27/07/2026 - SAVATAGE @ Anfiteatro degli Scavi di Pompei - Napoli

Pubblicato il 01/08/2026 da

Dopo la storica data degli Opeth e dei Blood Incantation, tocca ai Savatage tingere di una tonalità metallica l’Anfiteatro degli Scavi di Pompei, una location leggendaria che negli ultimi anni è stata valorizzata tantissimo, diventando un punto di riferimento per la musica live in Italia.
Per i fan dei Savatage, poi, questa data acquisisce un valore ancora più alto, essendo l’unica data del Prelude To Madness Tour ad avvalersi della presenza di un’orchestra, che affiancherà la band americana per tutta l’esibizione, in una cornice unica. Non stupisce, quindi, vedere l’anfiteatro invaso non solo da metallari italiani, ma anche da una nutritissima schiera di appassionati provenienti da ogni parte del mondo per godersi un concerto irripetibile.

Il sole ha ormai ceduto il passo all’imbrunire quando finalmente sul palco dell’anfiteatro fa il suo ingresso l’orchestra diretta dal maestro Vincenzo Sorrentino. L’apertura è affidata alla sola orchestra, che esegue “Overture” prima di dare il via al concerto vero e proprio con un accenno a “Morphine Child” e “Dead Winter Dead”. I SAVATAGE appaiono fin da subito carichissimi, con una resa sonora eccellente e, soprattutto, un’energia che ci sembra pari se non superiore a quella percepita nella data milanese che aveva segnato il loro ritorno in Italia.

Eravamo tutti ovviamente curiosi su come l’orchestra avrebbe inciso sulla scelta della scaletta, e da questo punto di vista i nostri hanno optato saggiamente per una via di mezzo. Da una parte, infatti, sono state valorizzate le canzoni della seconda parte della loro carriera, con brani come “The Wake Of Magellan”, “This Is The Time”, o una stratosferica versione di “Chance”, che sembra essere stata scritta appositamente per una performance come questa; dall’altra la band non è minimamente scesa a compromessi, dando fuoco alle polveri con il repertorio più metallico, da “Sirens” a “Lights Out”, recuperando anche un brano meno celebrato (ma splendido) come “Unusual”.

È chiaro che in questi brani diventa molto più difficile gestire il bilanciamento tra parti heavy metal e orchestra, con le prime che per forza di cose finiscono per essere un po’ soverchianti. Dove sono state davvero valorizzate, invece, è stata nella sezione strumentale, che ha visto prima l’orchestra accompagnare il solo Johnny Lee Middleton al basso in una breve rilettura dell’adagio di Albinoni, per poi dare spazio alle chitarre soliste con “The Storm” e “Christmas Eve”, composizione quasi surreale nella canicola della notte pompeiana di fine luglio, ma che resta sempre un momento magico.
Non meno emozionanti sono state “Handful Of Rain”, con la parte introduttiva arricchita dall’orchestra, e soprattutto “Not What You See”, vestita di un elegante abito sinfonico e interpretata dal solo Zak Stevens, senza la band.

Il cantante, tra l’altro, ci è parso in forma smagliante ed è riuscito a rendere giustizia tanto al materiale pensato per la sua voce, quanto alle canzoni di Jon Oliva, con splendide interpretazioni di “Tonight He Grins Again” e “Gutter Ballet”. Non da meno il resto della band, con la sezione ritmica perfetta nel dettare il tempo e nell’intesa con il maestro Sorrentino, e le chitarre di Al Pitrelli e Chris Caffery sempre pronte a duellare in un continuo scambio di assoli e riff: più istintivo e virtuoso il primo, disciplinato e rispettoso il secondo, soprattutto quando si trova a eseguire le partiture che furono di Criss Oliva.

Naturalmente, non possiamo chiudere questo racconto senza citare un ultimo commovente capitolo. Jon Oliva, come sappiamo, non è ancora in grado di partecipare ai concerti per via delle sue condizioni di salute precarie, e in tutte le date la band ricorda il suo legame con il Mountain King suonando “Believe” con un filmato di Jon al pianoforte che canta l’introduzione. A Pompei non ci sono ledwall, ma la band sceglie comunque di evocare Jon con un oggetto simbolico, un microfono con l’asta avviluppata da rose rosse, che resta lì, illuminata da un fascio di luce bianca, l’esibizione di un fantasma tra le rovine, la cui presenza rimane potentissima pur senza essere reale.

La serata, quindi, si conclude con due bordate come “Power Of The Night” e, naturalmente, “Hall Of The Mountain King”, che suggella un concerto semplicemente monumentale, di quelli capaci di entrare nella storia del metal in Italia.
D’altra parte ci sembra che finalmente nel nostro Paese si stia iniziando a capire come la musica e il pubblico metal abbiano la dignità e le capacità di occupare anche spazi di rilievo nel tessuto culturale della musica dal vivo, e una serata come questa, o quella degli Opeth, arricchisce i presenti ma soprattutto apre le porte verso scenari sempre più interessanti anche in una nazione tendenzialmente poco aperta verso la nostra musica.
Una serata indimenticabile che se, come anticipato, troverà anche una sua pubblicazione in formato discografico, non può che renderci orgogliosi, perché nel cuore e nella storia dei Savatage ci sarà per sempre un pezzo di Italia.

Setlist:
Overture
Morphine Child (Instrumental intro only)
Dead Winter Dead
Jesus Saves
The Wake of Magellan
Miles Away
Sirens
Another Way
This Is the Time (1990)
Unusual
Chance
Adagio in G Minor
The Storm
Christmas Eve (Sarajevo 12/24)
Not What You See
Handful of Rain
Lights Out
Tonight He Grins Again
The Hourglass
Believe
Gutter Ballet
Edge of Thorns

Temptation Revelation
Power of the Night
Hall of the Mountain King

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