7.0
- Band: INSOMNIUM
- Durata: 00:53:56
- Disponibile dal: 16/10/2026
- Etichetta:
- Century Media Records
Da quasi trent’anni gli Insomnium interpretano il melodic death metal con uno stile riconoscibile, fatto di atmosfere cupe e malinconiche, con strutture progressive ad inglobare passaggi acustici, parti melodiche e tastiere in pieno contrasto con la furia del metal estremo.
Pur avendo creato un suono peculiare, i finlandesi sono stati in grado negli anni di arricchirlo con nuovi elementi musicali, che possono essere individuati in derive doom, black metal, gothic o folk, oppure tematici, come l’estroso concept di “Anno 1696” (penultima uscita, datata 2023), mantenendo sempre alto il livello compositivo grazie ad una sensibilità superiore alla media.
Con “Netherworlds” gli Insomnium arrivano al traguardo del decimo album continuando sul percorso ormai tracciato e, d’altronde, non c’è alcuna ragione di attendersi stravolgimenti a questo punto della carriera di una band che ha contribuito ad inventare questo genere.
A livello di atmosfere, questi brani si collocano in prossimità dei dischi realizzati dalla band nella seconda metà degli anni ’10 e vanno a recuperare i toni freddi e malinconici di un “Shadows Of The Dying Sun”.
La tipica alternanza tra pesantezza e fragilità è preservata dall’operato del bassista/cantante Niilo Sevänen e del chitarrista Ville Friman, con il caratteristico lavoro combinato di growl e voci pulite, mentre la novità è l’inserimento di Tomy Laisto al posto del defezionario Jani Liimatainen a perfezionare gli intricati intrecci tra le chitarre, marchio di fabbrica dei finnici.
Tutti i tratti distintivi sono quindi al loro posto, ma si può intravedere qualche spiraglio di novità innanzitutto in alcuni momenti più ariosi e dal gusto marcatamente gothic metal, probabile eredità dell’esperienza del chitarrista Markus Vanhala e del produttore del disco Miiro Varjus con i Cemetery Skyline: essi risultano evidenti in due dei brani più riusciti, ossia “Arch Of The Sky” – una riflessione sulla visione della vita della popolazione indigena dei Sami – e “The Hour Grows Late”, che vede la partecipazione dei tre Amorphis Tomi Joutsen, Tomi Koivusaari e Santeri Kallio (anche quest’ultimo coinvolto nel progetto Cemetery Skyline).
L’operato delle sei corde è encomiabile in episodi quali “Pathways Of The Night” e “The Banished”, che in quanto a riff si rifanno chiaramente alla scuola svedese di Dark Tranquillity e At The Gates, pur in un contesto mitigato da intermezzi melodici, a dar vita a quei chiaroscuri nei quali gli Insomnium sono maestri.
C’è spazio anche per la prima cover nella carriera di Niilo Sevänen e compagnia, e la scelta ricade su un pezzo non banale, “The Cold Song” del compositore inglese del periodo barocco Henry Purcell che, resa con un piglio moderno e con enfasi cinematografica, ben si adatta allo stile dei nordici, mentre la chiusura, affidata a “Journey’s End”, tra strumenti acustici ed archi, è allo stesso tempo magnificente e consolante, una sorta di ritorno alla quiete carico di emotività.
“Netherworlds” è un’opera che non si scosta di molto dalla produzione precedente degli Insomnium, se non per l’intensificazione di una componente gothic che era comunque già presente in passato; gli stessi musicisti ne parlano come di un disco che va incontro agli ascoltatori dei loro classici.
L’impressione è che l’ispirazione da cui è nato “Anno 1696” fosse più forte ma, a fronte del buon risultato, appare solida la scelta di non modificare in modo significativo una formula stabile e riconoscibile.
