EUROPE – Come This Madness

Pubblicato il 25/09/2026 da
voto
7.5
  • Band: EUROPE
  • Durata: 00:41:24
  • Disponibile dal: 25/09/2026
  • Etichetta:
  • Silver Lining

“Come This Madness” è il nuovo album – il dodicesimo – degli Europe, e segue di ben nove anni il precedente “Walk The Earth”: una distanza di per sé abbastanza rilevante, considerando che dalla reunion del 2003 non erano mai trascorsi più di tre anni tra un’uscita e la successiva.
Uno iato così lungo non può non far pensare a quello, ancora più consistente, che separò “Prisoners In Paradise” da “Start From The Dark”: tredici anni che lasciarono in eredità un taglio netto rispetto al periodo precedente. Meno rock da grandi folle e grandi arene, meno zuccherosità generale; più vigore, invece, e una rinnovata dedizione all’hard rock delle origini – Deep Purple e Rainbow su tutti – che avrebbe finito per rappresentare la cifra stilistica dominante soprattutto negli ultimi album della band.

A questo punto la domanda viene quasi spontanea: questi nove anni hanno lasciato una cicatrice profonda quanto quella del lungo silenzio degli anni ’90 e dei primi Duemila?
Rispondere non è forse così semplice come potrebbe sembrare: una certa continuità stilistica con gli ultimi lavori indubbiamente c’è; eppure, ascoltando ripetutamente il disco in fase di recensione, emergono alcuni elementi più o meno evidenti che raccontano comunque di un parziale cambio di direzione, o quantomeno di una piccola virata capace di farci intravedere nello specchietto retrovisore qualche scorcio del passato più celebre della band.
Non si tratta di avere composto un’altra “Carrie”, di avere trovato un nuovo riff alla “The Final Countdown” o di essere tornati ad abbracciare una produzione e un sound che ormai non appartengono più agli Europe. Si tratta piuttosto di sensazioni, quasi di un nostalgico recupero non tanto del suono di un tempo, quanto dell’attitudine di un tempo.

Prendiamo ad esempio il trittico iniziale, in parte già conosciuto grazie ai singoli pubblicati nei mesi precedenti. “One On One” è certamente un pezzo hard rock coerente con quanto ascoltato nei lavori più recenti, ma contiene qualcosa che richiama la levigatezza degli Anni ’80: le tastiere di Mic Michaeli si affiancano al grasso riff di John Norum, lo stemperano e concedono maggiore respiro alla canzone, conducendola rapidamente verso un ritornello rotondo, cantabile, immediatamente memorizzabile.
Una formula utilizzata in passato in alcune delle canzoni più famose degli Europe e che qui si innesta con naturalezza sul sound decisamente più robusto dell’era post-reunion.
La successiva “The Cult Of Ignorance” gioca ancora di più con questo approccio: dopo un’introduzione quasi spaziale – anche questa capace di evocare suggestioni di altri tempi – il riff portante è volutamente semplice e memorizzabile, abilmente doppiato dalle tastiere, che contemporaneamente ne stemperano la durezza e ne ampliano il suono. Anche qui la strofa è breve, quasi funzionale al raggiungimento di un ritornello che si stampa facilmente in testa e nel quale Michaeli torna a ricoprire un ruolo fondamentale.
Persino la bella title-track, pur abbandonando in parte queste soluzioni così dirette in favore di un approccio maggiormente riflessivo, conserva una certa dose di istrionismo e soprattutto quell’ariosità che, arrivati a questo punto dell’ascolto, sembra rappresentare uno degli elementi distintivi del disco.

La continuità con album dal sound più pesante come “War Of Kings” rimane comunque evidente, soprattutto in episodi vigorosi quali “In A Different World” e “The Devil’s Back”, con la prima impreziosita da un assolo particolarmente ispirato di Norum. A prevalere, tuttavia, sembra essere quasi sempre una sensazione di maggiore apertura che negli ultimi lavori si avvertiva meno: la ritroviamo nella melodica e levigata “The Angels Must Have Flown”, così come nella conclusiva “Nothing Can Follow This”, capace di alternare improvvise sferzate elettriche a linee vocali melodiche e vagamente malinconiche.
In questo senso, anche la voce di Joey Tempest racconta bene il rapporto tra passato e presente che attraversa il disco: il suo timbro è inevitabilmente cambiato rispetto agli anni ’80, ha perso qualcosa in pulizia e soprattutto nella facilità con cui un tempo raggiungeva le note più alte, guadagnando però profondità e una sfumatura più vissuta che ben si adatta al sound odierno degli Europe. La voce degli anni centrali della carriera rimane probabilmente inimitabile, ma anche con queste caratteristiche Tempest riesce a imporsi come protagonista in quasi tutti i brani, sfruttando esperienza e interpretazione là dove un tempo poteva affidarsi maggiormente alla pura brillantezza vocale.
E la cosa forse più interessante è proprio constatare come questi elementi apparentemente nostalgici e rivolti al passato riescano a convivere senza forzature con scelte – tanto produttive quanto relative agli ospiti, tra i quali Mikael Åkerfeldt degli Opeth e Tobias Forge dei Ghost, impegnati ai cori nel singolo “Scandinavian Eyes” – saldamente ancorate al presente.

La classe, la capacità compositiva e la maestria esecutiva – soprattutto di Michaeli e Norum – ci sono, ma crediamo che nessuno ne dubitasse: non erano certo questi gli elementi mancati agli Europe negli ultimi lavori.
Ciò che abbiamo particolarmente apprezzato di “Come This Madness” è invece il recupero di alcuni accorgimenti di un tempo, di quella capacità di costruire un suono ampio ma levigato e, soprattutto, di arrivare alla melodia senza necessariamente sacrificare il vigore conquistato nella seconda parte della loro carriera.
Non sappiamo se “Come This Madness” diventerà uno dei vostri album preferiti degli Europe, né se finirà per sorpassare nelle vostre preferenze le ultime uscite della band. Sappiamo però che era da parecchio tempo che un disco di Tempest e soci non ci appariva così immediato e fruibile.
E forse è proprio questa la piccola sorpresa lasciata in eredità dai nove anni di silenzio: gli Europe non sono tornati indietro, ma sembrano essersi ricordati di qualcosa che, lungo la strada, avevano progressivamente lasciato in secondo piano.

TRACKLIST

  1. One on One
  2. The Cult of Ignorance
  3. Come This Madness
  4. This Time of Year
  5. In a Different World
  6. Scandinavian Eyes
  7. Takin’ It Back
  8. In the Absence of Grace
  9. The Angels Must Have Flown
  10. The Devil’s Back
  11. Nothing Can Follow This
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