GRAVEYARD – Fever

Pubblicato il 29/09/2026 da
voto
8.0
  • Band: GRAVEYARD (SWE)
  • Durata: 00:38:26
  • Disponibile dal: 09/10/2026
  • Etichetta:
  • Nuclear Blast
Streaming non ancora disponibile.

Fin dall’esordio omonimo del 2007, i Graveyard hanno saputo reinterpretare l’hard rock settantiano in maniera tutt’altro che univoca: l’eclettismo e la voglia di osare, pur all’interno delle (elastiche) regole del genere, non hanno mai difettato alla formazione svedese, già capace all’epoca di esporre una musica ricca di chiaroscuri, libera da paure o limiti esecutivi e di scrittura.
Gli anni successivi, e album come “Hisingen Blues” e “Lights Out”, hanno espanso la fama del gruppo che, tra bordate hard rock trascinanti, un torbido tocco blues, qualche suggestione soul e folk, si è fatto interprete di un suono tanto caldo e dal fascino vintage, quanto agganciato alla modernità, per la capacità di emozionare e suggestionare le platee senza sembrare un oggetto del passato.
Uno scioglimento-lampo nel 2016 (durato solo quattro mesi) non ne ha intaccato le sicurezze, spingendoli anche ad osare una pubblicazione dai toni complessivamente rilassati come il semplicemente intitolato “6” del 2023. Un disco – da chi scrive ulteriormente rivalutato in positivo negli anni successivi – che metteva a tacere l’irruenza e l’elettricità chitarristica, per concentrarsi su andamenti pacati ed emozioni contenute, in assonanza con alcune sfaccettature già messe efficacemente in mostra nel passato.

Per “Fever”, i Graveyard ritornano ad essere una compagine hard rock a tutti gli effetti, accantonando buona parte delle digressioni acustiche e delle morbidezze dell’album appena precedente, dosandole giusto qua e là, come del resto fatto in tutte le loro uscite.
Un tambureggiare sornione, di impronta squisitamente zeppeliana, va subito a caratterizzare la pastosa opener “Back From The Grave”, per affermare la riconnessione con la propria ruggente anima hard rock dal tocco blues: un brano corposo, dalle linee di basso bene in evidenza, in aperto dialogo con impennate chitarristiche stracolme di feeling, di passionalità, a una voce graffiante ed enfatica come questo genere richiede. Il manuale del vintage hard rock, reinterpretato senza sorprese, se vogliamo: ma va bene così, non è questa musica dalla quale attendersi le rivoluzioni. In “Fever” i Graveyard sono, semplicemente, i Graveyard. Con tutto il loro bagaglio di conoscenze e connessioni con i tanti anfratti del rock più datato.

L’animo da crooner dall’occhietto triste è ciò che li ha sempre messi sotto una luce particolare, ed ecco allora una piccola gemma in tal senso, posizionata alla terza traccia, con il ciondolare di chitarre crespe e assordanti di “A Better Cut (Not To Self)”.
Riff rombanti, effettistica d’altri tempi, melodie che si aggrovigliano e urlano tutta la loro veemenza e classe, i Graveyard fanno erompere le chitarre tramite fitti dialoghi, in un incessante moto dell’anima che dà un tocco magico alle note.
A brani più energici e scattanti se ne intervallano altri dalle cadenze più groovy, strascicati e contagiosi per ritmi tanto semplici quanto irresistibili. Impossibile non muovere il piede a tempo durante “A Means To An End”, che va a crescere di intensità, sovraccaricarsi di rumore ed elettricità, fino a sfociare in un assolo dal sapore trionfale. Dando libero sfogo alla propria anima soul, onnipresente nella loro proposta, i Graveyard arrivano con l’altrettanto vibrante “Don’t Shoot”, ossessiva nel refrain, puntellata di tante piccole invenzioni chitarristiche, capaci di infondere carattere e qualcosa di speciale anche ai momenti apparentemente più banali.

Sarà anche solo rock’n’roll, immutabile e granitico nelle sue certezze dogmatiche, eppure una canzone diretta, affilata e vorticosa come “Room Tempered” non può che colpire nel segno, folgorarci e farci sognare. Infine, “Dead Note”, dove poter allargare le influenze, rispolverare in pieno quelle voglie da cantastorie così ben messe in circolo durante “6”, rivestirle di un’energia più affine al grosso della propria discografia.
Quel che ne esce, manco a dirlo, è un altro pezzo raffinato, rifinito nei dettagli ma verace, intenso e pieno di vitalità. Un’ottima produzione, potente, bilanciata, in linea con lo spirito della band senza risultare datata, permette a ogni ingrediente sonoro di ottenere il suo spazio e far apprezzare tutto quello che i Graveyard volevano comunicarci.
Con “Fever” i Graveyard rimangono perfettamente in linea con il meglio della loro produzione, confermandosi una delle migliori – e più longeve, a questo punto – compagini hard rock contemporanee.

 

TRACKLIST

  1. Back From The Grave
  2. Tongue Tied
  3. A Better Cut (Note To Self)
  4. Year Of The Horse
  5. A Means To An End
  6. Time To Tell
  7. Don’t Shoot!
  8. Room Tempered
  9. Dead Note
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