04/08/2026 - OUTBURST FESTIVAL 2026 @ Magnolia - Segrate (MI)

Pubblicato il 11/08/2026 da
Si avvicina la fine dell’abbuffata di concerti estiva del 2026, così con il termometro totalmente fuori controllo cominciano a diradarsi gli eventi. L’Outburst Festival vuol essere un evento di richiamo per il pubblico hardcore e metalcore: in cima al cartellone ci sono i losangelini The Ghost Inside, nome di spicco della seconda ondata di metalcore melodico americano, insieme alle leggende dell’hardcore Terror, sempre da L.A., e ad una formazione esordiente ed in forte crescita come i Lastelle, band britannica post-hardcore che si sta facendo velocemente un nome.
Come apripista, sin dal pomeriggio, si sono alternate sul palco piccolo diverse validissime realtà del panorama italiano: abbiamo apprezzato DEAD//FALL, Defamed, Never Obey Again e Summer Hailstorm come opening band di diversi concerti della scena ultimamente, ma per motivi di lavoro, come tanti altri, abbiamo potuto raggiungere la venue solo intorno alle 19:00, quando era ormai ora di passare al palco principale.
La cornice del Magnolia estivo, sperimentata tra l’altro durante lo Slam Dunk Festival di qualche settimana prima, si conferma perfetta per ampie zone d’ombra, cibo e drink di qualità, nonché l’apprezzatissima acqua gratuita, semplicemente fondamentale quando si staziona incessantemente sopra i 30°. Parlando di numeri sfortunatamente, anche stasera, i biglietti staccati saranno meno di quanto potessimo aspettarci per degli headliner capaci di radunare centinaia di persone giusto oltreconfine.
C’è una tromba appoggiata accanto alle spie del palco grande, che ha incuriosito tutti quelli che passavano di lì appena entrati nell’arena. Lo strumento verrà suonato dal bassista dei LASTELLE Fred Whatmore, che col loro post-hardcore super melodico ed emotivo si apprestano ad esibirsi davanti a un pubblico perlopiù all’oscuro della proposta della band di Oxford (il che è tutto un programma).
Vestiti di nero ed eleganti, con la tracolla corta e la chitarra sul petto, i Lastelle spingono fortissimo sull’emotività con un cantato molto acuto. Nei primi brani si sentono solo voci e basi, con una resa abbastanza tragicomica, successivamente il mix si aggiusta ed i brani degli EP “Exist” volume I e II vengono eseguiti in tutto il loro alternarsi tra raffinatezza ed impeto, compresi i passaggi più sofisticati e particolari (con la tromba, appunto).
Il frontman Adam Rigozzi scende anche dal palco per movimentare la situazione, ma anche chi resta davanti al palco li considera abbastanza fuori target, tanto che sul finale i britannici si congedano prendendola con filosofia: “un ultimo brano e poi vi facciamo ascoltare il metalcore”.
Dalla zona ristoro, dove ci siamo goduti una delle pizze del Magnolia, si vede il bassista dei TERROR Chris Linkovich saltare la corda per scaldare i muscoli, nonostante l’afa.
Il cambio mentalità è evidente, non c’è più spazio per camicie, raffinatezze e melodia: i difensori della fede (hardcore) stanno per abbattersi sul pubblico italiano, come sempre in maniera più fisica possibile. Fetta in bocca e sparecchiare in fretta: dopo “Step Down” dei Sick Of It All e la leggendaria hit gangsta rap “Still D.R.E.” Scott Vogel prende il palco e il pubblico si anima, prendendosi con le classiche manifestazioni fisiche – mosh, circle pit, two-step – gran parte dell’area fronte palco. Le transenne sono molto lontane dal palco principale, e Vogel lo nota, ma come sempre la prende con filosofia, incitando i presenti a muoversi comunque e a fare stage diving, così da lì a poco gli addetti alla sicurezza iniziano ad avere un bel da fare.
È la terza estate in tre anni che i Terror suonano al Magnolia, e stavolta la setlist è più corposa del solito, con quindici brani che pescano dal nuovo “Still Suffer” (“Destruction of My Soul”, “Fear the Panic” e la title track) e la solita passerella di inni, cantati a squarciagola con gran coinvolgimento. Sul finale la band chiama sul palco Carolina Bertelegni dei Never Obey Again, che hanno suonato nel pomeriggio, per una versione collaborativa di “Keep Your Mouth Shut”. Terzo tiro, terzo strike: come ci si aspettava, i Terror non deludono.
Il palco resta sobrio durante il cambio, e la pausa è lunga abbastanza da permettere a tutti di reidratarsi, anche se la presa dell’afa non molla un secondo. I THE GHOST INSIDE non hanno bisogno di effetti speciali, la loro formula tra hardcore e metalcore è rodata, pulita e precisa al millimetro.
La storia dei TGI è quella del trionfo dopo la tragedia, perché l’incidente del 2015 li ha messi in ginocchio ma non li ha fermati, andando a stringere enormemente attraverso la propria resilienza il legame col loro pubblico. Guardandoli suonare non si può quasi credere che il batterista Andrew Tkaczyk abbia subito, allora, l’amputazione della gamba destra, o che il chitarrista Zach Johnson abbia perso tre dita del piede e il frontman Jonathan Vigil abbia subito lesioni tali da dover subire multipli interventi chirurgici.
Senza piangersi addosso, la formazione californiana si mangia il palco con una fermezza e una sicurezza rare, confidente nelle molteplici hit in repertorio. C’è ancora molto spazio per “Searching for Solace” del 2024 in scaletta, seguito a ruota dagli estratti di “Dear Youth”, “Get What You Give” e “The Ghost Inside”.
Guardandoli, si ha l’impressione di una band molto unita ed in sintonia, capace di comunicare facilmente col suo pubblico costruendo una scaletta senza punti deboli. Forse il ritornello di “Engine 45” è l’unico vero earworm che i TGI hanno partorito, ma è chiaro che il loro successo si basa su onestà, sobrietà e concretezza – basi al minimo, niente luci, niente effetti speciali – tutti forti punti di contatto con la scena hardcore a livello attitudinale, separandoli dall’ ‘esercito dei cloni’ che a volte pare essere la scena del metalcore melodico.
Nonostante le temperature proibitive, il pubblico del Magnolia ha risposto con un’energia e un supporto pari a quello dei Terror. Il fronte palco si è trasformato in un circle pit perenne, intervallato da frequenti ondate di stage diving, e l’attenzione sugli headliner è stata costante e piena di entusiasmo. Forse dalle nostre parti non raccoglieranno mai le grandi folle che riescono a radunare nell’Europa continentale, ma la connessione con il pubblico italiano è ancora molto forte, e stasera l’abbiamo sperimentato tutti.

 

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