Nati a Bordeaux nel 2005, i Gorod si sono sempre distinti all’interno della pretenziosa scena progressive death metal per la ricerca di un suono personale e per la capacità di affrontare tematiche complesse. Quello dei francesi è un percorso segnato dalla voglia di sperimentare, all’insegna di una caratura tecnica superiore e di uno spirito libero: raramente in questi vent’anni di carriera l’ispirazione è venuta a mancare, producendo album del livello di “Leading Vision” e “A Perfect Absolution”.
Il nuovo disco “The Ember Gone”, arrivato a fine agosto, è un altro passo in questa direzione: prendendo spunto dalle catastrofi ambientali, i transalpini hanno scritto una manciata di pezzi che, come non mai, scandagliano il lato più progressivo della loro musica, andando ad approfondire le sonorità esplorate alcuni anni orsono con l’EP “Transcendence”.
In attesa di vederli sul palco del Metalitalia Festival il 27 settembre, ne parliamo con il cantante Julien ‘Nutz’ Deyres, visibilmente soddisfatto della nuova musica appena pubblicata.
CIAO JULIEN, BENVENUTO SULLE PAGINE DI METALITALIA. COME STAI?
– Bene, grazie!
SO CHE L’AREA DI BORDEAUX, NELLA QUALE VIVETE, E’ STATA COLPITA DA FORTI INCENDI QUALCHE SETTIMANA FA…
– Sì, purtroppo. Siamo molto vicini al punto in cui gli incendi sono scoppiati. Al momento la situazione è stabile ma abbiamo dovuto cancellare uno show al Panic Fest la scorsa settimana, a causa di questa catastrofe. Vedremo in futuro…
I TESTI DEL VOSTRO ULTIMO ALBUM “THE EMBER GONE”, PER UNA DRAMMATICA COINCIDENZA, SEMBRANO PROPRIO LEGATI AD UN TEMA DI DERIVE ECOLOGICHE E CATASTROFI NATURALI…
– Esattamente, non si tratta di una profezia ma abbiamo composto questi pezzi che si sono trasformati in realtà, sfortunatamente per noi. Non ci saremmo mai aspettati che sarebbe accaduto così presto… Si può dire che siamo veramente sul pezzo (ride, ndr).
ANDIAMO NELLO SPECIFICO: DI COSA PARLA IL CONCEPT CHE LEGA I PEZZI DELL’ALBUM?
– Lasciami fare una premessa: prima di me c’era un altro cantante e, con lui, gli argomenti trattati erano vicini alla fantascienza e allo sci-fi, cose tipo Asimov. Quando mi sono unito ai Gorod, abbiamo iniziato a parlare maggiormente di storia e per l’ultimo album mi è stato richiesto di concentrarmi su qualcosa che fosse più vicino alla nostra vita quotidiana, qualcosa di molto diretto.
Non molto tempo fa c’è stato il grande incendio di Los Angeles e tutti erano ovviamente preoccupati, sai, Hollywood era in fiamme: sembrava fosse la fine del mondo ed in effetti stava succedendo veramente qualcosa di enorme. Così mi sono buttato a capofitto in questo concept, sentivo che questa era che stiamo vivendo è quella in cui tutto ciò sta avvenendo e, se non era abbastanza realistico, ora ci siamo dentro!
MOLTI STANNO DESCRIVENDO “THE EMBER GONE” COME UN RITORNO ALLE SONORITA’ DI “TRANSCENDENCE”. COSA NE PENSI? E’ QUALCOSA CHE AVEVATE PROGRAMMATO OPPURE IL DISCO E’ SEMPLICEMENTE USCITO COSI’?
– In realtà ciò è successo poiché, quando abbiamo iniziato a lavorare su “The Ember Gone”, abbiamo messo mano a materiale che era più vecchio del nostro disco precedente. Alcune di queste canzoni erano state abbozzate prima del periodo del Covid e avevano un taglio molto progressive, forse erano state scritte proprio per un EP che fosse progressive. Poi abbiamo pubblicato “The Orb” e questi pezzi sono rimasti nel cassetto, così ci siamo chiesti: “Perché non comporre un album totalmente progressive?“.
Quindi sicuramente c’è una connessione tra “Transcendence”, il nostro EP progressive, e “The Ember Gone”, il nostro album progressive. Di fronte alla possibilità di registrare un disco intero di questo tipo, abbiamo provato a spingere al limite la sperimentazione.
COME E’ AVVENUTO IL PROCESSO DI SCRITTURA? E’ STATO DIFFICOLTOSO OPPURE AVETE TROVATO L’ISPIRAZIONE GIUSTA FIN DAL PRINCIPIO?
– C’è voluto molto tempo, soprattutto perché, come ti ho detto, alcune canzoni erano molto vecchie ma volevamo assolutamente recuperarle.
Abbiamo dovuto ritornare sui pezzi del passato e quando lavori su composizioni datate è tutto più rischioso, è come mettere in pratica vecchie ricette con ingredienti nuovi. Per esempio ho provato alcune cose sulla voce, è stato complicato e dopo due giorni abbiamo deciso di rifare tutto.
Il pezzo “Forgiveness”, il nostro primo singolo estratto dall’album, era stato composto molto tempo fa ma non era mai stato portato a termine. Ho iniziato a registrare un paio di linee vocali che sono rimaste lì per mesi, poi ci sono voluti altri mesi per portarle a compimento.
E’ stato un lavoro lungo e faticoso, alcuni canzoni ci sono uscite al primo colpo e poi abbiamo sudato per comporre uno o due minuti di altri brani. Ad un certo punto ci siamo dovuti fermare e dire: “Ok, va bene così, non ha senso andare oltre“.
HAI MENZIONATO “FORGIVENESS”, CHE NELLA NOSTRA RECENSIONE ABBIAMO DESCRITTO COME UNA DELLE CANZONI PIU’ RAPPRESENTATIVE DI QUESTO DISCO. CE NE PUOI PARLARE?
– Devo premettere che Mathieu è il compositore principale dei Gorod e lavora allo stesso modo dal primo disco: scrive ritmi di batteria e improvvisa riff di chitarra, poi spedisce il suo lavoro a tutti noi del gruppo per aggiungere basso e voce.
Per “Forgiveness” è accaduto qualcosa di differente: Mathieu ha scritto il pezzo per chitarra a doppio manico ed è per questo motivo che si può osservarlo nel videoclip suonare questo strumento. E’ una chitarra che si è costruito da solo, perché voleva utilizzarla in questo brano.
La prima versione di “Forgiveness” era addirittura più lunga, poi abbiamo tagliato un minuto circa per renderla più efficiente. L’incubo per me è stato trovare la voce pulita più adatta: ci sono già voci pulite in altri pezzi dei Gorod del passato e non volevamo distanziarci troppo da quello stile; per trovare la soluzione abbiamo impiegato molto tempo, anche più del solito, perché, nonostante il processo fosse simile, avevamo molte più informazioni da cui partire, in quanto questa canzone è molto lunga.
DI COSA PARLA?
– Un po’ come per tutto l’album , i testi nascono da una discussione tra di noi.
Oltre che avere un gruppo, noi cinque siamo amici e passiamo molto tempo insieme, al di là delle prove e dei concerti. Immagina una sorta di uscita in cui iniziamo a parlare tra di noi delle notizie che si leggono sui giornali, in questo caso quelle riguardanti incendi o problemi legati all’ecologia, e commentare tutto ciò con foga e trasporto. Il nostro pensiero si è poi spostato sull’avere figli in questo mondo e su ciò che potrà accadere loro nel futuro, tra politici che stanno distruggendo interi paesi, salari che calano, guerre ovunque e tutto intorno a noi che sta bruciando.
Qualcuno dice che sia meglio non avere figli, perché siamo troppo individualistici e la razza umana fa schifo, qualcun altro invece pensa che si possa fare del proprio meglio per garantire loro un avvenire, allo scopo di avere una nuova generazione migliore della nostra.
Tutto qui, un dialogo tra padri e potenziali padri mentre il mondo intorno sta andando in rovina.
QUINDI POSSIAMO AFFERMARE CHE DIETRO A QUESTO ALBUM CI SIANO FORTI MOTIVAZIONI?
– Sì, decisamente. Ha a che fare con la realtà. Di solito siamo più connessi con argomenti spirituali, come arte e storia. “The Ember Gone” è meno intellettuale e più fisico. E’ una discussione fra amici che si arrabbiano ma rimangono felici, mentre celebrano la fine del mondo (ride, ndr).
AVETE DETTO CHE QUESTO E’ L’ALBUM PIU’ DISTINTIVO DELLA VOSTRA DISCOGRAFIA…
– Sicuramente lo è dal punto di vista dei testi, ma anche musicalmente, perché Mathieu ha studiato molti ritmi africani per questo disco. Di solito siamo più orientati verso parti jazz, ma questa volta ci siamo spostati su questa tipologia di groove, strani e complicati, tentando di conciliarli con il progressive death metal.
Abbiamo cercato nuove vie per creare ritmi primari e trovare soluzioni che non fossero necessariamente legate alla musica estrema, pur rimanendo molto tecnici nell’esecuzione. Si tratta comunque di pezzi molto difficili da eseguire.
IN EFFETTI E’ EVIDENTE COME, DA UNA PARTE, CI SIA MOLTA MUSICA LONTANA DAL METAL ESTREMO IN QUESTO ALBUM, MI VENGONO IN MENTE LE SEZIONI FUSION DI “CRIMSON”, E DALL’ALTRA CI SIANO CHIARI RIFERIMENTI A BAND STORICHE DEL GENERE QUALI CYNIC O ATHEIST…
– Mathieu, il nostro compositore principale, viene da quel tipo di musica. Oltre a Cynic e Atheist aggiungerei Coroner, che sono una band fondamentale per i Gorod.
Nella nostra musica ci sarà sempre questa componente jazz che contraddistingue il nostro modo di scrivere i pezzi e, in questo caso, ci sono legami con il rock psichedelico degli anni ’70, come i King Crimson, i Led Zeppelin e i gruppi di quell’era e quella scena. Inoltre, alcuni dei suoi chitarristi preferiti sono Jason Becker e Al Di Meola, musica etnica ed al contempo molto tecnica.
Se ascolti Cynic e Atheist, queste sono band death metal con influenze jazz e in “The Ember Gone” abbiamo usato queste sonorità più che in passato. E’ un po’ meno technical death metal, abbiamo lasciato da parte qualche blast beat e ci siamo focalizzati sul groove, suonando sempre pezzi intricati anche se ci sono chorus, strofe e strutture più semplici rispetto al solito. Ma, alla fine, se fai un’analisi dei tempi che teniamo, ti renderai conto che si tratta di canzoni tecniche e complesse.
QUELLA DI COMPORRE ALBUM SEMPRE DIVERSI E’ UNA DELLE VOSTRE CARATTERISTICHE. NON TEMETE DI RISULTARE IN QUALCHE MODO TROPPO SPIAZZANTI?
– In realtà, per quest’album ero abbastanza preoccupato (ride, ndr).
E’ un rischio che dobbiamo correre, ne discutiamo spesso tra di noi, non vogliamo rimanere chiusi nella nostra nicchia. Mathieu, come tutti noi, non vuole scrivere due album che siano esattamente uguali, ogni volta vuole aggiungere qualcosa di nuovo e di fresco, magari possiamo semplicemente risultare più brutali o più sperimentali, ma mai ripeterci, sarebbe la nostra morte.
In questo processo, abbiamo pensato fosse una buona idea suonare più progressive, magari anche più semplici all’ascolto, con una musica più ariosa; ne abbiamo discusso, soprattutto del rischio di perdere dei fan, qualcuno avrebbe potuto pensare che i Gorod fossero finiti perché in questo disco ci sono meno blast-beat e molte più voci pulite. Abbiamo considerato questa possibilità mentre scrivevamo questi pezzi, ma siamo andati avanti comunque, anche se sono meno estremi non penso di aver tradito noi stessi.
ANCHE SENZA CONSIDERARE I PRIMI ANNI COME GORGASM, AVETE ORMAI VENT’ANNI DI CARRIERA ALLE SPALLE. HAI MAI PENSATO CHE SARESTE ARRIVATI COSI’ LONTANO?
– Questo era il mio proposito quando sono entrato nella band, perché ho cercato di fare della musica la mia attività principale. E’ una passione, vuoi portarla avanti ma non sai mai cosa potrà succedere. Certamente, al punto in cui siamo arrivati siamo molto felici: non ci saremmo mai aspettati di arrivare fin qui. Certo, lo volevamo, ma ciò non significava che sarebbe accaduto per forza.
Se pensiamo agli inizi, wow, è stato un percorso veramente lungo! In principio eravamo una band locale, suonavamo per gli amici e al massimo guidavamo per un’ora per arrivare al luogo del concerto, soprattutto nei fine settimana, mentre ora facciamo tour negli Stati Uniti e in tutto il mondo. E’ difficile immaginare che tutto ciò succeda, all’inizio è come il sogno di un bambino che si realizza.
Molte band pubblicano un disco e subito fanno il botto, mentre per noi è stato un processo più lungo, una crescita quasi costante, ma è comunque una soddisfazione enorme e ci auguriamo che “The Ember Gone” sia un ulteriore passo avanti, con concerti e festival più grandi, condizioni migliori e la possibilità di fare spettacoli di alta qualità, con luci e extra sul palco, tutti aspetti per cui servono soldi.
C’E’ STATO UN MOMENTO CHE, IN RETROSPETTIVA, VEDI COME PUNTO DI SVOLTA DELLA VOSTRA CARRIERA?
– Penso che il punto di svolta sia stato la pubblicazione di “A Perfect Absolution”. Ci ha permesso di esibirci con gli Obscura, gli Spawn Of Possession ed altre band che rappresentavano il top della scena ed abbiamo raggiunto finalmente un pubblico più vasto, abbiamo iniziato a fare tour internazionali.
“A Perfect Absolution” è stato il salto in avanti più lungo, poi la situazione è rimasta stabile fino a “Æthra” e “The Orb”, che ci hanno fatto fare un altro piccolo balzo.
Con il nuovo album speriamo di fare un ulteriore miglioramento fino al punto a cui miriamo arrivare: essere una band professionale che si occupi solo di musica. Quando sei in un gruppo minore devi avere mille ‘talenti’ ed occuparti di molti aspetti che non sono musicali e questo è un limite.
HAI DEI RIMPIANTI?
– Non esattamente dei rimpianti, perché abbiamo sempre fatto ciò che era nelle nostre possibilità, ma sicuramente alcune delusioni: per esempio ricordo un tour negli Stati Uniti con Cryptopsy e Nile a cui non abbiamo potuto partecipare perché molti di noi avevano altri impegni.
Personalmente questo è il più grosso rammarico che mi possa venire in mente.
QUALE PENSI SIA LO STATO DEL TECHNICAL DEATH METAL AL MOMENTO, CON BAND EMERGENTI QUALI RIVERS OF NIHIL PER ESEMPIO. CI SONO GRUPPI CHE TI PIACCIONO IN MODO PARTICOLARE?
– Sono un fan degli Psycroptic, hanno fatto sempre ottimi album e amo “Divine Council”. Ma mi rendo conto che sono ormai una band in giro da molto tempo, “Isle Of Disenchantment” risale al 2001, sono ormai venticinque anni fa!
Penso che la scena tecnhical death metal vera e propria non sia molto forte al momento e molti dei musicisti più dotati si siano dati al deathcore. In passato formazioni come Veil Of Maya o Born Of Osiris avevano un’impronta hardcore ma suonavano in modo molto tecnico, ora musicisti di questo tipo sono in band deathcore. Ho un amico che suona in un gruppo molto estremo, i Disembodied Tyrant: suonano deathcore ma il chitarrista ha caratteristiche tech death, penso sia uno dei pochi rimasti.
Alla fine penso che le band che suonano technical death metal puro siano poche al momento, mi vengono in mente Obscura, Allegaeon, i soliti nomi… La scena deathcore sta pescando a piene mani dalla nostra scena.
ULTIMA DOMANDA: SUONERETE AL NOSTRO FESTIVAL, IL METALITALIA, A FINE SETTEMBRE. COSA VI ASPETTATE E COSA DOVREMMO ASPETTARCI?
– Siamo molto differenti dalle altre band technical death metal: siamo qui per fare festa, non per far vedere quanto siamo bravi a suonare e lo spettacolo è proprio il momento in cui vogliamo divertirci con i nostri fan.
Se volete venirci a vedere, prendetevela con calma e arrivate con un sorriso. Vogliamo ovviamente fare il concerto migliore possibile ma non siamo il gruppo che si prende eccessivamente sul serio. Siamo francesi, Francia e Italia hanno molto da condividere, per esempio qualche ricetta (risate, ndr).
OK, GRAZIE PER L’INTERVISTA. CI VEDIAMO A SETTEMBRE…
– Sarà l’ultima data del tour e, vedrete, sarà una festa!

