Per tutti gli appassionati creciuti con il culto per la scena black metal italiana sviluppatasi a partire dai primissimi anni Novanta, la pubblicazione di un nuovo album a nome Opera IX rappresenta un autentico evento, ancor più vista la cadenza con cui la storica black metal band piemontese ha centellinato la propria presenza sul mercato negli ultimi tempi.
Alla band, come sempre guidata dal mastermind Ossian, ci sono voluti, infatti, ben otto anni per dare alle stampe il successore del ben accolto “The Gospel”. Il nuovo lavoro, intitolato “Veneficium”, ha visto i nostri riappropriarsi di molte suggestioni riconducibili ai loro primi, leggendari album, a partire da un concept che coniuga magismo naturalistico, paganesimo e rimandi alla figura femminile inserita nei summenzionati contesti.
Abbiamo raggiunto proprio Ossian per farci spiegare nel dettaglio ogni aspetto del nuovo album e per farci raccontare tutto ciò che si muove nel mondo degli Opera IX. A lui la parola.
BENVENUTO, SU METALITALIA.COM, E COMPLIMENTI PER IL NUOVO ALBUM, “VENEFICIUM”. CI SONO VOLUTI BEN OTTO ANNI PER POTER STRINGERE FRA LE MANI UN NUOVO ALBUM DI INEDITI, DOPO L’OTTIMO “THE GOSPEL” DEL 2018: PUOI ILLUSTRARCI LA GENESI DI QUESTO NUOVO LAVORO, E QUALI SONO STATE LE RAGIONI DI UN’ATTESA COSÌ LUNGA?
– L’idea dell’album è nata insieme al mio libro dall’omonimo titolo pubblicato lo scorso anno; un libro sul mondo delle piante venefiche, quelle erbe che nei secoli hanno suscitato timore e venerazione, spesso associate alla figura della strega, del druido, dell’avvelenatore, ma anche del guaritore.
Il testo si articola in capitoli che affrontano la storia dell’avvelenamento, l’uso delle piante nella stregoneria e nei rituali, l’approccio druidico al mondo vegetale e la simbologia astrologica dei tre pianeti venefici (Saturno, Venere e Mercurio) con le rispettive piante di potere.
Il cuore dell’opera è un grimorio moderno: un ricettario esoterico ed erboristico che accosta l’uso rituale e magico delle piante alla loro farmacologia e tossicologia, rievocando lo spirito degli antichi manoscritti magici, in cui scienza, superstizione e spiritualità convivevano senza contraddizione. Insieme a questo libro ho iniziato a pensare anche ad una sorta di colonna sonora e quindi un anno dopo esatto è nato “Veneficium” degli Opera IX.
“VENEFICIUM” È UN CONCEPT CHE MESCOLA ARTI OSCURE E VELENI, NEL QUALE LA FIGURA FEMMINILE RIVESTE UN RUOLO PREDOMINANTE. QUESTA COMMISTIONE FRA NATURA, MAGIA E MONDO FEMMINILE NON È CERTO NUOVA, PER CHI HA FAMILIARITÀ COL MONDO DEGLI OPERA IX: QUALE MOLLA TI HA SPINTO ALLA REALIZZAZIONE DI UN CONCEPT COSÌ SPECIFICO, IN QUESTA OCCASIONE? QUALI SONO, A TUO AVVISO, GLI ASPETTI PIÙ IMPORTANTI DI QUESTO EXSCURSUS, E QUALI GLI SPUNTI DI RIFLESSIONE CHE VORRESTI RIMANESSERO PIÙ IMPRESSI NELLA MENTE DELL’ASCOLTATORE?
– Credo di aver risposto in parte a questa domanda nella risposta precedente; aggiungo che con il ritorno alle origini ripreso con “The Gospel” attraverso l’insediamento -dopo ben quattordici anni- di una voce femminile nella band, ho voluto riportare la vera essenza della band nella sua forma più pura, quella della stregoneria.
La strega è anche uomo ma, fondamentalmente, mitologicamente e anche nel folklore dell’immaginario collettivo è soprattutto donna. C’è anche un po’ di politica al suo interno, nel momento in cui si sottolinea l’emancipazione e la ribellione della donna stessa che, attraverso l’arte dell’avvelenamento, si difendeva dai soprusi del maschio padrone e dittatore.
Quello che più mi ha affascinato è la ricerca del perché le donne usassero l’unguento sabbatico per alterare la propria percezione nelle cerimonie stregoniche. Non credo al semplice ‘sballo’ ludico; credo ci sia una risposta più profonda e misterica, e questo alimenta ancora oggi la mia ricerca.
A LIVELLO STILISTICO, IL NUOVO ALBUM, ANCOR PIÙ DI “THE GOSPEL”, SEMBRA VOLER RIPESCARE ALCUNE PECULIARITÀ DEI VOSTRI PRIMI LAVORI , A PARTIRE DALLA CORPOSITÀ E DALLA CENTRALITÀ DEL RIFFING BLACK/DEATH CHE NE CARATTERIZZANO L’ANDAMENTO, SENZA DIMENTICARE UN COMPARTO TASTIERISTICO/ATMOSFERICO DAI CONNOTATI LEGGERMENTE PIÙ ‘OLD SCHOOL’ RISPETTO AL RECENTE PASSATO, RILEGGENDOLE PERÒ ALLA LUCE DELLA VOSTRA ORMAI QUASI QUARANTENNALE ESPERIENZA: SI TRATTA DI UNA CONSIDERAZIONE CONDIVISIBILE, A TUO AVVISO, O PENSI CHE VI SIANO ALTRE CHIAVI DI LETTURA PER L’HUMUS SONORO CHE CARATTERIZZA QUESTA OPERA? IN CHE MODO PENSI CHE QUESTO ALBUM POSSA ARRICCHIRE LA PALETTE SONORA DEGLI OPERA IX?
– Credo di darti ragione riguardo al contributo del nostro tastierista Velum; lui è sempre stato, fin da giovane età, un fan della band e quando è entrato ufficialmente in formazione ha riportato in auge le vecchie sonorità.
Il resto è un’alchimia di ciò che la band è oggi, ma ti assicuro che tutto è nato in modo molto spontaneo e naturale, senza nessun tipo di pianificazione a tavolino, fatta eccezione per il concept.
COME IN OGNI CONCEPT CHE SI RISPETTI, ANCOR DI PIÙ QUANDO SI PARLA DI UNA BAND COME GLI OPERA IX, I TESTI DI RIVESTONO UN RUOLO MOLTO IMPORTANTE NEL QUADRO COMPLESSIVO DELL’OPERA: TI VA DI APPROFONDIRE PER NOI, NEI LIMITI DEL POSSIBILE, QUELLI CHE SONO, A TUO GIUDIZIO, LE LIRICHE PIÙ CENTRALI RIGUARDO ALLO SVILUPPO CONCETTUALE DI “VENEFICIUM”?
– I testi sono stati curati interamente dalla nostra cantante Dipsas, che certamente ha utilizzato come spunto e base di partenza il mio libro. Citando l’intro “Gratidia” e la traccia “Sagana”, l’album si connette direttamente alle streghe descritte da Orazio nelle “Satire” e negli “Epodi”.
Canidia (il cui vero nome secondo la tradizione era Gratidia) e la sua complice Sagana sono archetipi di fattucchiere legate alla terra, ai veleni e alla luna.
“Veia”: altra figura oraziana, una strega spietata coinvolta in rituali di sepoltura e sacrifici per creare potentissimi filtri d’amore.
“Vocatio Mortuorum”: l’evocazione dei morti. I testi richiamano i rituali notturni in cui si interpellano le ombre dei defunti per ottenerne favori o preveggenza.
“Defixiones”: le defixiones erano le antiche tavolette di piombo su cui venivano incise maledizioni e formule magiche, poi sotterrate o gettate nei pozzi per consacrare la vittima alle divinità infere come Ecate o Maponos. Il testo ripercorre la rabbia e la solennità di questo legame magico.
“Saturni Arcanum”: un’esplorazione dei misteri legati a Saturno, divinità del tempo, della malinconia e dell’agricoltura profonda (e occulta), inteso come custode di segreti ancestrali e cosmici.
“Hortus Sagae”: letteralmente ‘Il giardino della strega’. È il luogo liminale dove crescono le erbe magiche, le piante velenose e allucinogene necessarie per il veneficium.
“Asphodelios”: richiamo ai prati di asfodelo dell’Oltretomba greco-romano, il luogo in cui risiedono le anime che non appartengono né al Tartaro né ai Campi Elisi, simbolo di transizione, oblio e grigiore eterno.
“Saltatio Corvi”: la danza del corvo, animale psicopompo (che accompagna le anime) e simbolo di divinazione e presagio, che unisce la terra al mondo spirituale.
DALLA PUBBLICAZIONE DI “ANPHISBENA”, AVVENUTA NEL 2004, QUESTO È SOLO IL TERZO ALBUM DI INEDITI (CUI VANNO AGGIUNTI L’OPERAZIONE “BACK TO SEPULCRO”, CONTENENTE BRANI RIREGISTRATI PIÙ DUE INEDITI, E L’EP DI COVER “SAMONIOS”), PER GLI OPERA IX.
LE RAGIONI DI QUESTA RAREFAZIONE NELLE PUBBLICAZIONI VA RICERCATA NEL DESIDERIO DI USCIRE SUL MERCATO SOLO QUANDO SENTITE DI AVERE DAVVERO QUALCOSA DI IMPORTANTE DA DIRE, O CI SONO ALTRE MOTIVAZIONI? PENSI CHE IN FUTURO CI POTREBBE ESSERE UN’INVERSIONE DI TENDENZA, IN TAL SENSO?
– No, assolutamente nessuna inversione di tendenza. La pubblicazione di “Back to Sepulcro” è servito più che altro a consolidare la nuova formazione, mentre “Samonios” ha concretizzato il desidero recondito di tutta la band di far uscire un lavoro completamente dedicato ai brani musicali maggiormente connessi alle atmosfere di fine ottobre (Halloween /Samonios); insomma, non ci dispiacerebbe che qualcuno passasse alcune serate ottobrine con le nostre cover.
Riguardo al resto del discorso, non si può forzare l’ispirazione ed è giusto per noi mettere in musica quello che sentiamo realmente, anche perché per noi non si tratta solo di musica ma anche di forte connessione ritualistica esoterica.
FIN DA “THE CALL OF THE WOOD”, IL LEGAME FRA GLI OPERA IX E LA FILOSOFIA E LE PRATICHE MAGISTICHE ED ESOTERICHE È SEMPRE PARSO FRA I PIÙ INSCINDIBILI E SINCERI DELL’INTERA SCENA ESTREMA. IN CHE MODO QUESTO CONNUBIO SI È EVOLUTO, NEGLI ANNI? COSA, DELLA SCINTILLA PRIMORDIALE DEGLI OPERA IX, SI È CONSERVATO FINO AI GIORNI NOSTRI, E COSA INVECE SI È AGGIUNTO O EVOLUTO, IN QUESTO SENSO? IL PERCORSO MUSICALE SI È SVILUPPATO UNITAMENTE A QUELLO CONCETTUALE, O I DUE MONDI HANNO VISSUTO TRAIETTORIE PARALLELE MA DISTINTE?
– Inizialmente, nei primi anni della band, c’era un forte richiamo alla dimensione stregonesca e neo-pagana, magari un po’ acerbo, vista anche la grande difficoltà nel reperire materiale serio su cui studiare e fare pratica. L’evoluzione è stata – e parlo per me – immergermi completamente nell’attivismo neo-pagano europeo scegliendo la tradizione del neo-druidico ed approfondendo il folklore della stregoneria italiana.
Ho conosciuto e collaborato con diversi esoteristi e streghe che hanno fatto la storia del movimento neo-pagano mondiale e tutta questa esperienza l’ho riversata nella musica degli Opera IX. Vivo gestendo la mia bottega esoterica, scrivo libri, articoli e costruisco diversi gioielli sempre connessi al mondo magico. Con questa premessa intendo dire che, fondamentalmente, il mondo esoterico e la magia fanno parte del mio quotidiano, e sono in costante evoluzione.
“VENEFICIUM”, DA NOI INSERITO NEL NOVERO DEGLI HOT ALBUM, È CONTRADDISTINTO DA UNA QUALITÀ MEDIA DEI BRANI DECISAMENTE ALTA, TANTO DA AVER RESO ABBASTANZA COMPLICATO, IN SEDE DI RECENSIONE, SCEGLIERE QUALI EPISODI CITARE COME MIGLIORI A DISCAPITO DEGLI ALTRI. LA NOSTRA SCELTA È RICADUTA SU BRANI QUALI “SATURNI ARCANUM”, “SALTATIO CORVI”, “VENEFICIUM” E “DEFIXIONES”: È UNA SCELTA CHE TI SENTI DI CONDIVIDERE? VI SONO, ALL’INTERNO DELL’ALBUM, DEI BRANI CHE, A TUO GIUDIZIO, RIVESTONO UNA PARTICOLARE IMPORTANZA, TANTO PER L’OPERA IN SE QUANTO PER IL PERCORSO GENERALE DEL PROGETTO? SE SI, QUALI E PER QUALI SPECIFICHE PECULIARITÀ?
– Personalmente amo molto “Saltatio Corvi” e “Defixiones”, ma è sempre difficile scegliere tra i propri ‘figli’, per non generare ‘figliastri’.
LA PRESENZA IN SCALETTA DI UN BRANO LEGGENDARIO COME “BLACK SABBATH” LASCIA TRASPARIRE UN LEGAME MOLTO FORTE DEGLI OPERA IX CON I GRANDI CLASSICI DELLA MUSICA OSCURA, ANCHE AL DI FUORI DEL GENERE ESTREMO. QUAL È, AD OGGI, IL TUO LEGAME CON LA TRADIZIONE MUSICALE LEGATA AL MONDO DELL’OCCULTO E DELL’ESOTERISMO? È CAMBIATO QUALCOSA, NEL TUO APPROCCIO AD ESSA, O QUESTO MODO DI INTENDERE L’ARTE È ANCORA IN GRADO DI SUSCITARE IN TE LA STESSA MAGIA DEI PRIMI APPROCCI?
– Innanzitutto, si è trattato di un omaggio alla scomparsa di Ozzy; e poi, quel brano in particolare ha accompagnato la mia infanzia. Ricordo ancora quando, all’età di cinque anni, un amico di mio padre in Germania, ogni volta che andavamo a trovarlo, metteva sul giradischi quel pezzo per cercare di spaventarmi; ma io ne rimasi affascinato e creavo spettri e strane figure nella mia testa. Non lo dimenticherò mai.
Adoro Black Widow, Coven, Comus, Traffic ed altri che hanno portato in musica sia atmosfere che testi connesse al mondo esoterico e pagano. Personalmente quello che cerco nella musica è proprio l’estasi per poter andare ‘oltre’ e viaggiare nelle dimensioni liminali, il resto mi interessa poco.
GLI OPERA IX, FONDATI NEL LONTANO 1988. HANNO VISSUTO LA NASCITA E L’EVOLUZIONE DELLA SCENA ESTREMA ITALIANA DA UN PUNTO DI VISTA ASSOLUTAMENTE UNICO E PRIVILEGIATO. QUALI SONO STATI, A TUO AVVISO, I PUNTI DI FORZA (SE VE NE SONO) CHE AVREBBERO POTUTO RENDERLA UNA SCENA UNICA AL MONDO, E QUALI I MOTIVI PER CUI LA STESSA NON È MAI RIUSCITA AD OTTENERE UN ADEGUATO RICONOSCIMENTO INTERNAZIONALE, SE NON A LIVELLO DI PURO CULTO? CI SONO DELLE REALTÀ, PRESENTI O PASSATE, ALLE QUALI TI SENTI LEGATO DA RISPETTO E AMICIZIA, O CHE HAI APPREZZATO O APPREZZI PARTICOLARMENTE ?
– Quello che è mancato è stato un forte background che potesse trasformare una realtà amatoriale in qualche cosa di professionale; soprattutto il supporto nazionale. Cercare di farlo oggi non serve, ormai è tardi. Gli Opera IX non hanno mai partecipato ai grandi festival nostrani, e questo dovrebbe far pensare.
È mancata, e manca ancora oggi, la così detta ‘scena’, caratterizzata non solo dalle band, ma anche da radio, giornali, locali, festival e promoters (veri e non improvvisati). Una band emergente che viene ben supportata nel proprio paese ha molta più facilità ad essere esportata all’estero; noi lo abbiamo fatto, ma con molta fatica e con il tempo. L’attuale etichetta degli Opera IX è norvegese, non italiana; loro hanno creduto in noi, mentre qui in Italia facciamo fatica a confermare dei live show decenti. Di amici ne abbiamo tanti, e tutti della così detta vecchia scena primi anni ’90.
LA TUA ATTIVITÀ ALL’INTERNO DEL MONDO MAGICO, PAGANO ED ESOTERICO SI ESTENDE DA TEMPO ANCHE AL DI FUORI DEGLI OPERA IX, SIA COME DIVULGATORE, SIA COME ORGANIZZATORE DI EVENTI, COME IL CELEBRE BELTANE PAGAN FESTIVAL; UN’ATTIVITÀ CHE SI È SPESSO SCONTRATA CON UNA VISONE ANCORA DECISAMENTE BIGOTTA E PROIBIZIONISTA DA PARTE DELLA SOCIETÀ E DELLE ISTITUZIONI ITALIANE, NONOSTANTE LA DIFFUSA TOLLERANZA DI FACCIATA.
PENSI CHE NEL MONDO MODERNO CI SIA ANCORA POSTO PER DETERMINATE FILOSOFIE NON ALLINEATE ALLO STATUS QUO SOCIALE E SPIRITUALE, O PENSI CHE QUESTA CONVIVENZA SIA DESTINATA A RIMANERE COSTANTEMENTE CONFLITTUALE?
– Bisogna insistere, comunicare e confrontarsi. La cosa più importante è non dire o supportare sciocchezze ed ignoranza. Spesso si ricorre al sensazionalismo per poter strappare qualche sguardo in più, ma è decisamente contornato da inesattezze ed io preferisco confrontarmi con cognizione di causa.
Gli scontri ci saranno sempre, è inevitabile quando si tocca la sfera politica e l’interesse di alcune istituzioni che gestiscono la fede e le anime. Non parliamo poi del denaro; con esso, diventano tutti demoni.
QUALI SONO I PIANI PER LA PROMOZIONE DI “VENEFICIUM” DAL PUNTI DI VISTA DELLE ESIBIZIONI LIVE? AVETE IN PROGRAMMA TOUR IL PIÙ POSSIBILE CORPOSI, O SIETE PIÙ ORIENTATI ALLA PROPOSIZIONE DI POCHE DATE SCELTE CON CURA?
– Al momento abbiamo una data confermata ad Istanbul e poi, a novembre, faremo un bel tour in America latina tra Brasile, Colombia, Equador, Cile e Messico. Per il 2027 stiamo valutando anche alcune date in Europa. Preferiamo poche ma buone.
PICCOLA CHIOSA AUTOCELEBRATIVA DALLA QUALE OGNI MODESTIA È BANDITA; LASCIA UN MESSAGGIO AI NOSTRI LETTORI: QUALI SONO, A TUO AVVISO, I PUNTI DI FORZA DI “VENEFICIUM”, E PERCHÈ UN ASCOLTATORE CHE ANCORA NON VI CONOSCESSE DOVREBBE SCEGLIERE DI APPROFONDIRLO? QUALE APPORTO POTREBBE DARE QUESTO ALBUM ALLA SCENA OCCULT BLACK METAL, NOSTRANA E NON? C’È, SEMPRE A TUO AVVISO, UN VUOTO CHE QUESTO ALBUM POTREBBE COLMARE?
– “Veneficium” è un album diretto, genuino al 100% e consacra quello che effettivamente sono oggi gli Opera IX: una band che si ispira al passato, ma tutto rimescolato con una visione moderna del black metal. Non c’è più nulla di transitivo, ma tutto è ben codificato, “Veneficium” è un puro compendio rituale intriso di misticismo, che deve essere ascoltato a fondo per poter comprendere i segreti ed i misteri della stregoneria e l’arte delle nostre tradizioni italiche.
E’ l’essenza della stregoneria messa in musica; non è semplice musica horror, ma qualche cosa di ben più profondo.

