LINKIN PARK: L’anteprima del loro film “Unshatter”

Pubblicato il 29/09/2026

A cura di Dario Cattaneo

Sette anni separano la morte di Chester Bennington dal ritorno dei Linkin Park con “From Zero”: sette anni di silenzio, cambiamenti e decisioni tutt’altro che semplici.
“Unshatter”, raccoglie in un film – nelle sale italiane dal 30 settembre al 3 ottobre – proprio questo percorso e il modo in cui Mike Shinoda e compagni hanno trovato la forza e le motivazioni per rimettere in moto una storia che sembrava essersi interrotta per sempre: il racconto di un percorso umano e artistico costruito attraverso immagini raccolte negli anni.
Lo abbiamo visto in anteprima e vi raccontiamo le nostre impressioni.

Può un concerto raccontare sette anni di vita di una band? Può davvero un concerto raccogliere sette anni di dolore, abbandono, speranza e rivalsa?
Per come Joe Hahn ha costruito questo “Unshatter” – c’è infatti proprio l’iconico musicista e dj dei LP, da sempre volentieri nella regia di videoclip e altri prodotti cinematografici, dietro la produzione dell’intero lavoro – la risposta sembrerebbe essere positiva.
Colpisce infatti la scelta di aprire il film (perché siamo davanti a qualcosa di più di un semplice documentario) proprio con l’arrivo della band all’Allianz Parque di San Paolo, il 15 novembre 2024, in occasione del concerto di presentazione di “From Zero”: vediamo i Linkin Park raggiungere lo stadio e poi salire sul palco sulle note di “Somewhere I Belong”. Il racconto si concluderà quindi con lo stesso show e con la canzone finale, “Bleed It Out”, chiudendo così un immaginario cerchio intorno a quella serata speciale e ai sette anni trascorsi dalla morte di Chester Bennington.

Nel mezzo, inframmezzate da diversi momenti di quell’importante concerto, troviamo le varie fasi di elaborazione del lutto e, se vogliamo, di guarigione, dei Linkin Park rimasti: dalla presa di coscienza del fatto che senza Chester molte cose sarebbero inevitabilmente dovute cambiare, passando per l’integrazione tutt’altro che scontata dei due nuovi nomi – la cantante Emily Armstrong e il polistrumentista Colin Brittain – fino ad arrivare ai dubbi su come la gente, quella fanbase così affezionata e fedele, avrebbe accolto cambiamenti tanto importanti.
Sette anni di purgatorio, diciamo, che per il nucleo centrale della band – Mike Shinoda, il bassista Dave ‘Phoenix’ Farrell e appunto Joe Hahn – si sono tradotti in un percorso nel quale, a conti fatti, l’aspetto più importante sembra essere stato il cammino stesso, forse ancora più dell’obiettivo finale.

Dal punto di vista realizzativo, “Unshatter” è un buon prodotto: godibile, non propriamente un film ma più coinvolgente di un normale documentario, emozionante il giusto senza per fortuna diventare melenso.
Certo, qualche lode di troppo a Emily Armstrong forse c’è, quasi che la band sentisse ancora il bisogno di convincersi di avere fatto la scelta giusta, ma l’impressione generale è quella di assistere a una serie di scene e situazioni sincere, veritiere, raccontate così come sono e quasi sempre ambientate all’interno di stanze chiuse e studi di registrazione.

E anche questo aspetto ci convince: da una parte gli ambienti familiari e raccolti nei quali viene raccontato il lungo processo di guarigione, dall’altra lo spazio aperto del palco, con il pubblico tutto intorno.
Una contrapposizione che finisce per rappresentare bene la distanza tra la privacy cercata dalla band finché non si è sentita pronta e quel rapporto con gli ascoltatori e i fan che per troppo tempo era mancato, sottolineando ulteriormente l’aspetto drammatico e, in qualche modo, straniante dell’intera vicenda.

Alla fine della visione di “Unshatter” ci rendiamo conto che, in effetti, ci troviamo davanti a una band diversa. Certo, non ci sono più Chester Bennington e Rob Bourdon, ed il chitarrista Brad Delson è diventato una figura che agisce dietro le quinte e non più sul palco.
Ma a essere cambiati sono soprattutto i tre rimasti: Hahn, Farrell e ovviamente Shinoda, che in ultima battuta si sono fatti carico di una decisione pesantissima –  stabilire, cioè, se rimettere in moto una macchina dall’inerzia enorme, che necessitava di una spinta altrettanto forte per ricominciare a girare, oppure lasciarla quiescente per un periodo potenzialmente illimitato.
“Unshatter” rimane un bel racconto sia di una storia ancora tutt’altro che conclusa, ma anche di una fase difficile, dolorsa che invece, nel bene o nel male, ha trovato finalmente la propria chiusura (e forse pace).

“Linkin Park: Unshatter” è distribuito a livello internazionale da Trafalgar Releasing. In Italia è distribuito in esclusiva da Nexo Studios in collaborazione con i media partner Virgin Radio, MYmovies, Metal Hammer e Classic Rock, Metalitalia.com, Live Nation e con Warner Music Italia.

Tutti i dettagli e le informazioni sono disponibili su unshattermovie.com.
Elenco delle sale disponibili su nexostudios.it.

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