NELLA CREAZIONE DEI NUOVI BRANI? HAI PENSATO TU ALLA SCRITTURA E ALL’ARRANGIAMENTO DELLE CANZONI O SONO STATE SVILUPPATE CON UN APPROCCIO PIÙ LIBERO JAMMANDO INSIEME AGLI ALTRI RAGAZZI IN SALA PROVE?
– Di solito, mi occupo io della scrittura dei pezzi, registrando delle demo dove suono io tutti gli strumenti e mandandole poi agli altri membri della band; ovviamente, non sono un fenomeno a suonare la batteria o il basso, quindi gli altri sono liberi di interpretare il materiale cercando di rendere al meglio quelle che erano le mie idee iniziali, sviluppandole ed aggiungendo le loro parti in maniera eccellente e rendendo le canzoni mille volte migliori rispetto all’originale.
A questo punto, ci riuniamo tutti insieme e jammiamo sul materiale fino a renderlo fluido e scorrevole abbastanza da poter essere registrato in presa diretta nello studio. In questo senso, gli arrangiamenti sono molto liberi: ci sono alcune canzoni ad esempio che non sapevo come finire, e lo abbiamo deciso tutti insieme, oppure in “I Won’t Sleep (‘Till You’re Gone) è presente un solo di sax sul finale, che in teoria dove finire in fade out. Ho invece chiesto a Rachel (Burnett, tastierista e sassofonista della band, ndr) di mandarmi altre sezioni di solo, che abbiamo poi deciso di mandare in reverse per rendere il tutto più particolare. Questa, come altre idee, sono venute fuori dal nulla durante le registrazioni e non erano state programmate dall’inizio.
Come band, abbiamo quindi rifinito il materiale ed aggiunto alcune idee extra che hanno sicuramente aggiunto elementi inattesi alle canzoni di “Shapes Of Midnight”.

PER LE REGISTRAZIONI DI “SHAPES OF MIDNIGHT” È STATA UTILIZZATA UNA STRUMENTAZIONE RIGOROSAMENTE VINTAGE, SU NASTRO ANALOGICO E CON MICROFONI UTILIZZATI ADDIRITTURA DA BEATLES E PINK FLOYD! TI VA DI DIRCI QUALCOSA IN PIÙ A RIGUARDO? COME SI È SVOLTO L’INTERO PROCESSO DI REGISTRAZIONE PRESSO I LEGGENDARI ABBEY ROAD STUDIOS?
– Esattamente, ho sempre desiderato registrare musica in quegli studi ed ho semplicemente provato a contattarli chiedendogli se fosse possibile utilizzare tutta la loro strumentazione. Mi hanno risposto di sì, invitandomi a mandare loro una lista delle attrezzature di cui avremmo avuto bisogno per il disco, ed ho quindi fatto una ricerca e scritto loro tutte quelle cose utilizzate dai The Beatles e tutte quelle band leggendarie!
Dai microfoni, passando per il banco del mixer ed i registratori a nastro, tutto è stato fondamentale per creare quel suono particolare che volevo, e non ci è voluto in realtà molto per mettere insieme tutto quanto. In regia avevamo Chris Bolster, che lavora lì da una vita e sa perfettamente come utilizzare quella strumentazione, come far suonare bene la batteria, come posizionare i microfoni al meglio ecc. Quando siamo arrivati, tutto era già settato e pronto all’uso, non abbiamo fatto altro che suonare ogni take live un paio di volte, scegliendo poi quella venuta meglio e muovendosi oltre per la parte successiva, in maniera semplice ed efficace.

IL NUOVO ALBUM MI È DAVVERO CRESCIUTO ADDOSSO, CAPACE DI RIMANERMI SUBITO IN TESTA GRAZIE ALLE SUE SOLUZIONI MUSICALI, E AL TEMPO STESSO AGGIUNGENDO NUOVI ELEMENTI PIÙ PROFONDI ASCOLTO DOPO ASCOLTO: COME RIESCI AD UNIRE NELLA TUA MUSICA UN LATO PIÙ ORECCHIABILE, QUASI POP PER CERTI VERSI, CON UNO PIÙ RICERCATO ED OCCULTO, CHE RICHIEDE MOLTI ASCOLTI PER ESSERE ASSORBITO INTERAMENTE?
– Sono felice che tu abbia colto questo elemento, che cerco di raggiungere sin dagli albori della band. L’idea è sempre stata quella di avere una divisione quasi al cinquanta per cento tra Bene e Male, con una parte oscura, heavy, fatta di riff misteriosi e liriche criptiche che si scontra con una più luminosa rappresentata dalle melodie, dalle armonie e dallo stile vocale del cantato quasi femminile per certi versi.
Ho sempre cercato di raggiungere un mix perfetto tra questi elementi opposti, un equilibrio alchemico estremamente difficile da raggiungere ma che mi spinge per questo a trovare soluzioni inusuali per essere creato.

COSA PUOI DIRCI INVECE A PROPOSITO DEI TESTI DELLE NUOVE CANZONI? COSA TI HA ISPIRATO NELLA LORO CREAZIONE?
– Un sacco di input creativi sono venuti in realtà dalle notizie dal mondo, da tutte quelle cose negative che stanno succedendo oggi là fuori: un sacco di pessime scelte, pessime persone in ruoli pericolosi che fanno cose sbagliate e crudeli.
Sinceramente, tutto questo mi fa incazzare molto, facendomi venire la voglia di prendere la chitarra e scriverne a riguardo, trasformando poi i fatti reali in storie astratte dal carattere universale. Sotto strati e strati di finzione poetica, il malessere, le ingiustizie e la malvagità sono sempre protagoniste dei miei testi, esorcizzando così tutto quello che mi turba o mi manda in bestia.
La realtà, oggi, è peggiore di qualsiasi horror movie, basta quindi guardarsi intorno per avere ispirazione, piuttosto che rifugiarsi in qualche vecchia pellicola del terrore.

OLTRE ALLA MUSICA, AVETE SEMPRE MANTENUTO UN FORTE IMPATTO VISIVO CHE HA CONTRIBUITO MOLTO A CREARE L’ESTETICA GENERALE CHE CIRCONDA LA BAND: QUANTO IMPORTANTE RITIENI QUESTO ASPETTO PER LA TUA BAND?
– Ritengo che sia un aspetto fondamentale per la band. Per me, musica ed aspetto visivo hanno sempre rappresentato una cosa sola, unita, che devono totalizzare l’interesse della gente. Il suono e l’immagine devono avere l’attenzione totale del pubblico, piuttosto che concentrarsi su di me o su gli altri membri della band.
Non ho mai voluto essere una grande rockstar, al centro dell’attenzione: non fa per me, io voglio stare nell’ombra lontano da tutto questo, ed ecco quindi che una forte componente visuale come copertine, flyers e video, insieme alla musica, distolgono l’attenzione da me come frontman e rendono più avvincente l’esperienza che si ha quando ci si approccia al mondo di Uncle Acid And The Deadbeats.

LA MUSICA DEGLI UNCLE ACID & THE DEADBEATS POSSIEDE DA SEMPRE UN ALONE OSCURO ED INQUIETO, CHE BEN SI ADATTA AD UN LIVE SHOW IN UN LOCALE AL CHIUSO DALL’ATMOSFERA INTIMA. NEGLI ULTIMI ANNI PERÒ AVETE AVUTO UN’ESPOSIZONE SEMPRE MAGGIORE, CHE VI HA PORTATO A CALCARE IL PALCO DI ENORMI FESTIVAL ALL’APERTO: QUALE DELLE DUE SITUAZIONI PREFERISCI? QUALI SONO I PREGI ED I DIFETTI DI ENTRAMBI I CONTESTI IN CUI VI CAPITA DI SUONARE?
– Domanda interessante..i grandi festival all’aperto sono buoni perché ti permettono di suonare davanti ad un sacco di gente che non sa chi tu sia e che probabilmente non ti avrebbe mai scoperto in altro modo se non con quel concerto: alcuni apprezzano quello che sentono, mentre altri rimangono disgustati da una proposta come la nostra, che non è certo sulla linea di quello che senti normalmente in una radio mainstream! Allo stesso tempo, quando siamo ospitati in festival più legati al mondo del metal tradizionale, in molti fanno fatica a comprenderci per via del nostro sound e delle nostre voci più leggere.
Tuttavia, ci piace questa dimensione, perché tutti coloro che mantengono un approccio ed una mente più aperta vengono spesso catturati dalla nostra musica, ed hanno modo così di conoscerci ed approfondire poi la nostra conoscenza. Un altro aspetto negativo è che ci troviamo spesso a suonare in orari pomeridiani, sotto la luce del sole, e diventa molto difficile creare un’atmosfera oscura in queste condizioni. Finiamo per perdere parte della nostra mistica, che si crea naturalmente invece nei club al chiuso dove è più facile avere controllo sulla resa atmosferica della band.
In definitiva, credo che sia più rappresentativo della nostra musica e della nostra estetica vederci in un locale al chiuso, magari non particolarmente grande e carico di un feeling denso ed elettrizzante che amiamo condividere con il nostro pubblico.

DA SETTEMBRE PARTIRETE PER DEI TOUR PROMOZIONALI IN INGHILTERRA, IN AMERICA E IN AUSTRALIA. SONO PREVISTE DELLE DATE EUROPEE DI SUPPORTO A “SHAPES OF MIDNIGHT”?
– Certamente, saremo in tour in Europa a partire dal mese di febbraio 2027 e anche nel mese di marzo per supportare l’uscita del nuovo album. Ad ogni modo, non presenteremo “Shapes Of Midnight” per intero ma prepareremo piuttosto una sorta di ‘best of’ set con diverse canzoni del passato e tre o quattro pezzi estratti invece dall’ultimo album in studio che abbiamo realizzato.

Artista: Uncle Acid & The Deadbeats | Fotografa: Nicolette Radoi | Data: 16 maggio 2023 | Venue: Santeria Toscana 31 | Città: Milano

COME VALUTI LA SITUAZIONE ATTUALE DEL MUSIC BUSINESS? CI SONO BAND MODERNE CHE ASCOLTI ED APPREZZI O PREFERISCI ASCOLTARE LA MUSICA DEL PASSATO?
– Credo sinceramente che ci siano alcune band moderne che sono davvero valide, intendendo per moderne tutte realtà che sono venute fuori negli ultimi dieci o quindici anni: penso ad esempio ai Graveyard, oppure ai Danava o ai Blood Ceremony, tutte band davvero molto brave ed in linea con i miei gusti. Per le date americane saremo accompagnati dai Messa, che sono italiani e che stanno facendo molto bene ultimamente. I loro album sono molto validi, ma non ho mai avuto l’occasione di godermeli live e sono molto curioso di vederli proprio nelle date che faremo insieme in America prossimamente.
Tuttavia, la musica che davvero amo e che mi appassiona è musica che viene dal passato, musica più datata che riesce ancora a trasmettermi delle forti emozioni ed ispirarmi quando compongo.

POSSIAMO CONSIDERARE LA TUA BAND COME PIONIERE E CAPOSTIPITE DI UN CERTO ‘RETRO-SOUND’ CHE CONTA OGGI MOLTE FORMAZIONI CHE HANNO SEGUITO LE VOSTRE ORME: TI RICONOSCI IN QUESTA FIGURA DI LEADER DEL SETTORE? SENTI IN UN CERTO SENSO IL PESO DI QUESTO RUOLO QUANDO TI TROVI A COMPORRE NUOVA MUSICA PER GLI UNCLE ACID?
– Capisco quello che dici, ma sinceramente cerco di non vederla mai in questi termini. Cerco il più possibile di non pensare a questo e cerco il più possibile di non avere interferenze esterne quando si tratta della mia band.
Ad esempio, non mi soffermo mai troppo su cosa vogliano i fan da noi, cercando di compiacerli con le canzoni che scrivo: credo sia una delle cose peggiori che si possa fare, scrivere musica per il gusto ed il piacere di altre persone. Quello che mi ostino a fare, è scrivere sempre canzoni che seguano il mio gusto, proprio come facevo agli esordi. All’inizio nessuno ci conosceva, e tutto quello che facevo era creare musica per il mio diletto e secondo i miei criteri, e posso dire che oggi provo a fare lo stesso senza nessun tipo di pressione esterna, facendo ciò che mi piacerebbe ascoltare e niente di più.

DOPO TUTTI QUESTI ANNI DI CARRIERA, QUALI SONO GLI STIMOLI CHE TI SPINGONO ANCORA A CREARE NUOVA MUSICA? QUALI SONO LE SFIDE CHE SENTI DI VOLER ANCORA AFFRONTARE CON GLI UNCLE ACID & THE DEADBEATS?
– Tutto quello che faccio, viene fatto per divertimento e passione, adesso come quindici anni fa. Amo scrivere musica, non cerco di raggiungere alcun tipo di successo o fama, e perseguo l’obbiettivo, artisticamente, di fare quello che voglio senza subire l’interferenza o il volere di nessuno. Apprezzo molto però i consigli ed il parere di alcuni, come ad esempio Rise Above Records, label incredibile che ci ha supportato e prodotto per moltissimi anni.
Credere e rilasciare sul mercato “Nell’Ora Blu”, ad esempio, è stato un gesto che ho apprezzato tantissimo, perché quasi nessuna etichetta avrebbe prodotto un lavoro così inusuale e l’ho interpretato come un atto di fede di assoluto valore.
È stato grandioso collaborare con loro ma una volta giunti al termine del contratto, ho preferito tornare a licenziare autonomamente la mia musica con Killer Candy Records, come agli inizi, riguadagnando la totale libertà di fare quello che vogliamo senza restrizioni, cosa che veramente poche etichette permettono di fare oggi alle band con i loro album.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.